
Interessante percorso quello offerto dal birrificio toscano Brùton. Le birre degustate sono state la Bianca chiara ad alta fermentazione prodotta con l’aggiunta di cereali non maltati, quali il farro della Garfagnana e frumento. Questa birra ha anche recentemente vinto il primo premio per le bianche italiane. Caratterizzata da una fresca acidità accentuata dalla speziatura di coriandolo e buccia d’arancia.
La Brùton è una chiara, opalescente, 5,5% di alcol birra beverina. Lilith trae ispirazione dalle classiche Ale Americane, questa birra di colore ambrato carico e dal luppolo incisivo ha una gradazione di 5,5%. Al naso emergono le note agrumate e resinose tipiche del luppolo Cascade. In bocca è un trionfo di caramello, con un netto finale amarognolo. È seguita la stoner, un’alta fermentazione corposa con 7,5 %, nonostante la gradazione rimane fresca ma strutturata ed emergono le note di arancia e caramello che sono stati utilizzati per arricchirla. La birra successiva è stata la Momus, ambrata ispirata alle birre d’Abbazia belghe,prodotta con l’aggiunta di miele Millefiori, 7,5%.
La Dieci è una scura ad alta fermentazione. All’olfatto presenta forti sapori di di malto e crosta di formaggio ed in bocca la grande complessità ed un calore alcolico la rendono ideale in abbinamento con carni lavorate e ricche come stracotti o più semplicemente da meditazione. Ma quello che mi ha colpito nell’assaggio di queste birre, che possono piacere o meno, è la chiarissima impronta, come se tutte, nonostante le tipologie e fermentazioni avessero un sentore comune, una marchio di fabbrica che si percepisce netto in tutte le tipologie. Che sia l’acqua o la mano del mastro birraio non mi era mai capitato prima di trovarlo così netto e l’entusiasmo del proprietario e del mastro birraio sono contagiosi.
Signori e signori, iniziamo la settimana con “La Birra”. Tutto in maiuscolo perché, seppur i gusti ed i giudizi siano sempre e giustamente personali, quella di cui vorrei parlarvi oggi è - direi a giusta ragione - considerata la miglior birra del mondo. Sto parlando della birra Westvleteren, una trappista prodotta dal 1839 dai padri dell’abbazia di Saint Sixtus, nell’omonimo paese ad occidente occidentale delle Fiandre, in Belgio.
Ho avuto modo di degustare questa birra in un Laboratorio del Salone del Gusto con l’introduzione del massimo esperto di Trappiste, Jef Van den Steen, e vi assicuro che mi ha lasciata positivamente sorpresa, tanto da concordare con chi (il sito Ratebeer) la definisce la miglior birra del mondo nella sua versione 12.
Le Westvleteren sono le più scure, le più dolci e le più maltate delle birre trappista, con sentori di luppolo da far perdere la testa ai beerlover. La 12 in particolare, che ho degustato dopo una 8 ed una 6, è una birra da meditazione di color ambra scuro, doppio malto con rifermentazione in bottiglia, schiuma compatta e cremosa, un aroma meraviglioso di frutta e caramellato per una gradazione di 11,2%, riconoscibile nell’imbottigliamento (rigorosamente senza etichetta) dal “tappo giallo” che riporta il simbolo dell’abbazia.
Continua a leggere: Westvleteren, la miglior birra del mondo

Si è concluso lunedì scorso il salone della birra artigianale e di qualità la manifestazione fieristica dedicata alla birra artigianale dove i protagonisti sono sia i birrifici artigianali (Italiani che esteri) che i visitatori.
Erano presenti circa 300 tipi diversi di birre e non solo, sono stati organizzati laboratori di degustazione, abbinamento con i cibi e giochi (Carrom). All’ingresso della fiera era possibile acquistare il bicchiere di vetro da degustazione con il porta bicchiere serigrafato e cambiare gli euro in fiches, la moneta del salone (con una fiches si poteva riempire il bicchiere fino alla tacca da 0,10 cl., con due fino a quella da 0,25 cl).
Continua a leggere: Reportage del Salone della Birra Artigianale e di Qualità
Lo xantumolo è contento nel luppolo, la pianta le cui infiorescenze femminili vengono utilizzate comunemente nella produzione della birra per conferirle il tipico sapore amaro. La scoperta e l’utilizzo del luppolo nella birrificazione la si deve a Suor Hilgedard von Bingen (1098-1179), botanica dell’Abbazia di St. Rupert in Germania.
Da recenti studi condotti dall’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova e resi pubblici sulla rivista internazionale Cancer, risulta che lo xantumolo possiede proprietà antileucemiche sorprendenti già a basse dosi. Oltre alla birra, altri alimenti che possono realmene diminuire il rischio di tumore sono: il tè verde, il curry, il vino, il selenio e la soia.
Precisiamo però che birra e vino contengono una bassa concentrazione di questa sostanza antiossidante e chemioprotettiva e che si tratta comunque di bevande alcoliche che devono essere consumate con moderazione.
Fonte | beverfood.com

Visto che gli amici di travelblog.it hanno parlato dell’Abbazia di Notre-Dame de Scourmont in Belgio, mi sembra doveroso spendere due parole sulla birra prodotta dai monaci appartenendi all’Ordine dei Cisterciensi della Stretta Osservanza, ovvero i Monaci Trappisti.
I monasteri nel mondo sono poco meno di 200, ma solo otto di questi producono birra, e per la precisione sei sono in Belgio (Chimay, Orval, Westvleteren, Rochefort, Westmalle e Achel), uno in Olanda (Koningshoeven) ed uno in Germania (Mariawald). Solo queste otto birrerie sono autorizzate ad apporre sull’etichetta il logo di Autentico Prodotto Trappista (Authentic Trappist Product) che indica l’osservanza di una serie di regole stabilite dall’Associazione Internazionale dei Trappisti.
Sono tre le birre Chimay, classificate dal colore del tappo della bottiglia (rosso, bianco e blu) secondo le differenti caratteristiche, tutte e tre rifermentate in bottiglia e non pastorizzate (questo significa che molto probabilmente sul fondo della bottiglia saranno presenti dei residui di lievito, simbolo di un prodotto artigianale).
Tra poco è Natale ed i microbirrifici artigianali si ingegnano per offrire belle confezioni regalo per fare gustare dell’ottima birra, ma anche per lasciare un piccolo ricordino dell’evento.
Quest’anno, il microbirrificio Baladin, in collaborazione con la FIAT, ha realizato una confezione veramente originale intitolata Super Baladin, composta da una bottiglia di Super Baladin 500 ed un modellino originale della nuova Fiat 500 con loghi del birrificio (scala 1:43). La confezione è in edizione limitata.
La Super è la prima birra ad essere imbottigliata dal Baladin, nel 1997, ha ottenuto la sua consacrazione internazionale nel 2000, al GBBF (Great British Beer Festival). Oggi è l’indiscussa bestseller del birrificio piozzese ed è molto quotata anche tra gli appassionati degli Stati Uniti. Trae ispirazione dalle bière d’abbaye ed è caratterizzata dal grande equilibrio tra complessità e facilità di beva. I toni sono caldi, fruttati, floreali, con evidente retrogusto di mardorle e nocciola; la Super non è comunque mai stucchevole. Anche se si fa bere da sola, è un delitto non provarla con carni rosse, formaggi stagionati o paste secche.
Alc 8% lt 0,75 servire a 12-14C°
Colore: Ambrato
Descrizione tratta dal sito ufficiale
Ringraziamo Lelio Bottero per le immagini che chi ha gentilmente concesso di utilizzare per la galleria della Super 500.
Il mondo si divide senz’altro in estimatori irriducibili del vino e amanti viscerali della birra. Sebbene io mi riconosca in pieno nella prima categoria, mi trovo piuttosto d’accordo con quanto comunicato dall’Assobirra (l’associazione degli industriali della birra): sale il consumo della bevanda a base di luppolo & co. del 3% nel 2006, tanto da attestarsi a una quota pro-capite pari a 30.3 litri l’anno.
“Birra regina dei pasti fuori casa, in un testa a testa con il vino”, dichiara l’associazione, sottolineando l’ingresso nelle statistiche ufficiali di pils, rosse e a doppio malto accanto alle tradizionali bionde.
I fan più sfegatati pare siano gli abitanti del Lazio, seguito da Lombardia, Piemonte e Veneto, tutte regioni in cui è sempre più frequente trovare nei locali la carte delle birre. La ragione sembra essere la maggiore versatilità di questa bevanda che sorpassa il vino soprattutto nei giorni feriali e a pranzo, dato il suo minore tasso alcolico.
Ultima curiosità: cresce il consumo in particolare tra le donne fra i 35 e i 44 anni.
La curiosità più interessante di questa pianta riguarda l’etimologia del nome, dal latino lupulus, diminutivo di lupus (lupo).
La pianta era considerata così pericolosa per alcuni alberi da essere paragonata a un lupo. Plinio chiamava il luppolo “lupo dei salici”, dopo aver notato come esso si arrampicava su questi alberi, prosciugandoli della loro linfa e facendoli seccare in breve tempo.
Fino al IX secolo il luppolo non era ancora utilizzato come ingrediente conservante e aromatizzante della birra ma era diffuso come erba medicinale, soprattutto per le sue proprietà lassative. In alcuni paesi si pensava addirittura che conciliasse il sonno e veniva usato come imbottitura per i cuscini!
Senza dubbio lo preferiamo ora come additivo naturale di una rinfrescante lager…
La foto è tratta dal sito: www.nutrirsibene.eu