
Il 25 aprile 1945 l’Italia veniva finalmente liberata dal Fascismo, in buona parte grazie all’ausilio delle forze alleate. È un giorno di festa grande, quello che ricorda la Liberazione, un’occasione per riflettere e celebrare valori come il patriottismo e la libertà… anche a tavola!
E per farlo, come sempre vi veniamo in aiuto noi con alcune proposte gustose che soddisferanno anche i palati più esigenti: quelli dei vostri bambini, che magari, stuzzicati dalla curiosità di quello che inforchettano, potranno imparare anche un po’ di storia d’Italia.
E qual è il modo migliore per esprimere l’orgoglio (e di questi tempi ce ne vuole) di essere italiani, fedeli alla propria nazione? Ovviamente rendendo omaggio al tricolore… anche nelle sue declinazioni più, diciamo, prosaiche. Tralasciando una volta tanto la pasta, che tutti riteniamo italica, ma tale, almeno all’origine, non è, vi proponiamo un bel risotto di sicuro impatto visivo: tricolore grazie a pomodoro, ricotta e pistacchi.
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Domani ricorre la festa dei 150 anni da quando fecero l’unità d’Italia… quale modo migliore di festeggiare il nostro caro e non così vecchio né più tanto Belpaese se non con un menu che si ispira alla cucina tipica delle capitali?
Il nostro pranzo si apre pensando a Firenze, ‘in carica’ dal 1865 al 1871. Divenne capitale del regno su esplicita richiesta di Napoleone III, che voleva umiliare i Savoia, e decadde con l’annessione dello Stato Pontificio. Da lei possiamo trarre l’ispirazione per degli ottimi quanto tradizionali crostini con i fegatini, del panonto con l’olio dop e, per proseguire sulla scia delle entreé, di quelle che non fanno che metterti l’acquolina in bocca, un assaggio di zuppa di farro o di fagioli al fiasco e all’uccelletto.
Roma è caput mundi, ma anche regina incontrastata dei primi piatti d’autore: oltre all’eterna e mai risolta disputa tra l’amatriciana e la carbonara, per par condicio potete optare per una magnifica gricia, versione ‘nature’ o rivisitata, come spesso si fa, con broccoli o carciofi. Ma per omaggiare i bei tempi andati ci starebbe a pennello anche una fettuccina alla papalina o uno spaghetto alla puttanesca; di grande effetto nella loro semplicità, invece, i rigatoni al sugo di coda o la classica pasta ‘ajo, ojo e peperoncino’. Io vi consiglio, visto che la festa cade di giovedì, di riscoprire gli gnocchi alla romana, quelli di semolino, da condire con sugo di carne o gratinati al forno con burro e salvia.
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Abbiamo parlato nei giorni scorsi della festività ebraica di Pesah, Pasqua: come viene celebrata, i riti della prima sera e i dolci che si consumano secondo la tradizione. Oggi però, come un po’ dappertutto, i simboli stanno scomparendo e il loro significato si perde nel tempo che scorre via e
porta tutto con sé; tuttavia ci sono ancora menu tradizionali che gli ebrei oggi preparano in occasione dei festeggiamenti.
Menu tradizionale della prima cena pasquale: uova sode in acqua salata, azzime in brodo di pollo con piselli oppure pane azzimo in brodo di pollo, triglia alla mosaica, polpettine di tacchino, carciofi e spinaci. Scodelline con amaretti o zuccherini. Varianti al menu: sfoglietti in brodo con piselli freschi o palline di azzime in brodo, salame d’oca.
Menu tradizionale della seconda cena pasquale: dajenu oppure scacchi, petti di pollo e d’oca bolliti o lingua di vitello con olive, piselli e carciofi. Varianti al menu: pollo lesso e petticini d’oca o lingua salmistrata, guscetti di piselli o carciofi, torta di spinaci, frittata di azzime, torta di mandorle.
Foto | Flickr

Napoli è una città dove si mangia bene, ma la crisi probabilmente si fa sentire anche lì. Per superarla, una trattoria ha inventato un menu molto particolare: Il Piatto Piange. Con soli 25 euro potete mangiare:
- Entreè: moussè di ricotta e alici di Cetara
- Antipasto: zuppetta di ceci di Cicerale con soutè di vongole veraci
- Primo: sartù di riso d’un tempo in varie angolazioni
- Secondo: polpettine di carne Marchigiana con purè di patate e crema di caprino
- Dessert: sovrapposizione di panna cotta con caramello di zucchero di canna
Ottimo direi. La notizia è stata pubblicata da Luciano Pignataro che della zona se ne intende. Cliccando qui potete vedere anche la foto dei due protagonisti di questa iniziativa: Francesco Parrella e Gianni Lotti. E’ proprio in periodi come questi che Napoli diventa unica?
Foto | Lucianopignataro.it
Oggi vi propongo un post un po’ diverso dal solito, ma che credo possa essere fonte di un’animata discussione. Leggevo oggi che quattro boss della camorra del clan Di Lauro, detenuti a Trapani, hanno cercato di corrompere una guardia carceraria per farsi portare in cella un menu di lusso.
I quattro camorristi dal palato fine pare abbiano chiesto aragoste, caviale, mozzarelle di bufala e babà (si sa, il richiamo della propria terra è sempre il più forte), ma, sfortuna loro, la guardia li ha denunciati al giudice e così dovranno continuare a nutrirsi con ‘il rancio’ cui sono sottoposti anche gli altri ospiti del carcere.
Ora, io mi chiedo, innanzitutto, una cosa: questi quattro ‘mariuoli’ (come direbbero loro), volevano gozzovigliare a spese dello Stato, cioè nostre? La notizia, poi, mi ha fatto venire in mente il cosiddetto ‘ultimo pasto del condannato a morte’: in Usa, in occasione dell’ultimo pranzo che il ‘dead man walking’ fa prima dell’esecuzione, gli viene data la possibilità di scegliere i suoi piatti preferiti. Immaginate per un attimo di trovarvi in questa situazione: cosa ordinereste?
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Immaginate di trovare ogni mattina, dietro la porta di casa, quattro fantastici pasti cucinati alla perfezione, gustosi e ipocalorici: oggi è possibile! Alla modica cifra di 340 euro, il servizio Diet-to-go dal lunedì al venerdì, e per minimo due settimane, vi consegnerà a domicilio il necessario apporto calorico (1500 calorie per gli uomini, 1200 per le donne) promettendo di farvi dimagrire fino a due chili nel corso dell’ ‘operazione’. Nel weekend ci penserete da soli, mettendovi ai fornelli con l’aiuto della guida prontamente fornita dall’organizzazione con più di 70 ricette.
La moda, ovviamente, viene dagli Stati Uniti e ha già trovato molti estimatori tra le star di Hollywood, ma anche nel Belpaese sta andando forte: sono già 2400 le persone che l’hanno provata. La filosofia che sta dietro al servizio, disponibile per ora in dieci città a partire da La Spezia, è incarnata dall’acronimo Asi: appetitosi, sazianti e ipocalorici.
A disposizione ci sono quattro pacchetti di menu, divisi a seconda della stagione, ma tutti egualmente succulenti: in quello primaverile, ad esempio, si trovano zucchine ripiene con tonno alle olive (un po’ diverse da quelle nella foto, ma insomma), timballo di penne all’arrabbiata e addirittura spuntini a base di crema al cioccolato, al cocco o alle fragole. E il pranzo è pensato per gente che lavora: creato per l’asporto, può essere consumato anche freddo o a temperatura ambiente.
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Per i curiosi del gossip gastronomico una piccola panoramica su un paio di menu vip consumati, o ancora da consumare, durante eventi che hanno tenuto banco nella cronaca di questi giorni.
Innanzitutto il viaggio di Bush a Roma: com’è noto il presidente Usa giovedì scorso è stato ricevuto al Colle dal Capo di Stato Giorgio Napolitano e all’incontro è seguito pranzo di gala in quel del Quirinale. Sembra che Bush apprezzi molto la cucina italiana, chissà se avrà apprezzato il menu, composto di: cavatelli alla verdura, lombata di vitello con contorno di melanzane parmigianine e patate novelle, millefoglie alla crema. Il tutto annaffiato da Fiano di Avellino e Flaccianello della Pieve; spumante Ferrari per il brindisi.
E veniamo al matrimonio dell’anno: per la coppia Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci tripla festa romana fra party pre-cerimonia, brindisi post-messa e cena di nozze. Il tour de force mangereccio è stato dunque reso più light da specialità tutte italiane dalle quali è stato bandito l’aglio per amore del premier Silvio Berlusconi, invitato d’eccezione. Nel menu: tartara di salmone con julienne di finocchi, carote e sedano, risotto alle verdure, fiori di zucca e scampi, branzino in salsa mediterranea o, ma solo per i vegetariani, piccola parmigiana di melanzane. Nei calici Alto Adige Bianco Leda 2006 e Pinot Nero Ale 2005 di Aneri che provvede anche al caffè: ‘miscela d’autore’, la stessa servita al Quirinale e alla presidenza del Consiglio.
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Parole sante queste dello chef Gordon Ramsay a proposito degli ingredienti di stagione: i ristoranti dovrebbero essere condannati quando servono frutta e verdura che non sia di stagione.
Sul termine condannati, ovviamente, non ci si riferisce a condanne penali! Ma solo a un sentimento dei consumatori che dovrebbero disapprovare simili comportamenti. Anche se lo stesso chef ha parlato con il primo ministro Gordon Brown per rendere illegali le coltivazioni fuori stagione. Lo riporta un articolo della BBC in cui potete vedere anche un micro video (da cui è tratto il fotogramma) con lo stesso chef che dice queste cose.
E come essere contrari? I frutti di stagione sono freschi e anche più saporiti perchè crescono naturalmente con le condizioni climatiche del periodo. Che senso ha vedere a tavola asparagi a dicembre? E le fragole del Kenya a marzo? Meglio prodotti di stagione locali quindi. Ma, saremmo tutti d’accordo?
Anche i piatti più semplici, se letti con questa enfasi, sembrano degni di un elegante banchetto…
Sapevate voi che in alcuni Paesi si mangia la carne di squalo? Già… e sapevate che questo accade anche in Italia? Anzi, il Belpaese pare proprio che sia il quarto importatore al mondo della carne di questo magnifico quanto terribile predatore, come già anticipato dai nostri amici di Ecoblog.
Se date un’occhiata al web impazzano le proposte di pietanze a base di squalo nei menu dei ristoranti e ricette per utilizzarla anche a casa… non vi fidate? Neppure io, e neppure molti connazionali a giudicare da questo sondaggio pubblicato non troppo tempo fa.
La questione squali, per dovere di cronaca, è tornata alla ribalta pochi giorni fa, in seguito all’allarme lanciato durante un congresso dell’Aaas, la Società americana per l’avanzamento della scienza che si è tenuto a Boston: sembra che le varie razze di squalo esistenti al mondo siano in grave pericolo estinzione a causa della pesca selvaggia che se ne fa in alcune zone tipo Messico ed Ecuador, tra i quali passa una delle principali rotte di questi feroci predatori. Eh sì, perché a detta degli esperti, questi animali non nuoterebbero ‘a caso’, ma si sposterebbero anche per la caccia attraverso percorsi in qualche modo fissi, quasi fossero degli automobilisti! Tra le speci più a rischio ci sono lo squalo tigre e lo squalo martello… beh, anche se fanno paura spero proprio che si riesca a creare delle aree marine protette apposta per loro!