
Un’altra delle squadre che l’Italia dovrà affrontare lungo il suo cammino dei Campionati del mondo di calcio Sudafrica 2010, sarà la Nuova Zelanda. Per calarsi nell’atmosfera che si vive in questo Paese del Pacifico, dall’altra parte del mondo, assaggiate una fetta di Pavlova cake. Questa torta meringata, della quale la Nuova Zelanda si contende l’origine della ricetta con la vicina Australia, fu inventata da un cuoco neozelandese in onore della ballerina russa Pavlova dopo aver assistito a uno spettacolo del tour che fece in Oceania nel 1926.
Cosa vi occorre: 3 albumi d’uovo, 1 pizzico di sale, 1 tazza di zucchero, 1 cucchiaio di amido di mais, 1 cucchiaino di succo di limone, 1 tazza e ¼ di panna da montare, ½ tazza di zucchero a velo, fragole per guarnire (o altra frutta a vostra scelta).
Come si prepara: iniziate a montare con la frusta a velocità elevata gli albumi d’uovo, aggiungendo gradualmente ¾ dello zucchero finché questo non sarà completamente sciolto. A questo punto unite il resto dello zucchero unito con l’amido di mais e il succo di limone. Su una placca da forno imburrata e infarinata versate la meringa così ottenuta facendo attenzione che la superficie dei bordi non misuri che qualche millimetro. Cuocete a 150° per un’ora, quindi spegnete il forno e lasciatevi dentro la meringa per un’altra mezz’ora senza aprire lo sportello. Vi accorgerete che sarà cotta quando si presenterà dura fuori e umida dentro. Quando sarà fredda, copritela con la crema ottenuta montando la panna con lo zucchero a velo e decorate con le fragole.
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Ed eccoci finalmente giunti al gruppo F, quello di cui fa parte l’Italia. Il Paraguay sarà la prima squadra che i nostri azzurri incontreranno sul loro arduo cammino verso la Coppa del mondo. La cucina di questo Stato sudamericano è una sorta di sincretismo fra le tradizioni culinarie indigene guaranì e quelle importate dai colonizzatori, gli spagnoli su tutti. Nella prima sono molto frequenti le ricette a base di farina di manioca o di mais, così, oggi, prepariamo il pane di mais e formaggio.
Cosa vi occorre per 4 persone: 230 g di farina di mais, 180 g di queso asadero, 2 uova, 90 g di burro, 4 dl di latte intero, 1 cipolla grossa, sale e pepe.
Come si prepara: in una padella appassite la cipolla tritata in 25 g di burro per 5 minuti, quindi aggiungete il latte e mescolate facendo attenzione a non far bollire. A poco a poco incorporate la farina di mais senza far formare grumi, togliete dal fuoco e aggiungete il formaggio a pezzetti e 50 g di burro. Quando entrambi si saranno fusi, salate e pepate. Separate i rossi dalle chiare: aggiungete i primi al composto e montate a neve ferma le seconde, aggiungendole poi al composto, mescolando delicatamente. Versate l’impasto in uno stampo da plum cake imburrato e infornate a 200° per 40 minuti. Servite una volta freddato, a fette.
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Ultimo del girone E presentiamo il Camerun, della cui cucina tradizionale ci ispira particolarmente il gari alle arachidi, un piatto che, a seconda delle occasioni, può trasformarsi anche in dessert, sempre all’insegna della tradizione, eliminando l’aglio e il peperoncino e sostituendoli con 3 cucchiai di zucchero. Altrimenti, in questa versione, servitelo come contorno.
Cosa vi occorre: 200 g di arachidi non salate, 400 g di gari o semolino, 1 peperoncino fresco tritato, 1 spicchio d’aglio, sale q.b.
Come si prepara: versate il gari in un recipiente e copritelo d’acqua. Scolatelo e ripetete questa operazione più volte, finché l’acqua non verrà via bella limpida. Mettete il gari scolato in una ciotola, aggiungete il peperoncino e l’aglio tritati, salate, mescolate e fate riposare per 5 minuti. Al momento di servire, unite le arachidi sbucciate e tritate grossolanamente e mescolate. Se necessario, aggiungete un cucchiaio d’acqua per amalgamare il tutto.
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Chissà se brindavano alla salute di qualche vescovo con questa bevanda a base di vino cotto aromatizzato… bisschop, infatti, (la ricetta è niente più che una variante del nostro vin brulè) in Olanda significa vescovo e certamente il nome di questa bibita deve avere qualche origine particolare che però non sono riuscita a trovare. Magari potrete aiutarmi voi. Intanto, anche se la stagione non è proprio adatta, possiamo fare cin cin con questa bevanda in caso di vittoria olandese.
Cosa vi occorre: ¾ di litro di vino rosso corposo, ¾ di litro d’acqua, il succo di 1 limone e ½, il succo di 2 arance, 6 chiodi di garofano, 1 pezzetto piccolo di cannella, zucchero q.b.
Come si prepara: in un recipiente mescolate il vino con il succo di limone, il succo delle arance, i chiodi di garofano e la cannella. Ponete il tegame sul fuoco e scaldate a fiamma bassa, evitando di farlo bollire. Togliete dal fuoco, aggiungete subito zucchero a piacere mescolando in modo che si sciolga e assaggiando e servite. Da provare anche freddo.
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Ormai anche noi italiani ci sentiamo quasi esperti di Giappone e di sushi, il fingerfood per eccellenza. Ma siamo davvero sicuri di averne ormai carpito tutti i segreti dagli chef giapponesi? Intanto, quello che prepariamo oggi è del tipo temaki: una polpetta a forma di cono avvolta nel nori, in genere lunga una decina di centimetri. Data la sua composizione e le sue dimensioni deve essere mangiata tenendola con le dita e non con le bacchette. Lo facciamo al tonno.
Cosa vi occorre per 4 persone: 200 g di riso a chicco tondo, 1 pezzetto di alga kombu, 3 cucchiai di aceto di riso giapponese, 5 g di zucchero, 150 g di filetti di tonno, 1 cetriolo, 2 cucchiai di maionese allo zenzero, 2 cucchiai di shoyu (salsa di soia), 2 cucchiai di mirin, ½ limone, 2 fogli di alga nori, 1 cuchiaino di wasabi in pasta, 1 cucchiaio di semi di sesamo bianco e nero tostati, sale q.b.
Come si prepara: ammollate il riso per 10 minuti in pentola con 3.5 dl d’acqua e l’alga kombu, portate a ebollizione e cuocete a fuoco vivo per 2 minuti, quindi lasciate riposare per un quarto d’ora e poi raffreddare per 10 minuti. Mescolate l’aceto con lo zucchero e un pizzico di sale e versatelo sul riso freddo e fate riposare per 10 minuti. Lavate il cetriolo, sbucciatelo e grattugiatelo, tagliate il tonno a striscioline sottili. Spremete il limone e mescolatene un cucchiao del succo alla salsa shoyu e al mirin e passatevi bene il tonno. Tagliate a metà i fogli d’alga nori. Inumiditevi le mani e formate una pallina di riso che adagerete su metà del foglio d’alga schiacciandola leggermente e cospargendola di pasta wasabi. Mettete al centro del foglio un po’ di cetriolo, un cucchiaino di maionese, un pizzico di semi di sesamo e 50 g di pesce. Arrotolate con cura formando un cono da cui fuoriesce il pesce e servite subito.
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Una cucina robusta e ricca di grassi è quella della Danimarca, Paese scandinavo con il quale apriamo oggi il gruppo E. Queste caratteristiche sono condivise da tutti quei Paesi a tradizione contadina dove il clima è assai poco generoso di caldo e sole. Questo piatto in particolare, il rodkaal, davvero la pietanza nazionale, viene servito (pensate un po’) come contorno ad arrosti (la carne danese è speciale) di camoscio, maiale e oca. Io vi fornisco la ricetta tradizionale, sta a voi, poi, alleggerirla.
Cosa vi occorre per 4-6 persone: 1 grosso cavolo rosso del peso di circa 1.2 kg, 100 g di strutto, 4 cucchiai di aceto rosso, 2-3 mele, ½ mestolo d’acqua, 2-3 chiodi di garofano, 1 pizzico di sale, 2 cucchiaini di zucchero, 2 cucchiai di gelatina di ribes.
Come si prepara: mondate il cavolo eliminando le foglie più esterne, lavate le altre, sgocciolatele e tagliatele e a striscioline. In una padella fate rosolare il cavolo con lo strutto e, quando l’acqua si sarà completamente assorbita, irrorate con l’aceto facendolo evaporare. Unite le mele a fettine, i chiodi di garofano, il sale e lo zucchero, coprite e lasciate cuocere a fuoco bassissimo per un’ora e mezzo. Intanto sbattete la gelatina di ribes e aggiungetela al cavolo 10 minuti prima della fine della cottura.
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Mi sfugge come mai un piatto nazionale della Serbia sia la zuppa di Sarajevo, che è la capitale della Bosnia-Erzegovina, ma i ‘sacri testi’ che ho consultato sono tutti d’accordo in merito. Si tratta di una minestra a base di okra, uno strano ortaggio di origine tropicale, in apparenza un incrocio tra una zucchina e un cetriolo, che cresce rigogliosamente in tutto l’est europeo e in Grecia. In Italia forse avrete qualche difficoltà a trovarlo, ma ne varrà la pena.
Cosa vi occorre: 300 g di polpa di vitello, 30 g di burro, 1 cipolla, 1 carota, 15 g di prezzemolo tritato, 50 g di okra fresco, 1 dl di panna acida, 30 g di farina, 2 tuorli, 1 limone, sale e pepe.
Come si prepara: in una padella sciogliete il burro e rosolatevi la cipolla e la carota tritate finemente, quindi aggiungete la carne fatta a pezzetti e cuocete a fuoco medio. Unite la farina, un po’ d’acqua e l’okra pulita e tagliata a rondelline, salate, pepate e portate a ebollizione, quindi mandate avanti la cottura per 30 minuti o finché l’okra non diventerà tenero Unite alla zuppa i tuorli sbattuti con la panna acida, togliete subito dal fuoco e servite con una spruzzata di succo di limone.
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Per accompagnare piatti gustosi a base di carne bianca speziata o semplicemente per ‘pucciarlo’ in zuppe dense e profumate che costituiscono la base dell’alimentazione di questo Paese, in Ghana si usa il pane ai fagioli. Quando vi verrà la voglia di prepararlo, però, ricordate che prima i fagioli vanno tenuti in ammollo per 12 ore. E, infine, mi raccomando: i colori sono importanti…
Cosa vi occorre: 230 g di fagioli rossi, 1 peperone rosso, 1 peperone verde, 1 peperoncino verde fresco, 5 cucchiai di gari (o semolino), 1 ciuffo di coriandolo, 2 uova, 1 cucchiaio di succo di limone, 15 g di burro, 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, sale e pepe.
Come si prepara: scolate i fagioli, metteteli in una casseruola coperti d’acqua e fateli bollire per 15 minuti, quindi abbassate la fiamma e fateli andare per un’ora. In una padella fondete il burro e rosolatevi per 5 minuti l’aglio e la cipolla tritati, i peperoni a fette, il peperoncino sminuzzato, il coriandolo triturato, sale e pepe. In una terrina mettete il gari e copritelo d’acqua. Lasciatelo gonfiare per 5 minuti. Nel mixer riducete i fagioli in crema, uniteli al soffritto e cuocete ancora un po’ unendo le uova sbattute e il succo di limone. Da ultimo aggiungete anche il gari gonfiato e mescolate bene. Versate il composto in una teglia unta e infornate a 190° per 45 minuti. Servite freddo.
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In realtà questa ricetta dovrebbe chiamarsi plaufmenstreusel, cioè streusel di susine. Questo dolce caratteristico della regione Sassonia in Germania, infatti, si può fare con qualunque tipo di frutto: ottimo, ad esempio, quello alle mele, che si possono gustare tutto l’anno. Il nome streusel deriva dalla caratteristica copertura a granelli. Ho già l’acquolina in bocca.
Cosa vi occorre: 225 g di susine snocciolate, 1 cucchiaio di succo di limone, 100 g di zucchero, 190 g di burro, 1 tuorlo d’uovo, 300 g di farina, ½ cucchiaino di lievito in polvere, 50 g di zucchero di canna, 50 g di nocciole tritate.
Come si prepara: cuocete le susine a fettine nel succo di limone per 5 minuti, poi unite metà dello zucchero e andate avanti finché la frutta non sarà una pappa. Lavorate a parte il burro con il resto dello zucchero, unite il tuorlo e metà della farina fino a ottenere un impasto morbido. Stendete la pasta su una teglia da forno rettangolare (20 cm di lato lungo) foderata e infornate a 180° per 15 minuti. Sfornate e spalmate sulla torta le susine spappolate. Preparate i granelli di copertura in questo modo: setacciate il resto della farina con il lievito, unite il burro rimasto, freddo, lo zucchero di canna e le nocciole. Deve risultare un composto granuloso per coprire la torta che sarà poi nuovamente infornata per altri 30 minuti. Servite a temperatura ambiente o tiepida.
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Con l’Australia iniziamo oggi le nazioni del Gruppo D, del quale fanno parte anche Germania, Ghana e Serbia. Diciamo subito che il grande Paese oceanico non ha un vero e proprio piatto nazionale (la sua tradizione gastronomica è mutuata da quella dei coloni), ma siamo riusciti a trovare questi lamington, dolcetti a base di pan di Spagna che devono il loro nome all’omonimo barone, governatore del Queensland tra il 1896 e il 1901. Non è dato sapere per certo se fossero una specialità che la moglie gli preparava o se fossero nati per prendere in giro la buffa forma del suo cappello.
Cosa vi occorre: 1 teglia di pan di Spagna (potete usare quello confezionato oppure prepararlo secondo la vostra ricetta di fiducia, come questa), 4 tazze di zucchero a velo, 1/3 di tazza di polvere di cacao amaro, 2 cucchiai di burro, ½ tazza di latte, 2-3 tazze di cocco disidratato.
Come si preparano: mettete il pan di Spagna a raffreddare in frigo o in freezer per almeno mezz’ora, quindi tagliatelo con le mani in rettangoli irregolari di circa 18×28 cm. In una ciotola unite lo zucchero al cacao; nel frattempo sciogliete sul fuoco il burro nel latte finché non sarà completamente fuso, incorporatelo allo zucchero e cacao e mescolate fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. A questo punto, aiutandovi con una forchetta, immergete ogni rettangolo di pan di Spagna nel composto e fatelo aderire, passatelo poi nel cocco disidratato e fate asciugare su una gratella. Una volta asciutti, ponete i rettangoli in un contenitore ermetico per almeno una notte prima di consumarli.
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