L’altro giorno mentre guardavo la prova del cuoco mi sono segnata questa ricetta che è una ricetta perfetta, secondo me, per una merenda alternativa e molto gustosa per i vostri bimbi.
Ingredienti: 2 albumi, 1 cucchiaio di zucchero semolato, mezzo cucchiaio di amido di mais e aceto bianco. Per la salsa di more 125 g di more e un pò di zucchero.
Preparazione: Montate bene gli albumi, aggiungete molto lentamente lo zucchero, l’aceto e l’amido di mais. Prendete il composto e disponetelo, cercando di fare dei cestini con al centro un buco, su una teglia ricoperta da un foglio di carta da forno.

E’ uscito in Italia, pubblicato da Adelphi “Il dilemma dell’onnivoro”, un libro sulla nostra catena alimentare, scritto da un professore di giornalismo dell’Università di Berkeley in California, Michael Pollan.
Dalla critica americana è stato definito in vari modi, un trattato filosofico, storico, economico, un grande reportage, una nuova bibbia per una dieta sana.
Io collocherei questo libro nel nuovo panorama di critica all’industria alimentare e alla sua globalizzazione, con la conseguente perdita della tracciabilità dei vari prodotti e quindi della qualità.
Ho letto l’intervista all’autore del libro su Repubblica di ieri. Pollan spiega proprio che è grazie alla sua presa di coscienza su come vengono allevati i bovini e coltivate le patate negli U.S.A. che gli è venuta l’idea di approfondire l’argomento cibo in un libro.
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A giudicare dai reperti rinvenuti in varie zone d’Europa, già in epoca preistorica l’uomo doveva cibarsi di more. Ma, oltre ad essere buone, queste piccole bacche racchiudono in sé importanti proprietà curative, note già ai medici dell’antica Grecia: Galeno e Ippocrate infatti ne parlano diffusamente e le consideravano un sistema così efficace per curare la gotta da ribattezzarle “bacche della gotta”, denominazione che peraltro le more conservarono fino al XVIII secolo.
In epoca medievale si diffuse la curiosa opinione secondo cui le more sono nocive se mangiate appena raccolte; questo pregiudizio, che risultò poi del tutto infondato in seguito a studi scientifici più recenti, derivava probabilmente dal fatto che le bacche potessero fungere da veicolo di diffusione per i germi, dato che i rovi crescono tipicamente ai bordi di strade e sentieri.
La foto è tratta dal sito: www.gennarino.org