Persevero nell’abbinamento pasta-formaggi proponendovi oggi un grande classico che vale la pena ogni tanto di ‘rispolverare’, magari rivisitandolo un po’ in modo da renderlo sempre attuale e nel tempo ancor più appetitoso. Parlo degli gnocchi o gnocchetti (meglio) al gorgonzola.
Cosa vi occorre: 1 pacco di gnocchetti, 150 g di gorgonzola dolce, burro q.b., parmigiano grattugiato, acqua di cottura. Per le varianti: qualche foglia di radicchio, un pugno di noci, un pizzico di pepe nero.
Come si fanno: niente di più semplice. Una volta cotti gli gnocchi in abbondante acqua salata, ripassateli nel tegame in cui avrete sciolto il gorgonzola con un po’ di burro, magari aiutandovi con un mestolo di acqua di cottura, spolverateli di parmigiano e serviteli caldissimi. Suggerimenti per eventuali varianti: potete mischiare gnocchetti bianchi e verdi, aggiungere al gorgonzola del radicchio a pezzetti rosolato nel burro, delle noci tritate e una macinata di pepe.
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Ecco a voi un’altra ricetta tipica per questo ponte autunnale non propriamente connotato da allegria. Il pane co’ santi (detto altrimenti Pane dei santi o Pane dei morti) è un dolce lievitato tipico della Toscana, soprattutto delle zone di Siena e Grosseto, che prende il suo nome proprio dal fatto di essere consumato abitualmente in occasione di queste ricorrenze, ma spesso anche fino a Natale.
Dalla forma tondeggiante e dal colore bruno scuro, si caratterizza per la sua consistenza morbida e spugnosa. Si tratta di un dolce particolarmente ricco, per l’ampia presenza di frutta secca (prevalentemente noci) e uvetta sultanina e reso estremamente aromatico dall’abbondante utilizzo di pepe.
Ottimo associato ad un calice di Vinsanto, ma anche di buon Novello, giusto per riscaldarsi un attimino in queste grigissime (almeno qui) giornate quasi-novembrine…
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Essere parchi ed equilibrati a tavola può essere d’aiuto a tutti coloro che soffrono di artrite, artrosi e altre forme reumatoidi. A stabilirlo è uno studio dei nutrizionisti dell’università inglese del Surrey appena pubblicato su Best Practice and Research Clinical Rheumatology.
In materia, avvertono però gli esperti, non esiste una letteratura completamente certificata, così sono state prese in considerazione tutte le diete più popolari come quella mediterranea, vegetariana o quella dell’esclusione, in cui, dopo 7-10 giorni gli alimenti vengono reintegrati uno per volta. Questa dieta è utilissima per scoprire quali cibi sono meno adatti a sé, spesso cosa molto soggettiva. Tra i più comunemente rigettati: mais, farina, maiale, arance, uova, latte e caffè.
Particolarmente indicati, invece, gli acidi grassi polinsaturi contenuti nel pesce che attenuano le infiammazioni articolari: difficile però, se non addirittura rischioso, mangiare per sei o sette volte a settimana una porzione da 150 grammi di salmone, meglio, quindi, arrivare alla dose attraverso specifici integratori. Ottimo anche l’apporto di rame, zinco e soprattutto selenio che, ahinoi, è contenuto in pochissimi cibi: specialmente noci, frattaglie e pesce.
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La saggezza popolare c’insegna che con ‘loro’ non si fanno le nozze, eppure i fichi secchi fanno benissimo e così anche il resto della frutta veramente secca, cioè noci, nocciole, arachidi e simili, al pari di quella essiccata, naturalmente o artificialmente, quali appunto fichi, datteri, prugne ecc.
Io, questo Natale, ho imparato ad apprezzare particolarmente le albicocche, ricche di carotene, magnesio e potassio, che vanno ad aggiungersi alle mie preferenze per prugne, piene di fibre e quindi ottimo rimedio contro la stipsi, ma anche antiossidanti, uva passa, ricca di ferro, e mele, quelle a più alto contenuto energetico. I datteri, invece, incredibile, sono il frutto meno calorico, anallergico, e trionfante di potassio.
Quanto alla frutta secca propriamente detta, invece, è importante sapere che i pinoli sono ricchi di zinco, un aiuto per la fertilità, le arachidi hanno proprietà antidepressive, i pistacchi combattono la mancanza di ferro. Via libera sulle tavole, dunque, ma occorre ricordare che questi alimenti vanno consumati lontano dai pasti come spuntino energetico, non dopo aver mangiato, quando altro non fanno se non appesantire il processo digestivo.
L’idea è davvero affascinante e per una ‘tecnopovera’ (nel senso di ignorante nel settore tecnologico) come me rasenta la fantascienza: una lavapanni che anziché il costoso e inquinante detersivo utilizza le noci, anche se di un tipo particolare??!! Ma è fantastico!!
Il gioiellino che vedete nella foto si chiama E-wash ed è una lavatrice ecologica, una vera rivoluzione nel campo, almeno quando sarà messa in commercio, tra qualche anno. A inventarla è stato l’ungherese Levente Szabo (che ovviamente ha vinto un premio) e queste sono le sue caratteristiche: carico uguale a quelle tradizionali, stessi giri di centrifuga, unica differenza è il ‘carburante’, le preziose noci frutto dell’albero Sapindus mukorossi, originario di India e Nepal.
Nel guscio di queste noci prodigiose è contenuta la saponina, sostanza a elevato potere detergente, disinfettante e antibatterico, in quantità molto maggiori di quelle che vengono artificialmente inserite nei detersivi creati in laboratorio: ecco svelato il segreto. Nella pratica delle faccende quotidiane, insomma, basterà mettere le noci in un apposito sacchetto di stoffa posizionato nel cestello della E-wash ed esse ‘entraranno in funzione’ al momento giusto, risciacquando i capi alla perfezione e lasciandoli soffici e profumati più di qualsiasi ammorbidente industriale, eliminando alla radice anche la preoccupazione di chi è affetto da allergie o problemi alla pelle.
Provare per credere: le noci vengono vendute on line a 20 euro al chilo circa e un kg sembra basti per un anno di lavaggi.
Un’altra delizia appartenente alla tradizione gastronomica romana, ormai scomparsa dalle nostre tavole ma facilmente riproponibile per la semplicità della preparazione e per la reperibilità degli ingredienti.
Ingredienti (per circa mezzo chilo di nociata): 200 g di miele; 150 g di gherigli di noci; 2 albumi; una manciata di pepe; il succo di mezzo limone; foglie di alloro.
Preparazione: dopo aver montato gli albumi a neve e ed averli versati in una padella, insieme al miele e al pepe, mescolate il tutto lungamente. Mettete la padella sul fuoco basso e procedete alla cottura del composto, continuando sempre a mescolare; quando l’impasto è diventato piuttosto consistente, aggiungere le noci; intanto preparate sul tavolo uno strato di foglie di alloro e versateci poi sopra la “nociata”, distribuendola in modo tale da ottenere uno strato uniforme; spremete sopra poche gocce di limone e, per ultimo, coprite il tutto con altre foglie di alloro. Aspettate che si raffreddi e servite dopo averla tagliata a pezzetti.
La ricetta è tratta dal libro: “La cucina romana e del Lazio” di Livio Jannattoni, edito da Newton&Compton.
Foto: www.gennarino.org
Vi propongo una specialità natalizia tipica del viterbese; esiste anche la versione con la panna al posto della conserva di pomodoro ma questa di seguito è secondo me la preparazione più tradizionale e soprattutto più delicata.
Ingredienti (per 6 persone): 600 g di tagliatelle; 12 noci; 2 cucchiai di olio; sale; pepe; 100 g di burro; un cucchiaio di conserva di pomodoro; 5 cucchiai di parmigiano grattugiato.
Preparazione: sgusciate le noci, privatele della pelle e pestatele nel mortaio; iniziate a soffriggerle in una padella con l’olio. Dopo qualche minuto aggiungete il burro e la conserva di pomodoro; lasciate cuocere a fuoco moderato per circa 15 minuti, allungando la salsa, se necessario, con un mestolo d’acqua di cottura della pasta. Lessate le tagliatelle; una volta cotte, scolatele e conditele con la salsa, il pepe e il parmigiano.
La foto è tratta dal sito: www.mangiabenepasta.com

Dovremmo farlo per il nostro bene, mettendo da parte le schifezze che ogni giorno ci capitano tra le mani e noi, volenti o nolenti, le mettiamo nello stomaco. 8 cibi che coprono i nostri bisogni nutrizionali in maniera sana e genuina: spinaci, yogurt, pomodori, carote, mirtilli, fagioli neri, noci e chicchi d’avena.
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