Mutuate dalla tradizione francese, oggi ci occupiamo delle crepes, che nella loro versione salata sono un ottimo primo piatto, nutriente e gustoso. In genere si trovano ricette con impasti diversi, ma il condimento è sempre una cremina a base di besciamella: oggi, invece, vogliamo essere originali e ve ne proponiamo un tipo condito con un semplice sughetto al pomodoro e che, con i suoi ingredienti di base, ricorda molto i profumi e i sapori dei nostri boschi e delle nostre campagne.
Ecco le dosi per 4 persone. Per l’impasto delle crepes vi occorrono: 130 g di farina bianca, 2 uova, 2,5 dl di birra chiara. Per il ripieno e il condimento: 100 g di prosciutto crudo, 300 g di melanzane tipo lungo, 100 g olive nere snocciolate, passata di pomodoro in abbondanza, 1 spicchio d’aglio, 1 rametto di rosmarino, parmigiano grattugiato, olio e peperoncino q.b.
Sbattete le uova con la farina e la birra, quindi fate riposare il composto per circa un’ora a temperatura ambiente. Intanto riducete le melanzane a dadini e friggetele in un’ampia padella con abbondante olio, mentre, in un altro tegame, preparate la salsa di pomodoro facendo saltare l’aglio e il peperoncino nell’olio prima di aggiungere la passata di pomodoro e il rametto di rosmarino. Quando l’impasto avrà riposato, cuocere le crepes in un padellino antiadarente, rigirandole su entrambi i lati e adagiandole poi su un piatto separate da fogli di carta da forno in modo che non si appiccichino. Per la giusta dose regolatevi con un mestolo piccolo quasi pieno. Riempire le crepes con una fetta di prosciutto, una cucchiaiata di melanzane, una di olive e richiudere su se stesse a formare delle mezze lune. Adagiarle in una teglia, ricoprire con la salsa e infornare a 180° per 10 minuti. Servire calde eventualmente spolverate di parmigiano grattugiato.
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Se ieri avete preparato la frittata e vi è piaciuta, e se magari vi è avanzato qualche lampascione, allora oggi potete provare i lampascioni alle olive, ottimo piatto, nutriente e saporito, da servire come antipasto o contorno. L’unico inconveniente è che non si tratta di una pietanza, per così dire, sociale, nel senso che tra cipollotti e lampascioni, poi, dovrete correre a lavarvi i denti!
Ingredienti: 700 g di lampascioni, 60 g di olive nere snocciolate, 1 cipollotto, 1 spicchio d’aglio, 2 peperoncini, 4 cucchiai d’olio.
Innanzitutto preparate i lampascioni come detto ieri, sbollentandoli in acqua e aceto e poi facendoli bollire in acqua salata. Intanto pulite il cipollotto e affettatelo sottilmente; tritate i peperoncini e l’aglio e fate rosolare tutto nell’olio adoperando una padella antiaderente dove aggiungerete l’aglio senza farlo dorare. A questo punto mettete i lampascioni, 4 cucchiai d’acqua a 4 d’aceto e fateli cuocere per un’ora finché non diventeranno teneri. Sgocciolate le olive, tagliatele in quattro quarti e aggiungetele in padella insaporendo per 3 minuti. Lasciate riposare e scaldare prima di servire.
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Ammiriamo Carlo Verdone e Mario Brega in una delle scene più divertenti del film “Borotalco”…
Non so se avete letto la notizia riportata dall’ANSA un paio di giorni fa.
Il proprietario di un Fish&Chips nei pressi di Birmingham ha creato per i suoi clienti “The Capello Pizza”. Il profilo dal mento pronunciato dell’attuale Commissario Tecnico dell’Inghilterra è riprodotto con pochi, semplici ingredienti: formaggio, peperoni per gli occhiali, olive nere per capelli e occhi.
Pare che la pizza in questione stia riscuotendo un grande successo tra gli avventori del locale ma mi chiedo: è mai possibile che all’estero i prodotti o i piatti italiani debbano necessariamente subire fantasiose operazioni-marketing o discutibili modifiche nella ricetta, per avere un riscontro tra i consumatori?
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Oggi non una ricetta, ma qualche idea per mettere a proprio agio gli ospiti a cena e fare in modo che la serata sia davvero indimenticabile e la vostra fama di padrone di casa inattaccabile. Un ottimo carrello antipasti, per essere davvero tale, può supplire anche all’aperitivo servito in piedi, ma deve essere costruito davvero con cura.
Il segreto? Certamente le quantità: né poco né troppo (neanche gli ospiti più disciplinati, infatti, dato il languore con cui arrivano, riescono a evitare di lanciarvisi letteralmente sopra), poi l’equilibrio dei sapori tra loro e con il resto delle portate che avete preparato, quindi l’originalità delle proposte e la loro presentazione, nonché, mi sembra superfluo ricordarlo, la qualità e la freschezza degli ingredienti.
In questa foto vedete uno degli ultimi carrelli preparati dalla mia infaticabile mamma per una cena davvero speciale (una in cui ci teneva, insomma, a fare colpo): al piano superiore, da sinistra, un vassoio con involtini misti, quelli più scuri sono di filettone di cinghiale con crema al tartufo, gli altri lonzino di maiale con crema di parmigiano, rucola e semi di papavero. Al centro olive taggiasche servite nel loro olio, quindi vassoio di mozzarelline di bufala affumicate con battuto di pomodoro e basilico condite con olio piccante. Di sotto, involtini di melanzane e peperoni ripieni di tonno. Un occhio anche alle varietà di pane: semplice, alle olive, al sesamo, al papavero, bruschettato, ma questi li avevamo comprati.
Una buona notizia per l’ingrediente che fa davvero la differenza nella cucina italiana: l’olio d’oliva. Dallo scorso 17 gennaio, infatti, è entrato in vigore il cosiddetto decreto ‘salva olio’, cioè quello che prevede l’obbligo di indicare sull’etichetta non solo la provenienza delle olive (se da più Paesi devono essere esplicitati tutti in ordine di percentuale dei frutti impiegati), ma anche il luogo del frantoio. L’ammenda per chi non ottempera l’obbligo può arrivare fino a 9500 euro.
Un provvedimento doveroso per il made in Italy che tutela anche i consumatori (metà dell’olio usato in Italia proviene dall’estero) e contribuisce a fermare frodi e inganni. Magari riuscirà pure a risollevare i consumi calati nei primi nove mesi del 2007 di ben l’1.2% (secondo i dati Ismea Ac Nielsen): ogni italiano pare usi 14 kg di olio a testa in un anno, con preferenza netta per l’extravergine d’oliva.
Adottare un uliveto (o un alveare o un vigneto) è un modo per diventare coltivatori virtuali e saper che cosa si sta comprando.
E’ il sistema dell’e-growing: si adotta gratuitamente una pianta, si segue la sua crescita grazie alla presenza costante di un esperto (e del proprietario della coltivazione) e alla fine si paga solo il prodotto finale ben cosci di quello che si andrà metter in tavola.
Adotta un uliveto consente a chiunque di esser “testimoni della nascita di un prodotto unico nel suo genere, l’olio di oliva extra vergine denocciolato Il Silene, ricavato da una pianta selvatica di olivastra autoctona appunto di Seggiano”. Si potrà inoltre andar a vedere l’uliveto e conoscere (abbracciare, toccare) la propria pianta e partecipare alla raccolta delle olive.
Un bel regalo di Natale per un amico speciale o per i propri figli che così potranno seguire da vicino la produzione del loro olio.
Lo chiamano oro verde e hanno ragione: un po’ per quello che costa, un po’ perché è il re della cucina italiana, quello che fa la differenza fra i nostri sapori e quelli nel resto del mondo.
L’olio, che ogni anno in questo periodo si rinnova per tornare sulle tavole più buono che mai: per festeggiarlo domenica 25 novembre in oltre 100 città italiane si svolgerà la manifestazione ‘Pane & Olio in Frantoio e…’ con la possibilità, per ogni luogo, di completare a piacimento il titolo dell’iniziativa.
Eventi sono previsti in tutte le regioni: a Brisighella, vicino Ravenna, ci sarà la sagra dell’ulivo, a Imperia visite guidate a frantoi e uliveti, a Siena degustazione e vendita di olio e prodotti locali. Restando in Toscana, a Chiusi la protagonista sarà la Fagiolina del Lago, tipico legume di piccole dimensioni, feste anche a Rapolano e Sinalunga e a Roccastrada, in provincia di Grosseto, incontro con mastri oleari, mentre a Castel del Piano e Pitigliano sarà di scena l’olio kasher, quello biologico e quello aromatizzato da provare con pane, ricotta e pan dei santi.
A Magione, nei pressi di Perugia, da segnalare la giornata ‘Olivagando’, in Puglia ci aspettano bruschette, pancotto a fagiolata a San Paolo di Civitate, Foggia, e degustazioni a Cassano delle Murge, riservate ai turisti delle navi da crociera che attraccano a Bari.
Panificatori e aziende olearie all’opera nche nell’anconitano, tra Monte San Vito, San Paolo di Jesi e Monsano, a Itri, vicino Latina, possibilità di assistere alle fasi di molitura delle olive. Pane casereccio e olio anche a Sant’Agnello, Napoli, mentre la Sardegna si prepara a festeggiare il suo olio novello, tra Cabras e Orosei, ma anche in molti paesi nei dintorni di Sassari. Infine a Ficarra, Messina, visite guidate agli olivi secolari dei Gattopardi.