
Narra la leggenda che una giovane ungherese fosse stata costretta a vivere nell’harem di un pascià turco nella città di Buda (è l’antica città su una collina a sinistra del Danubio che nel 1873 venne unita alle città di Óbuda e Pest per dar vita a Budapest). La giovane era contadina e, di nascosto, spiava i giardini del palazzo: aveva così scoperto i peperoni. Liberata, la ragazza tornò al suo paese e insegnò a coltivare i peperoni e a ricavarne la paprica. Paprica (o paprika), in ungherese, infatti, significa proprio peperone e il nome indica tanto la solanacea che la spezia.
Come si arguisce dall’aneddoto, la paprica è una spezia che potremo definire universale: il nome deriva dall’Ungheria, la spezia in sé dalla Turchia che a sua volta l’aveva presa dall’India. E, a monte, c’è il peperone che è originario delle Americhe. Sempre per rimanere nell’ambito storico, abbiamo che nell’Ottocento i fratelli Pálfi ebbero l’idea di togliere le venature interne del peperone e ottennero, così, la paprica dolce: di fatte aveva eliminato la maggior parte della capsaicina, il principio attivo, cioè, che dà il sapore piccante. Poi, grazie al cuoco francese Georges Auguste Escoffier (1846-1935) la paprica fece il suo ingresso in Europa. Infine, Albert Szent-Györgyi de Nagyrápoltm, Premio Nobel per la medicina 1937, riuscì a scoprire nel peperone (e nella paprica) la fonte dell’acido ascorbico (vitamina C), mettendo fine, in questo modo, alla morte per scorbuto, malattia che uccise migliaia di marinai.
La paprica si presenta come una polvere dal colore rossastro, con un aroma intenso, pungente e dolce e insieme. Della paprica esistono due tipi principali: quella dolce – detta anche rosa – e quella piccante – chiamata anche forte o speciale. La più diffusa nel bacino mediterraneo è quella piccante, mentre quella dolce è ha un uso molto più locale (è la stessa spezia che in Spagna si chiama pimiento dulce).

La torta di merluzzo e zucchine è una focaccia che può essere preparata in anticipo e costituire un piatto unico. Ingredienti: 500 gr di pasta per pane o per pizza, 400 gr di zucchine, 400 gr di filetti di merluzzo, 1 spicchio d’aglio, olio extra vergine di oliva, prezzemolo, paprika dolce, sale.
Cuocete al vapore i filetti merluzzo. Nel frattempo lavate le zucchine, tagliatele a rondelle e fatele rosolare in olio per una decina di minuti con 1 spicchio d’aglio, del prezzemolo tritato. Unite il merluzzo cotto al vapore e sminuzzato, regolate di sale a fate insaporire per pochi minuti a fuoco vivace. Lavorate la pasta per la focaccia aggiungendovi un cucchiaio di paprika dolce e formate due dischi. In una tortiera oleata deponete un disco di pasta, adagiatevi la farci di merluzzo e zucchine, coprite con l’altro disco e passate in forno preriscaldato a 240 gradi per circa 20 minuti.
Se non la si consuma subito, una volta raffreddata è bene tenerla in frigorifero.
Oggi è la festa di tutti i papà che certamente saranno felici di sedere accanto ai propri figli sul divano per un film divertente e goloso: Piovono polpette. Certo, non sarà come vederlo al cinema in 3D, ma è sempre affascinante la storia dello ‘sfigato’ Flint, inventore fallito che un giorno dà alla luce una macchina che trasforma l’acqua in alimenti. Per un eccesso di energia la macchina finisce in cielo sopra l’isola e da quel momento tutti i fenomeni atmosferici si trasformano in cibo! Un modo originale per trattare il tema della sovralimentazione, originale come le nostre polpettine alla paprika, liberamente ispirate al film.
Cosa vi occorre per 6 porzioni: 600 g di carne di vitello bollita, 100 g di pasta di salame, 1 cuchiaio di paprika, 3 uova, 50 g di parmigiano grattugiato, 1 spicchio d’aglio, 2 fette di pancarré, 2 cucchiai di pinoli, pangrattato, erba cipollina, olio e sale q.b.
Come si preparano: tritate la carne bollita in un recipiente insieme con la pasta di salame. Aggiungete la paprika, il parmigiano, le uova, un pizzico di sale, l’erba cipollina sminuzzata, i pinoli tostati, l’aglio tritato, il pancarré sbriciolato (senza crosta) e impastate. Formate delle polpettine della grandezza preferita, passatele nel pangrattato e friggetele in olio bollente. Scolate dell’unto in eccesso prima di servire.
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