Questa domenica sono stato ospite a casa di miei amici appassionati di cucina orientale e mi hanno fatto assaggiare un piatto veramente buono, anche se un po’ pesantuccio. La ricetta comprende alcuni ingredienti che possono sembrare introvabili, ma che invece sono disponibili presso qualunque alimentare etnico.
Ecco cosa ci occorre: 2 porri, 2 cucchiai di olio di arachidi, 80 grammi di gamberetti essiccati, 4 spicchi di aglio pestati, 700 grammi di riso lessato, 2 cucchiai di pasta di gamberetti, coriandolo e pepe rosso.
Lavate e asciugate i porri, eliminate le parti dure o guaste e tagliateli di sbieco. Scaldate l’olio di arachidi in un wok. Aggiungete i gamberetti disidratati e lasciateli dorare per circa 30 secondi. Scolateli sopra un piatto ricoperto di carta assorbente. Mettete il trito di aglio e peperoncino nel wok e fatelo rosolare per 1-2 minuti. Aggiungete il riso cotto. Cuocete per 5 minuti a fuoco moderato, senza smettere di rimestare con un cucchiaio di legno. Aggiungete i porri nel wok e proseguite la cottura a fuoco lento per 3-4 minuti. Unite i gamberetti al riso e mescolate per 2 minuti a fuoco spento. Buon appetito.
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Non sarà forse una tematica molto sentita dal tipico gourmet medio italiano (soprattutto quello che si tiene lontano dal mondo tex-mex), ma questo divertente video sarà forse l’occasione, per qualcuno di noi, di apprendere o di ricordarsi dell’esistenza del guacamole. Il simpatico protagonista ci raccomanda di non mischiarla con la torta, ma alcuni degli usi consentiti di questa antica salsa di origine azteca andrebbero sperimentati, almeno qualche volta nella vita.
Il guacamole è basato su molto avocado sminuzzato e tradizionalmente pestato in un apposito mortaio chiamato “molcajete”, assieme a sale, pomodoro, molto o moltissimo pepe e succo di lime o di limone per essere conservato più a lungo e meglio. Molto gettonato anche con aggiunta di peperoncino, il guacamole è l’ideale condimento dei migliori tacos.
Stufi di mangiare carne d’agnello? Non vi preoccupate: ecco un’alternativa semplice e saporita che potrete trovare in tutta la Turchia, nella parte europea e in quella asiatica, sulla costa come sugli altopiani centrali.
Per preparare il menemen, che per i turchi rappresenta un’offerta di benvenuto alla propria tavola, vi servono: olio, peperoncino, aglio, uova, pomodori, prezzemolo. Se volete dare a un piatto facile facile un tocco d’aristocrazia, allora procuratevi uno di quei fornelli tradizionali in cui la fiamma è sempre accesa per mantenere la pietanza sempre calda e servitelo così.
Il procedimento: scaldate l’olio con il peperoncino e l’aglio schiacciato in modo che trasferisca per bene il suo profumo, quindi fatevi rosolare i pomodori maturi tagliati a pezzetti. Quando saranno ben cotti, aggiungete l’uovo intero che lavorerete direttamente sul fuoco con un cucchiaio di legno fino a farlo ‘strapazzare’. Completate il tutto con una manciata di prezzemolo tritato a crudo.
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Siete degli appassionati del peperoncino alla Franco Neri di Zelig, quello “piccante, ma così piccante” che di più non si può? Non potete perdervi il 12 ottobre la tradizionale mostra mercato del peperoncino, giunta alla sua XI edizione, che si terrà a San Pancrazio di Parma all’interno dell’Azienda agricola sperimentale Stuard, in collaborazione con l’Accademia Italiana del Peperoncino Onlus Delegazione del Granducato.
Le varietà di peperoncino presenti sono ben 312, ammirabili nel corso di una visita guidata, dopodichè si potranno acquistare i prodotti esposti (ossia frutti, semi, branche recise, mazzetti, piante, composizioni varie, salse, marmellate, miele, prodotti tipici del territorio….). Attenti alle vostre povere mucose!
Via | Informacibo
Ingredienti: 1 carota, una zucchina, due pomodori, 1 cipolla, 1 melanzana piuttosto piccola, 1 peperone, 1 spicchio d’aglio, olio extravergine d’oliva, vino bianco.
Procedimento: tagliate tutte le verdure a tocchetti tutti più o meno delle stesse dimensioni. I pomodori metteteli da parte.
Fate soffriggere uno spicchio d’aglio intero in una padella (meglio tipo wok, con i bordi un po’ alti) e poi calate tutte le verdure, tranne i pomodori. Fate andare un po’ le verdure a fuoco alto, sfumate con il vino, fatelo evaporare e poi mettete giù anche i pomodori, che farete andare, a fiamma sempre alta, per qualche minuto.
Uno dei salumi più buoni che ho potuto conoscere in questi ultimi anni è stata la ‘Nduja calabrese, o meglio, la ‘Nduja di Spilinga, sua città natale.
L’origine di questo salume non è chiarissima, ci sono due versioni. Secondo alcuni studiosi è stata introdotta nel Cinquecento dagli spagnoli insieme al peperoncino; secondo altri invece è stata promossa dalla dominazione napoleonica. E’ sempre più viva quest’ultima tesi che sostiene che un salume molto simile, chiamato andouille, sia stato introdotto dal Vicerè di Napoli Gioacchino Murat tra il 1806 e il 1815.
Ma cos’è la ‘nduja? E’ un salume spalmabile fatto con frattaglie e parti grasse del maiale, impastate con il peperoncino (molto!), insaccate, fatte affumicare in un primo momento e poi stagionate.
Questo salume è davvero gustoso, forte e piccante ma allo stesso tempo delicato. Il peperoncino bilancia perfettamente la parte grassa. E’ ottimo leggermente scaldato a bagnomaria e spalmato sul pane.
Vi do una ricetta molto semplice per cucinare una buona pasta con la ‘nduja.
Il peperoncino è presente in tantissime tavole del mondo: i piatti piccanti o si amano o si odiano, senza via di mezzo! Oltre al sapore e al suo rendere piccanti i piatti, il peperoncino è dotato di quattro composti, tra cui i flavonoidi e i capsaicinoidi, con un alto effetto antibatterico, tanto che i cibi cotti con il peperoncino hanno un maggior grado di conservazione. In assenza di problemi gastrointestinali e grazie alla ricchezza di vitamina C, l’assunzione di peperoncino ha effetti benefici sulla salute, sopratutto su raffreddori, sinusiti, problemi ai bronchi e nel favorire la digestione.
Per chi, oltre ad amare i cibi piccanti, ha uno spiccato pollice verde, sul sito Genuine Pepper Seeds vengono venduti i semi di svariate varietà di peperoncino al solo costo di spedizione e nelle pagine sul sito si trovano diverse tecniche di coltivazione. Per recuperare tempo e accorciare le tempistiche di germogliazione viene spiegato il metodo Scottex, che consiste nel riporre i semi dentro carta scottex fino alla fuoriuscita di qualche millimetro di radichetta dal seme stesso.
Un altro consiglio per una migliore semina è l’utilizzo della camomilla come infuso, per disinfettare e ammorbidire il tegumento. Questa è una tecnica antichissima ed ha basi scientifiche.
La notizia è uscita giorni fa sull’autorevolissimo quotidiano britannico, ma vale davvero la pena di riprenderla: si tratta di far luce su alcune ‘leggende metropolitane’ che circolano intorno al cibo.
Iniziamo da tutto ciò che si sente dire in giro e altro non è se non un cumulo di baggianate: ad esempio, mangiare alimenti che contengono rame (crostacei ma anche semi di girasole, pistacchi e mandorle) non blocca l’insorgere di capelli bianchi, mentre è vero il contrario, e cioè che una dieta povera di rame li incrementa; la cottura dei cibi non distrugge i minerali, praticamente inattaccabili ad eccezione del potassio, che resta nell’acqua di cottura.
E ancora: mangiare gelatina non fortifica le unghie, non è inevitabile ingrassare quando s’invecchia (si perde massa muscolare, quella sì, ma si può combattere il processo praticando regolare attività fisica) e soprattutto la pizza a taglio non fa male, anzi: se consumata nella variante margherita e accompagnata con un’insalata è un pasto più che equilibrato.
Veniamo ora alle perle di saggezza: il peperoncino dà assuefazione? Vero, perché insieme alla sostanza che trasmette al nostro cervello la sensazione di bruciore ne rilascia anche un’altra che indica piacere; lo zucchero fa bene contro il mal di gola e le cavallette sono davvero più nutrienti (e molto meno appetibili) delle aragoste con ben 14 grammi di proteine l’una contro gli 11 del prestigioso crostaceo.
Infine: le donne preferiscono cibi dolci e grassi e gli uomini quelli salati (ma non sempre magri) e le mele possono sconfiggere l’herpes grazie alla quercetina, ma bisogna mangiarle con la buccia.
Speriamo di aver risposto a qualche vostro interrogativo esistenziale.
Estate. Tempo di vacanze. Tempo di sole, mare e relax. Ma anche tempo di visite ai luoghi storici del Bel Paese, città, siti e musei. Se vi capita di bazzicare in Calabria e siete degli appassionati e curiosi conoscitori del cibo, perché non fate un salto al Museo del peperoncino?
Situato a Maierà, in provincia di Cosenza, ed ospitato nello storico Palazzo Ducale, il museo ripercorre la storia del peperoncino e ci porta a spasso tra le sue molteplici varietà, illustrandoci le sue peculiari proprietà organolettiche. E ancora un tripudio di quadri, stampe e schizzi che hanno come assoluto protagonista il prezioso “oro rosso”.
Il museo è curato dall’Accademia del Peperoncino, nata nel 1994 a Diamante, dove ogni anno, in Settembre, si tiene peraltro il Festival dedicato al rosso ortaggio, kermesse imperdibile per tutti gli appassionati dei sapori decisi.
Orari di apertura: 17-24 (da giugno a settembre); 10-13 e 16-19 sabato e domenica; altri orari a richiesta.
Per informazioni: tel. 0985/81130