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Tutti gli articoli con tag piemonte

Ricette Carnevale: le bugie (boxie) alla ligure

pubblicato da roberta

Si fanno in Piemonte e in Liguria questi ottimi dolci di Carnevale aromatizzati all’arancia, più o meno una variante sul tema delle frappe. In Liguria, in particolare, durante questo periodo di maschere e feste scatenate, non c’è paese che non dedichi alle bugie una sagra o una manifestazione culinaria con tanto di degustazione. Oggi impariamo a farle nella forma ‘a bocciolo’.

Cosa vi occorre: 400 g di farina, 2 uova, 1 cucchiaio di acqua profumata ai fiori d’arancio, 1 cucchiaio di bicarbonato o di lievito in polvere, la scorza grattata di 1 limone, 150 g di zucchero, sale, olio per friggere e zucchero a velo, due stampini a forma di corolla di fiore, uno più grande e uno più piccolo.

Come si preparano: disponete la farina a fontana, in mezzo aggiungete tutti gli ingredienti compreso un pizzico di sale, quindi impastate energicamente. Stendete la sfoglia con il mattarello, quindi, con gli stampini, ritagliate in egual numero fiori più grandi e fiori più piccoli. Sovrapponete a ogni fiore grande un fiore piccolo e friggeteli uno per uno tenendoli immersi nell’olio bollente per tutto il tempo, in modo che si saldino formando i cosiddetti boccioli.

Foto | Flickr

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Ristoranti: C’era una volta a Torino

pubblicato da roberta

Sembra di cenare nel salotto di casa, anche se in compagnia di altre decine di persone, quando si va al ristorante C’era una volta di Torino, che fa le cose per bene e proprio come una volta, sia nelle atmosfere in sala che in cucina.

Sarà che per arrivarci si accede a un palazzo dopo aver citofonato e si sale al primo piano, proprio come se si stesse andando a trovare qualcuno e si viene proiettati in una specie di casa di campagna, in cotto, legno e pietra dai colori caldi e avvolgenti (non fosse per quegli orrendi quadri a stampa, macchie di verde che danno fastidio agli occhi), come pure le tovaglie che cadono mollemente fino a terra.

L’attesa dalla comanda alla cena si fa sentire: il servizio è quello che è, non all’altezza forse, di un locale molto piacevole che deve essere abituato alle folle, anche il martedì sera, non sia per l’estrema lentezza e per qualche commento di troppo. Il cibo, però, fa dimenticare tutto.

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Ristoranti: Coco Pazzo a Torino

pubblicato da roberta

Così come ci sono locali che, nonostante le proposte in menu, uno le considera sempre solo come pizzerie, così ci sono giorni in cui, ripeto, nonostante le golosità che fanno l’occhiolino dalla carta, non si vuole mangiare altro che pizza.

Era una domenica sera di quel tipo, quella in cui sono andata da Coco Pazzo a Torino, un nome, pare, diffuso in tutte le parti del mondo per un ristorante, proprio come Fido per un cane. Saranno stati gli arredi spartani e colorati o l’enorme forno a legna che ha cancellato dalla mia fantasia le carni e i pesci in bella mostra, ma io mi sono seduta che volevo la pizza e sono stata irremovibile.

Evidente la delusione del cameriere che invano aveva cercato di pubblicizzare il piatto del giorno, strascinati al sugo di pesce (e qui c’è stata una disputa tra me, che sostenevo fosse una pasta lucana, e lui che la considerava a tutti gli effetti pugliese), ma è andata così anche grazie alle sue confidenze sul fatto che metà del personale è meridionale, informazione che ha contribuito a incrinare le mie reticenze sull’ordinare una pizza a nord di Roma.

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Ristoranti: La Dentera a Torino

pubblicato da roberta

È dalla storica tranvia ‘a dentiera’ Torino-Superga, unica nel suo genere in Italia e attiva dal 1884, ai piedi dell’omonima collina tristemente famosa per lo schianto aereo che decimò il Grande Torino nel 1949, che prende il nome il ristorante-pizzeria La Dentera, un po’ piemontese un po’ panitalico.

L’ambiente è grande e articolato, arredato con semplicità. Visto che la numerazione dei tavoli è indicata con antiche palette ferroviarie, c’era da aspettarsi qualcosa di più sul tema anche nel resto della sala o nelle vettovaglie, ma in questo siamo rimasti delusi.

Non ci lasciamo tentare dall’enorme forno a legna che campeggia oltre l’entrata, e optiamo per un menu sobrio che si apre con un antipasto a base di insalata cruda di carciofi al limone ben condita e fresca: i carciofi non avevano ‘barba’, non erano anneriti ed erano teneri. La qualità è quella di Albenga, come insegna la filosofia del km 0.

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Ristoranti: il Porto di Savona a Torino

pubblicato da roberta

È più facile prendere un appuntamento con il Presidente della Repubblica, che riuscire a cenare in questo ristorante affacciato sotto i portici di piazza Vittorio Veneto, a pochi passi dal Po. Se non avete prenotato, poi, (Chiambretti, aiutaci tu!!) è addirittura impossibile, salvo sedersi nel dehors quando piove e fa ancora freddo.

Il Porto di Savona è uno dei 5 locali della Food & Company, impresa del settore ristorazione di proprietà del Pierino nazionale. Segnalato dalle Osterie d’Italia di Slow Food e inserito nei locali storici del Belpaese, in realtà, questo ristorante esiste dal 1863, quando ancora da qui partivano le diligenze dirette agli imbarchi di Savona (da cui il nome), ma se date un’occhiata in rete, riceve commenti assai poco lusinghieri.

La cosa mi ha alquanto stupito, anche perché la mia esperienza in loco si è rivelata abbastanza diversa: folla sì, quella tanta, ma niente camerieri scorbutici (sbrigativi d’accordo, ma, ahimé, era sabato sera), nulla da ridire sulla tavola o sull’ambiente, che, invece, a parer mio è rustico e accogliente, e, soprattutto, nessuna brutta sorpresa nel piatto.

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Ricette conserve: toma sott'olio

pubblicato da lorenza barletta

tomaLa toma piemontese è uno dei miei formaggi preferiti e lo preparo davvero in tantissimi modi. L’altro giorno ho letto di questa preparazione sott’olio e mi è subito piaciuta, perchè così posso tenerlo sotto mano e mangiarlo quando mi pare!

Cosa ci serve: 800 grammi di toma; 400 ml di olio extravergine d’oliva; 2 cucchiai di capperi dissalati; 2 cucchiai di pepe rosa in grani; origano.

Scaldate per un paio di minuti l’olio con le bacche di pepe, affinchè si sprigioni bene il loro profumo. Intanto tagliate a pezzi grossolani il formaggio e mettetelo in un recipiente di vetro con i capperi già ben asciutti. Profumate poi l’olio con un po’ d’origano e versatelo a filo sulla toma, fino a coprirla completamente. Chiudete e asciate marinare per 1 notte a temperatura ambiente. Poi conservate in frigo per 2 settimane prima di consumarlo.

Foto | Flickr

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Ristoranti: Passami il sale a Venarìa Reale (Torino)

pubblicato da roberta

Osteria, cucina tipica piemontese e italiana: è un po’ tutto questo Passami il sale, imperdibile ristorante su due piani ricavato in un edificio del Settecento a due passi, ma proprio due, dall’incredibile Reggia di Venarìa (che abbiamo trovato un po’ trascurata in verità), alle porte di Torino.

Qui, alla luce delle lampade antiche, seduti ai tavoli in arte povera apparecchiati come si faceva una volta, non vi sarà difficile calarvi nella tradizione piemontese e immaginare i tempi in cui la Reggia lì accanto era vissuta e sontuosa davvero.

Noi ci siamo capitati a pranzo, ripromettendoci di stare leggeri: è finita che abbiamo assaggiato i celeberrimi, e giustamente direi, agnolotti piemontesi con ragù. Un tripudio di carne dentro e fuori. Qualcuno è andato più soft con ottime orecchiette alle melanzane e parmigiano: un sapore troppo meridionale da assaggiare qui, secondo me.

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Westvleteren, la miglior birra del mondo

pubblicato da Manila Benedetto

Signori e signori, iniziamo la settimana con “La Birra”. Tutto in maiuscolo perché, seppur i gusti ed i giudizi siano sempre e giustamente personali, quella di cui vorrei parlarvi oggi è - direi a giusta ragione - considerata la miglior birra del mondo. Sto parlando della birra Westvleteren, una trappista prodotta dal 1839 dai padri dell’abbazia di Saint Sixtus, nell’omonimo paese ad occidente occidentale delle Fiandre, in Belgio.

Ho avuto modo di degustare questa birra in un Laboratorio del Salone del Gusto con l’introduzione del massimo esperto di Trappiste, Jef Van den Steen, e vi assicuro che mi ha lasciata positivamente sorpresa, tanto da concordare con chi (il sito Ratebeer) la definisce la miglior birra del mondo nella sua versione 12.

Le Westvleteren sono le più scure, le più dolci e le più maltate delle birre trappista, con sentori di luppolo da far perdere la testa ai beerlover. La 12 in particolare, che ho degustato dopo una 8 ed una 6, è una birra da meditazione di color ambra scuro, doppio malto con rifermentazione in bottiglia, schiuma compatta e cremosa, un aroma meraviglioso di frutta e caramellato per una gradazione di 11,2%, riconoscibile nell’imbottigliamento (rigorosamente senza etichetta) dal “tappo giallo” che riporta il simbolo dell’abbazia.

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Altre immagini dal Salone del Gusto

pubblicato da Manila Benedetto

Prima di passare a trattare nello specifico altre diverse simpatiche scoperte di questo Salone del Gusto 2008, vi lascio l’ultima gallery fotografica, per portarvi un po’ nel vivo della kermesse più “deliziosa” del 2008.

flash di gusto

formaggi coloratiformaggi coloratiformaggi invecchiati

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I numeri del Salone del Gusto

pubblicato da Manila Benedetto

Il Salone si è concluso. I cinque intensi giorni di “gusto e cultura” sono volati, e adesso ci toccherà aspettare due anni per poter tornare al Lingotto Expo. Al termine di una tale manifestazione non si può che dare i numeri, come naturalmente hanno fatto rappresentanti politici e organizzatori (il presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, l’assessore al Commercio, Turismo, Attività Produttive e Marketing Urbano della Città di Torino Alessandro Altamura, e Carlo Petrini, presidente Slow Food) durante la conferenza di chiusura di ieri pomeriggio, lunedì 27 ottobre.

Ed allora ecco i numeri di questa kermesse: circa 180 000 ingressi, con un incremento del 4% rispetto alla scorsa edizione, e numerosa presenza di giovani di cui il patron Petrini si è detto “molto contento soprattutto dei 2280 bambini, provenienti da 76 scuole, che hanno partecipato alle attività didattiche di Orto in Condotta”. Circa il 25% dei presenti sono stati stranieri provenienti oltre che dall’Europa anche da America ed Oriente. 335 sono stati gli espositori italiani, 97 quelli esteri per un totale di 432 bancarelle a cui si sono affiancati 161 Presìdi italiani e 96 internazionali (per 46 paesi). Terra Madre, in contemporanea, ha ospitato 7.142 partecipanti tra delegati e rappresentanti di istituzioni e associazioni da 153 Paesi del mondo.

Il dato più importante del Salone, comunque, è stato il basso impatto ambientale: raccolta differenziata, materiali di consumo riciclati e riciclabili, allestimenti riciclati. Circa il 60% dei rifiuti è stato differenziato. Le sedute sono state ottenute con cartone riciclato ma soprattutto con giornali riciclati montati assieme (nella foto accanto, che mi ritrae, c’è un esempio di sedia, e nella gallery altre immagini). Il Salone ha collaborato con Set Up da cui è arrivata l’idea di utilizzare come materiale di costruzione il Celenit, materiale che non viene trattato chimicamente per la sicurezza contro il fuoco, e che sarà usato poi dalla società Autostrade per la costruzione di strade. Eliminata anche la moquette, e migliorati gli imballaggi (compresa la raccolta di bottiglie di plastica diventate poi cestini e carrelli per supermercati).

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