L’Alto-adige è ancora protagonista grazie alla sua alta qualità dei vini che produce. Oggi ci occuperemo di un piccolo produttore che lavora in biologico, come quasi tutti gli altoatesini per dire la verità. La superficie vitata: 1,3 ettari e produce 8000 bottiglie ripartite tra un rosso e cinque vini bianchi.
I prezzi mediamente si aggirano intorno agli 8 euro. L’azienda è situata a 520 metri sopra il livello del mare vicino ad un bosco, il comune è quello di San Michele Appiano. Questo vino è molto interessante per le sue note fruttate mature, e la sua mineralità spiccata e fresca. L’alto tenore alcolico è molto equilibrato e i 14 gradi quasi non si avvertono.
Forse un po’ difficile da reperire, ma credo proprio ne valga la pena. Si abbina bene con delle vellutate di legumi, carni bianche accompagnate da funghi trifolati.

Al Merano Wine Festival ho partecipato alla verticale del Pinot bianco di Vorberg di Cantina di Terlano. Le annate degustate sono state: la 1957, 1971, 1980, 1993, 1999, 2001, 2002, 2004, 2006 e l’attuale 2009. La degustazione è iniziata con l’annata più vecchia, scelta che per altro approvo in pieno, poiché la prorompenza dei millesimi nuovi potrebbero coprire sentori terziari più sottili che si formano con gli anni. Questa azienda altoatesina ci mostra quanto i vini bianchi possano invecchiare e bene e di come è sbagliato aprirne di troppo giovani. Nella loro filosofia infatti, non esiste vino bianco o rosso ma esiste il vino.
Alla vista si presenta di un oro verde, sedimenti pressoché assenti, grasso ma non viscoso. Al naso emergono le note di zucchero filato, miele una leggera ma ben integrata ossidazione, e frutta candita. Questi sentori li ritroviamo al naso unitamente ad un’acidità ancora presente ed abbastanza vivace, che supporta insieme alla sapidità la struttura del vino. L’annata ‘71 a parer mio, credo sia quella con il naso più affascinante e che quindi mi ha stregata. Andando con ordine il colore qui è giallo paglierino carico con riflessi verdi, indizio che ci fa pensare all’acidità. Il naso è sottile, fine, minerale, fresco. Corrispondente in bocca, ma con una persistenza inferiore rispetto al vino precedente.
L’annata ‘80 dista un’abisso per sensazioni aromatiche, qui infatti emergono soprattuto note di marmellata di albicocca appena fatta ed agrumi canditi. La ‘93 a detta degli esperti è stata un’annata magnifica. Il colore è un oro verde poco intenso con qualche traccia di particelle in sospensione. Al naso le note più marcate sono quelle della cera d’api, cipria e gesso, ma troviamo anche note caramellate e di frutta matura a polpa gialla. Il millesimo ‘99 è di colore giallo paglierino, in bocca è più sapido e minerale e più succoso, con un’acidità notevole anche se l’alcol si avverte un po’ di più.
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