Di questo vitigno, localmente conosciuto anche come Durella, si hanno tracce storiche a partire dal XIII secolo, malgrado ciò, oggi non se ne sente parlare molto. Eppure ha una buona vigoria, si adatta facilmente ai terreni argilloso-calarei ed è resistente a molte malattie. Acido ed abbastanza profumato è ottimo per la spumantizzazione, sia metodo classico che charmat. Proprio per divenire uno spumante, Sekt in tedesco, è stato esportato e trapiantato in Germania.
La zona di vocazione è tra la provincia di Verona e quella di Vicenza, più precisamente nelle vallate della Lessinia. Con la sua struttura non eccessiva e la sua acidità presente, si abbina facilmente alla cucina veneta, soprattutto col baccalà alla vicentina e con gli asparagi. Nella versione metodo classico con affinamento sui lieviti per dieci anni, emergono note molto interessanti, di frutta secca, crosta di pane ed una persistenza che stupisce.
Va detto che questo spumante contiene il 15% di Pinot Nero, il quale sicuramente donerà una struttura più decisa al vino, ma l’acidità piacevole sostiene tutto il sorso, e lo rende ottimo per pasteggiare con più pietanze. Un vitigno bianco la cui conoscenza andrebbe approfondita.
Foto | Marcato
Tutti conosciamo, almeno di nome, i grandi nomi dello Champagne, così vorrei concentrarmi su piccoli produttori, meno noti come Pascal Mazet. Un vero vignaiolo sito a Chigny les Roses, che coltiva in modo ragionato le sue viti. L’inerbimento, la flora e la fauna sono i mezzi di cui monsieur Mazet si serve per lottare contro le malattie della vigna, utilizzando al minimo i prodotti chimici e controllando attentamente lo stato di salute pianta per pianta per decidere come intervenire.
Coadiuvato da sua moglie, i loro champagnes rispettano quel che è il loro carattere, non particolarmente complesso ma piacevolissimo e particolare. I vitigni utilizzati sono i classici Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier. Gli Champagne prodotti sono: il Brut Tradition; Extra Brut; Brut Grand Réserve; Millésime e il Brut Cart d’Or. Tutti con un filo conduttore, con una piacevolissima nota ossidata di sottofondo.
Una filosofia semplice ed entusiastica riassunta in una scritta che si può leggere nella loro cantina: “la passione è come il tergicristallo dell’automobile, non fa smettere di piovere ma ti permette di andare avanti”.
Il grattacielo Pirelli a Milano è un ambiente suggestivo per l’anteprima dei vini lombardi Vinitaly 2011, evento che si terrà a Verona Fiera dal 7 all’11 aprile. Al Vinitaly 2011, la Lombardia sarà presente con i suoi 5 DOCG, 14 consorzi vitivinicoli e ben 70 aziende produttrici. Come tutti gli anni, la Franciacorta fa da portabandiera per i vini lombardi; per la sua qualità, la sua particolarità e la sua fama anche a livello internazionale.
Con una degustazione partendo dalla Franciacorta, è facile capire perché questa zona sia diventata uno dei beni più preziosi nel mondo del vino lombardo, nonché quello nazionale italiano. Da lì, c’è opportunità per scoprire cosa fanno nel Oltrepò Pavese. Sempre individuale e indipendente, e sempre legato al suo amatissimo Pinot Nero, da questa zona abbiamo assaggiato la Cruasé: versione rosé del DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico.
C’è stato tempo per ‘riscoprire’ anche il Lambrusco – vino spesso sottovalutato per la sua semplicità. Ma è proprio questa semplicità che gli dona un’adattabilità a tanti piatti, soprattutto i famosi salumi di questa zona. Con l’estate che si avvicina, sono tempi di bevibilità e piacevolezza – e sono queste le doti del Lambrusco.
Con la rappresentanza di 14 consorzi lombardi al grattacielo Pirelli sarebbe stato impegnativo assaggiare tutto. Ma abbiamo deciso di finire con il più recente DOCG lombardo, nonché vino da meditazione, il Moscato di Scanzo. Nonostante abbia preso il suo riconoscimento da DOCG solo nel 2009, è noto come uno dei vini più antichi d’Italia. Assaggiare un vino da dessert verso l’ora di pranzo non fa per tutti, ma siamo riusciti a trovare un esempio comunque fresco e con una bella acidità. Sicuramente un prodotto più che valido e meritevole del suo DOCG, che si presta a piatti di formaggio, pasticceria e cioccolato.
Cosa troveremo al Vinitaly 2011 dalla Lombardia? C’è un nuovo sito in arrivo per il vino lombardo: Lombardiavini.it che dovrebbe essere attivo nei prossimi giorni.
Riprendiamo da dove abbiamo lasciato, con un’intervista a Mr Cinquin, produttore, mongolfierista, ma soprattutto presidente dei produttori di Mercurey.
La prima domanda che le porgo è inerente alla prossima apertura di una cantina collettiva. Quali sono le ragioni che vi hanno portato a sviluppare questo progetto e cosa intendete per collettiva? - Collettiva significa che nella stessa cantina sarà possibile trovare più vini di differenti viticoltori, un po’ come in un’enoteca, ma saranno solo quelli dell’appellazione e dei produttori che fanno parte di questo progetto. Le ragioni sono principalmente per far conoscere l’appellazione, per essere un punto di riferimento e allo stesso tempo avere una vetrina comune dove esporre, far degustare e conoscere i vini di Mercurey.
Il suolo che c’è a Mercurey è molto simile per formazione geologica a quello della Côte d’Or. E’ il clima che gioca un ruolo fondamentale nella caratterizzazione del vino o è pressoché lo stesso? - Il clima in effetti è un po’ più caldo, più temperato, ma il suolo, anche se molto simile, ha ancora un ruolo determinante per via delle faglie che qui ci sono state in epoca terziaria e che quindi differenziano e caratterizzano il pinot nero e lo chardonnay.
Un pinot nero di Mercurey è allora qualitativamente migliore o peggiore di un vicino Pommard per esempio? - Si esprime differentemente, è più fruttato e gioca sulla finezza che non sul corpo e la struttura dei suoi vicini.
Come spiega la ragione di una minore popolarità della più grande appellazione borghignona, rispetto alle altre della Côte d’Or? - Beh è soprattutto una questione di posizione geografica e anche storica: la Côte d’Or produce da sempre vini più importanti e famosi. Posso però affermare che siamo l’appellazione più conosciuta della Côte Chalonnaise e che negli ultimi vent’anni la qualità è cresiuta moltissimo.
E il non aver dei Gran Crus può contribuire a mettervi un po’ in penombra? - Effettivamente può essere un elemento che contribuisce al successo di altre denominazioni.
Continua a leggere: Intervista al presidente dell'unione dei produttori di Mercurey.
La champagne è una regione francese nella quale si produce il famoso vino. Le vigne coprono 33.975 ettari di terreno e sono coltivate a pinot nero, pinot meunier e chardonnay, per una percentuale irrisoria, ad arbanne e petit meslier. Vengono distinte 4 zone: Vallée de la Marne, Montagne de Reims; Côte des Blancs e de Sézanne e Côte des Bar. Dom Pérignon è il celebre frate Benedettino da tutti conosciuto come l’inventore dello Champagne, in realtà, si dice che stesse lavorando per ridurre il fenomeno delle bollicine nel vino. La storia e le curiosità su questo vino particolare sono tante e non mi dilungherò.
Lo Champagne può chiamarsi così solo in questa regione, in tutto il resto del mondo prende nomi differenti e nel resto della Francia prende il nome di Crémant, ad indicare che il vino è fatto col metodo classico o champenois, ovvero rifermentazione in bottiglia. Ogni maison, famiglia e produttore ha una sua ricetta particolare e lo champagne che ne scaturisce si differenzia moltissimo. Generalmente è il risultato dell’assemblaggio di più vini di zone ed annate differenti, ma può anche essere millesimato ed in qualche caso particolare, provenire da un singolo vigneto, clos.
Andare alla scoperta di questa zona, se si è appasionati, è veramente emozionante, ma se per caso si capita da queste parte e non si ha il tempo di far visita a qualche produttore, a Dizy, villaggio vicino ad Aÿ, c’è un negozio piccolo, ma con una selezione di Champagnes limitrofi a quei comuni, davvero ben oculata. Infatti, è operata da un enologo esperto, ed ad aiutarvi, troverete due simpatiche donne che cercheranno di capire i vostri gusti e di indirizzarvi al meglio. Il prezzo delle bottiglie è quello che paghereste in cantina dai produttori. Aperto tutti giorni dalle 10-12.30 e dalle 15-19 e d il sabato e la domenica orario continuato 10-19. Il negozio si chiama La cave des filles e si trova al 463, Avenue du Général Leclerc. Non ve lo consiglio se siete amanti dei vini più estremi e naturali, qui non li troverete.
L’enologia altoatesina ha conosciuto una crescita straordinaria in termini qualitativi negli ultimi anni.
Per apprezzare a pieno i profumi e l’eleganza di tutte le tipologie di vino dell’Alto Adige, l’A.I.S. di Roma ha organizzato una vera e propria full immersion: da una parte degustazione libera a banchi d’assaggio con i vini di oltre 40 aziende e il tipico Speck dell’Alto Adige, dall’altra, due seminari con degustazioni guidate di vini bianchi e rossi.
L’appuntamento è per il 3 novembre all’Hotel Rome Cavalieri: i banchi d’assaggio si svolgeranno dalle 16.30 alle 21.30 mentre i seminari avranno luogo dalle 18 alle 19 e dalle 20.30 alle 21.30. Ingresso gratuito. Infromazioni e contatti qui.
Foto | Flickr
Alcuni giorni fa è stata segnalata la trasmissione di Sideways. Tutti ricorderanno come il protagonista di questo film sia un grande amante di Pinot Nero e detesti il Merlot.
Pare che in seguito allo straordinario successo del film, in America tutti i vini a base Merlot abbiano riscontrato un notevole calo nelle vendite. Un gruppo di produttori e di semplici appassionati di Merlot hanno quindi pensato bene di creare un vero e proprio movimento di sostegno alla rinascita del Merlot con tanto di sito e film/documentario.
Basterebbe sapere che la qualità del vino non è data solo dalla scelta del vitigno per evitare che si montino tutte queste diatribe perlopiù prive di significato…
Il Quartirolo rappresenta purtroppo l’ennesimo esempio di come le abitudini alimentari moderne si siano involute rispetto al passato, complici un profitto più facile e ritmi di vita più esasperati. Una volta questo formaggio veniva consumato solitamente dopo un periodo di stagionatura di circa un mese che lo rendeva più persistente e aromatico. Oggi la maggior parte delle forme viene messa sul mercato a pochi giorni dalla produzione: un consumo immediato è più conveniente e comporta meno costi per il produttore.
Da un punto di vista organolettico un Quartirolo maturo può rassomigliare ad un Taleggio, senza tuttavia raggiungerne la complessità (opinione personale). Per la produzione, annuale ed ormai estesa a quasi tutta la Lombardia, viene utilizzato latte vaccino scremato.
Una curiosità sul nome: con quartirolo, fino a circa cento anni fa, si indicavano tutti i formaggi prodotti col latte delle vacche che pascolavano nel quartirö, l’erba ricresciuta alla fine dell’estate dopo l’ultimo taglio di fieno dell’anno.
Capitolo abbinamenti: pinot nero dell’Oltrepò pavese per un Quartirolo fresco (a pasta tenera) e Valtellina Superiore, più complesso e strutturato, per la versione stagionata.
La foto è tratta dal sito: www.corrierecome.it