Oggi ho per voi una curiosità da ultimo dell’anno che mi sembrava alquanto interessante: come sapete in questo periodo vengono pubblicizzate le nuove edizioni di vocabolari e dizionari che arrivano in libreria freschi di stampa e zeppi di neologismi e forestierismi, cioé i termini stranieri che entrano nell’uso corrente della lingua italiana.
Ma non solo da noi: pare, infatti, che nel nuovo Dizionario di tedesco della Zanichelli, quanto a termini mangerecci (di cui l’Italia è leader assoluto dell’export) accanto agli ormai tradizionali ‘pizza’, ’spaghetti’, ‘mozzarella’, ’salame’ e ‘mortadella’, si possano trovare anche ‘rucola’, ‘gnocchi’ e ‘bruschetta‘.
Se alcuni termini erano più che prevedibili, vedi ‘caffé’, ‘cappuccino’ e ‘latte macchiato’, l’inserimento di ‘parmigiano’ e ‘aceto balsamico‘ è il segno che i riconoscimenti Dop e Igt che ci dà l’Unione europea, oltreconfine sono seguiti accanitamente.
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L’Antico Tevere è un di quei posti che ogni volta che ci torni sembra avere una faccia diversa: dalla pizzeria ‘caciarona’ della cena di classe l’ultimo anno del liceo, l’ho ritrovato raffinato ristorante con specialità a base di pesce per i festeggiamenti della mia laurea. Anche la qualità della cucina, purtroppo, sembra subìre un andamento ‘altalenante’, ma fortunatamente sono più le volte che ci soddisfa di quelle in cui ci delude.
L’ultima volta abbiamo iniziato la cena con un abbondante antipasto misto di mare, che spaziava da una semplice ma gustosa insalata di mare ai polpetti alla Luciana, l’insalata surimi e rucola (troppo condita in verità), seppioline piselli e pachino e insalata con gamberi, carote e sedano, il tutto accompagnato da una focaccia calda, bella ’scrocchiarella’. Per primo ottime porzioni di fettuccine mare e monti, che qui preparano con cozze e funghi, abbondanti e al dente.
Le scelte del secondo divergono: chi si butta sulla grigliata di pesce non è eccessivamente soddisfatto, mentre il mio filetto al pepe è una vera delizia, adagiato su una bruschetta croccante. Per guarnire cicorietta ripassata all’agro (ahimé, le origini), ananas per i più parchi, sorbetto al limone o gelato di crema affogato al whiskey. Il conto non deve spaventare: 160 euro in 4, ma ne vale la pena: l’atmosfera, se prenoterete un tavolo sulla terrazza affacciata sul Tevere, è davvero indimenticabile, soprattutto di giorno.
Ristorante L’Antico Tevere
Via Portuense, 45 - Roma
Tel 065816054
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Ognuno di noi ha il suo posticino di riferimento nel quartiere, quello in cui si rifugia quando non ha voglia di cucinare né di prendere la macchina e guidare fino all’altro capo della città. Il Focolare, a Monteverde vecchio, un’istituzione dal 1944, è uno di questi posticini e come tale a volte ti fa sentire a casa perché cucina proprio come lo faresti tu e quello era proprio il gusto che ti aspettavi di assaporare, altre volte, invece, ti delude.
Ultimamente ci sono capitata spesso, con soddisfazioni altalenanti. La pizza è sempre buona, soprattutto se semplice e se vi piace quella romana bassissima: la mia preferita si chiama certosina ed è con bufala, pachino e olive nere. Ottimi anche gli antipasti di pesce: oltre alle cruditè, provate il piatto marinato, troverete involtini di salmone e storione affumicato, chele di granchio panate e involtini di gambero in crosta di pasta fillo. Anche gli spaghetti con vongole e bottarga sono una garanzia, specie se seguiti dalla pezzogna al forno con contorno di verdure grigliate. Freschissime. Annaffiate il tutto con un Vermentino ghiacciato.
E ora veniamo alle dolenti note: cercate di essere un po’ psicologi e di capire se è la sera giusta per ordinare la frittura di pesce. L’ultima volta altro che paranza: mi hanno portato nel piatto pesci enormi, figuratevi che i più piccoli erano triglie! Diffidate anche della tagliata al rosmarino, soprattutto se vi propongono il filetto: il mio era troppo cotto, le patate d’accompagnamento troppo oleose e i broccoli troppo crudi. Meglio evitare, tra i dessert, la crème brulée e la catalana (non sembrano conoscere la differenza): optate per un ottimo strudel di pere con gelato alla vaniglia.
Foto | Il Focolare
Non si immagina che in un paesino di un entroterra verace come può essere quello di Grosseto, si possa trovare un ristorantino così ricercato ed elegante, eppure Sergio, lo storico proprietario dell’Ape Regina di Montiano, tiene a questo suo, diciamo, primato, in maniera particolare. E ha ragione. Ritinteggiato da poco, il ristorante, un’unica sala sul curvone di una strada che esce dall’abitato, ha le pareti verde scuro sulle quali campeggiano ritratti di api regina incorniciati di pesante oro lavorato.
Anche il resto dell’arredamento è in stile barocco-rococò e l’atmosfera soft, ottenuta grazie alla luce delle candele sui tavoli dalle tovaglie immacolate, troppo piccoli per gli enormi sottopiatti in bronzo, molto belli. Da sottolineare, visto che tutti a tavola l’abbiamo notato, la compilation di sottofondo, che spaziava da Renato Zero a De André con punte di Ricky Martin e Take That. Bizzarro.
Il menu è scarno, ma sembra che qui si gusti una delle migliori pizze della zona (a gusto romano): su 6 che siamo, 3 optano per quella bianca ai carciofi che pare essere il non plus ultra; gli altri prendono il filetto al pepe verde, che era girello e c’era sì un po’ di pepe, ma non la salsina che ci si aspettava, lavorata con panna e senape, o la tagliata di manzo con aceto balsamico. Buona. Prima di tutto ciò, antipasto della casa per tutti: un piatto coloratissimo e profumato tra bruschetta pomodoro, bruschetta al formaggio olandese, bruschetta crema di carciofi, pagnottina, salamini, prosciutto e melone, crema di formaggio con cetriolino, barbabietole, affettati misti. Il conto, nonostante fossimo degli aficionados, è stato salato: 40 euro a persona, pur se con due bottiglie di vino medio.
L’Ape Regina
Via della Madonnina, 1
Montiano (Gr)
Tel 0564589872
Chiuso il lunedì (tranne luglio e agosto)
Foto | Flickr
Secondo molti è la migliore pizzeria di Napoli: sempre aperta e dai prezzi oltremodo competitivi, l’ambiente della Trianon da Ciro è di quelli spartani in cui si può assaporare, e non solo nel piatto, la napoletanità più verace. Impossibile non trovare posto, visti i tre livelli sovrapposti in cui si articola, i tavoli sono ‘comunitari’ (nel senso che se siete in due potrebbero farvi accomodare accanto a una comitiva più numerosa) e apparecchiati con lunghe tovagliate di carta, in ‘tinta’ con le stoviglie che vi arriveranno, però, solo a ordinazione effettuata.
Non c’è molta scelta nel menu, ma se siete a Napoli e volete gustare una pizza, non ne avete bisogno: imperdibile la margherita tradizionale, con pomodoro Igp e mozzarella di bufala campana doc. E, udite udite, ricompare sulla pizza il basilico, che nelle pizzerie di Roma è estinto da anni! Era da tanto tempo, inoltre, che non riuscivo a mangiare la crosta della pizza (che poi mi lievita nella pancia per ore), ma questa è croccante e leggera, cotta a puntino grazie a un ottimo forno a legna.
Il servizio è veloce ed efficiente, accompagnato da quel sorriso e da quella cordialità innata nei partenopei: si vede che qui sono abituati a un grande afflusso, perché altrimenti sarebbe impossibile districarsi in situazioni di folla come quella del sabato sera. Il conto è un’altra bella sorpresa: Trianon è proprio per tutte le tasche… dal 1923.
Pizzeria Trianon da Ciro
Via Colletta Pietro, 46
80139 - Napoli
Tel 0815539426
Sempre aperto
Foto | Interviu
A volte i locali di quartiere riservano ottime sorprese; altre volte, come questa, non in particolare. I Laureati, ristorante-pizzeria con qualche pretesa a Monteverde nuovo, a un minuto dalla Circonvallazione Gianicolense, è uno di quelli che valgono la pena soltanto se vi trovate a passare, almeno per quanto riguarda il servizio di pizzeria.
Il ristorante d’estate si allarga in una terrazza piacevole anche se un tantino umida a causa delle vicinanza conVilla Pamphili, polmone verde di Roma, ma è meglio evitare la parte coperta, troppo chiassosa. Tavoli semplici e un menu curato pur nella sua essenzialità, offre diversa scelta per quanto riguarda, appunto, la pizza, da cui ci siamo fatti tentare, complice un forno a legna in bella vista.
Il fritto misto della casa non era disponibile in tutti i suoi elementi, così ci hanno deliziato con una scodella di supplì (ottimi, come raramente se ne mangiano, traboccanti ragù) patate in sfoglia, crocchette (surgelate), olive ascolane e mozzarelline (queste ultime troppo spesso vuote). Privi di fantasia ma non troppo, prendiamo pizza margherita con prosciutto crudo e scaglie di parmigiano, inutilmente alta, e un calzone ai due fumi: mozzarella di bufala e provola affumicate, speck e funghi. Troppo crudo e con una vaga ombreggiatura di speck. Nonostante tutto, annaffiando la cena con due birre medie e una bottiglia d’acqua (fa caldo!) riusciamo a spendere 25 euro a testa.
I Laureati
Via Luigi Zambarelli, 35/37
00152 – Roma
Tel 0658203340
www.ristoranteilaureati.com
Foto | I Laureati
A questo punto della stagione, quando un amico vi propone di andare a mangiare un boccone fuori la sera, diventa indispensabile, almeno per me, che il posto in questione abbia i tavoli all’aperto. Ideale sarebbe un bel giardino, ma non esageriamo: a Roma basta anche un marciapiede. E marciapiede sia, all’inizio di viale Trastevere dalla parte di piazza Sonnino, per questo ristorante e pizzeria che si chiama Pancotto.
Nel quartiere la concorrenza è senza esclusione di colpi, così qui cercano di dare un colpo al cerchio e uno alla botte proponendo piatti della tradizione romana e italiana, a volte rivisitati, sia di carne che di pesce: spaghetti vongole e carciofi, bombolotti con radicchio, ricotta e guanciale, ma anche coda alla vaccinara e stracotto con polenta. La pizzeria è romana, con la sfoglia sottile e una lista piuttosto banale con qualche novità.
Noto subito che la bruschetta al pomodoro ‘di cortesia’ viene servita solo a chi conosce il proprietario o il cameriere. Brutto assai. Per antipasto optiamo per un fritto misto di media entità e privo di mozzarelline e un piatto di polpette alle melanzane, saporite ma un po’ mollicce. La pizza è decente, non troppo unta e di circonferenza ridotta: assaggiamo la Nostromo con pomodoro, mozzarella, tonno e cipolla (cotti) e la Tirolese, specialità della casa pare, bianca con speck e zucchine, o meglio, un’ombra di tutto questo. Niente dolce: meglio ananas e fragole con la panna. Il conto è medio, come tutto il resto. Ce lo aspettavamo.
Ristorante Pizzeria Pancotto
Viale Trastevere, 8/14
00153 – Roma
Tel 065806334
Sempre aperto
Foto | Flickr
Questa è una di quelle specialità che si ritrovano un po’ in tutta Italia, magari cambiano il nome e un po’ gli ingredienti, ma nella sostanza si tratta di un’ottima focaccia, egregio accompagnamento di salami, verdure grigliate e tutti gli antipasti che affollano la vostra tavola pasquale, ma può essere consumata anche al posto del solito pane. La ricetta che vi propongo io qui viene dalla tradizione romana ed è la pizza di Pasqua.
Cosa vi serve: 500 g di farina, 500 g di lievito di birra, 150 g di burro, 150 g di zucchero in polvere, 50 g di cannella, 10 g di sale, 6 uova, 150 g di scorzette candite.
Come si fa: disponete sulla spianatoia la farina a fontana, rompete le uova una per una e iniziate a impastare a mano, quindi aggiungete pian piano gli altri ingredienti, lasciando da ultimo le scorzette candite. Disponete l’impasto in una teglia unta dove lo lascerete riposare per una notte, poi cuocete in forno caldo per circa un’ora.
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