
In onore della Giornata Mondiale dell’uovo, non si può non dire due parole sulle virtuosissime proprietà nutrizionali di questo alimento e fare un piccolo excursus sui pareri contrastanti che ne delineano il suo uso nella dieta quotidiana. Partiamo con ciò che un uovo contiene: circa il 70% del suo contenuto è acqua, poi abbiamo circa il 12-13% di proteine e sali minerali e grassi in proporzione similare.
Molti sostengono che il numero massimo di uova da consumare in una settimana è di due; altri sono convinti che si possa arrivare fino a quattro. Tutto ciò a causa dell’elevato contenuto in colesterolo, presente quasi esclusivamente nei tuorli. Alcuni studi riferiscono però che il nostro organismo riesce ad assorbire solo una piccola parte di questo, quindi il problema sarebbe risolto a priori.
Le uova di gallina sono le più comunemente consumate e sono altamente nutrienti. Le uova di quaglia potrebbero essere usate come quelle di gallina e sono addirittura meno caloriche, più delicate e contengono meno colesterolo, però, diciamolo, sono anche un po’ meno maneggevoli! Le uova di anatra sono meno reperibili, e più grasse e saporite delle precedenti, mentre quelle d’oca e di tacchina sono molto simili alle uova comuni, se non fosse per le maggiori dimensioni.
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Inauguriamo oggi il girone C con gli Stati Uniti d’America che dovranno scontrarsi con l’Algeria, la Slovenia e l’Inghilterra nella fase preliminare dei Campionati del mondo. Per celebrare gli States abbiamo scelto una classica Ceasar’s salad, celebre insalata che getta un ponte tra l’Italia e gli Usa. Fu proprio uno chef italiano emigrato in America, infatti, tale Cesare Cardini, a inventarla nel 1924 miscelando sapientemente ingredienti nostrani con aromi e sapori a stelle e strisce. Il risultato? È ormai noto in tutto il mondo, anche se oggi noi lo rivisitiamo un po’.
Cosa vi occorre: 3 fette di pan carré, 2 cespi di lattuga romana, 12-18 uova di quaglia, 115 g di prosciutto crudo, 50 g di monterey jack, 3 cucchiai di succo di limone, 1 dl di olio extravergine d’oliva, 3 spicchi d’aglio, 4 filetti di acciughe sott’olio, 1 uovo, sale e pepe q.b.
Come si prepara: tagliate il pane a dadini, passatelo nell’olio insaporito con uno spicchio d’aglio tritato, sale e pepe e infornateli a 180° per 15 minuti. Sodate l’uovo per 2 minuti, fatelo raffreddare e sbucciatelo. Nel mixer frullate l’uovo con il resto dell’aglio e le acciughe scolate, aggiungendo, gradualmente, 7 cucchiai d’olio. Aggiustate con il succo di limone e il pepe. Intanto mondate la lattuga e tenetene i cuori, tagliandoli in 4 a riponendoli in un’insalatiera. Fate lessare le uova di quaglia per 2 minuti, freddatele e sbucciatene alcune. Grigliate le fette di prosciutto finché non diventeranno croccanti. Condite la lattuga con la salsa ottenuta nel mixer, 25 g di monterey jack grattugiato, unite i crostini di pane, le uova di quaglia tagliate a metà, il prosciutto a pezzi e il resto del formaggio grattato. Decorate con uova di quaglia intere che avrete tenuto da parte e servite.
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Mousse, gelati e zuccotti artigianali venduti nei migliori bar e ristoranti, ma anche delicate uova di quaglia con cui preparare ottime frittate: sono gli ultimi progetti gastronomici realizzati nel carcere di Opera, alle porte di Milano, per il reinserimento al lavoro dei detenuti.
Quanto mai ironici i nomi con cui sono stati battezzati: “Aiscrim… prigionieri del gusto” e “La fattoria di Al Cappone”. Il primo è un laboratorio di gelateria ricavato in uno spazio di 300 metri quadrati dotato di tre celle frigorifere e tini di conservazione; il secondo è un orto in cui vengono allevati i volatili proprio davanti a un’ala della casa di reclusione. In tutto vi sono impegnati circa 19 carcerati, dei “privilegiati” in qualche modo, che lavorano sei ore al giorno con regolare contratto e regolare stipendio, anche se a qualcuno, condannato all’ergastolo, l’aver imparato un mestiere non potrà servirgli fuori.
Il progetto ha il supporto della provincia di Milano, dell’azienda Jobinside e della onlus Il Due, il sostegno del provveditore lombardo dell’amministrazione penitenziaria, del garante dei diritti dei detenuti e del sindaco di Opera. La struttura carceraria è una delle più progredite nell’ambito del recupero sociale dei detenuti: ospita 1300 persone (per una capienza di oltre 1500) tra cui 200 ergastolani e 246 condannati per mafia; all’interno 450 persone sono impegnate nelle varie attività lavorative organizzate.
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