Che a tavola siamo i più copiati del mondo, in realtà, non è una grossa novità, ma la cosa comica è che mentre imitazioni dei nostri cibi spuntano ai quattro angoli del pianeta, in casa ci lamentiamo di come i gusti dei prodotti siano cambiati nel tempo e i sapori non siano più quelli di una volta.
A questo proposito è stata pubblicata da Daniela Ostidich, da 15 anni studiosa di tendenze d’acquisto alimentari, la ricerca “Consumare qualità” che ha messo in luce come gli italiani si lamentino che il pane non sa di niente, che la carne è peggiorata, che il prosciutto è cadaverico ecc. Il campione, composto da 1850 consumatori romani e milanesi, ha anche sottolineato come questi peggioramenti si accompagnino a un costante aumento dei prezzi, soprattutto per i prodotti di prima necessità. Unici alimenti ‘promossi’, secondo l’indagine, yogurt, caffè, panettone e merendine.
Intanto nel mondo, come dicevo, fioccano i cloni della dieta tricolore: oltre all’ormai grande classico Pompeian Olive Oil fatto a Baltimora, e alle mille varianti del Parmigiano Reggiano di cui ne spunta perfino una cinese, ecco il ‘pecorotto’ fatto in Australia, il Refosco made in California e il Classic Traditional Basil Pesto prodotto in Pennsylvania. Pasta e salumi, da sempre, i più taroccati: dai Capellini Milaneza in Portogallo agli Spaghetti mit Tomatensauce in Austria, arriva addirittura l’Original Turkey Bologna, inquietante mortadella turca. Insomma, ci hanno taroccato perfino la mortadella!
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Io sono di quelle che non potrebbero farne a meno, nonostante i bruciori di stomaco: parlo del caffè, del suo gusto inconfondibile al mattino appena svegli e dell’aroma che pian piano si diffonde per tutta casa…
A chi dice che in realtà la caffeina non abbia potere immediato ma a dare lo sprint energetico in prima battuta sia lo zucchero, risponde Yoshinori Masuo del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology di Tsukuba, Giappone. La sua recente scoperta è la seguente: anche profumo del caffè, non solo la bevanda in se stessa, attiva nel cervello dei topi il ‘gene del risveglio’.
I risultati della sua ricerca sono stati pubblicati dal Journal of Agricultural and Food Chemistry e facevano parte di uno studio sul potere anti-stress e antiossidante dell’aroma del caffè. Il punto di partenza è l’assunto che la carenza di sonno sconquassi l’attività di almeno 13 geni del cervello: gli esperimenti sui topolini dimostrano che la somministrazione di caffè o anche solo del suo aroma aumenta l’attività addirittura di due geni, GIR che è coinvolto nel controllo neuro-endocrino, e NFGR che controlla lo stress ossidativo. Pensate che bello se per evitare incidenti sul lavoro bastasse davvero diffondere nelle fabbriche l’aroma di un buon caffè!
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Detta così è forse un po’ troppo semplicistica: non è che mangiando piccante si tengano alla larga quei fastidiosi insetti, inseparabili molestie delle notti d’estate… ma una base scientifica c’è.
Alan Katritzky, chimico dell’Università della Florida, in una ricerca per la messa a punto di un nuovo antizanzare più efficace da applicare sulla pelle, ha scovato le acilpiperidine, sostanze che in natura si trovano fra gli ingredienti attivi del pepe. Il chimico le ha rimaneggiate e ne ha sintetizzate di nuove, circa 200 molecole delle quali ne ha sperimentate soltanto 30, che effettivamente hanno dato buoni risultati: alla fine degli esperimenti nessuna puntura e una decina di piperidine avevano tenuto alla larga le zanzare più a lungo del Deet, uno dei composti oggi più usati nei repellenti.
Non vi ho detto in cosa consistevano gli esperimenti? Ebbene: due volontari muniti di guanti protettivi sui quali erano state spalmate le 30 sostanze da testare hanno poi infilato le braccia in gabbie di vetro piene di zanzare. Come dicevamo la prova laboratorio è andata bene, ma non è che ora andrete in giro per la città con il pepe spalmato su tutto il corpo?!
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Ma non ci avevano detto che un bicchiere di vino a pasto faceva bene, soprattutto al cuore e alla circolazione? A me sembrava di ricordare così, invece il no categorico all’eccesso (?) di bevande alcoliche arriva dall’Istituto australiano per il cancro.
I ricercatori dall’altra parte del mondo hanno analizzato la pressoché totalità della letteratura scientifica mondiale che mette in relazione il consumo di alcol all’insorgenza di neoplasie e ne ha ricavato i seguenti dati validi su base statistica: due bicchieri al giorno, pari a circa 20 grammi di alcol, aumentano del 75% il rischio di cancro alla bocca, del 40% quello al tratto digestivo superiore e, nelle donne, il 22% dei carcinomi al seno. Se nelle vostre abitudini, invece, i bicchieri giornalieri sono quattro, attenzione: gli uomini rischiano il 64% in più di tumori all’intestino. Se addirittura arrivate a 8 bicchieri quotidiani, i rischi s’impennano del 90% per tutti gli organi (ma forse, prima del tumore, avete un problemino di dipendenza!).
Una bella botta per chi è abituato ad accompagnare le pietanze con un buon calice, ma sembra proprio che l’abitudine al bere vada combattuta esattamente come quella al fumo. In Italia, in realtà, le maglie sono un po’ più larghe: i nostri dottori credono che fino a due o tre bicchieri al giorno, soprattutto se annaffiano pranzi e cene e non sono consumati a stomaco vuoto, non costituiscano un problema.
E’ in sintesi il risultato di una ricerca presentata nei giorni scorsi all’International Conference on Emerging Infectious Diseases di Atlanta, negli Usa, che ha indagato le abitudini alimentari di 14mila persone, uomini e donne, tra il 2006 e il 2007.
Come risultato, nulla che non fosse noto alle coppie insieme da tanto tempo: per lui irrinunciabile carne, pollame, prosciutto, vitello, surgelati, ma anche ostriche e gamberi e qualche cedimento per verdure ricercate quali asparagi e cavolini di Bruxelles; per lei meglio frutta (soprattutto fragole, more, frutti di bosco e mele), verdura (carote e pomodori), yogurt, frutta secca come mandorle e noci, uova, e qualche volta hamburger freschi.
Diverse, le due metà del cielo, anche sulle cattive abitudini alimentari: se gli uomini si lasciano tentare da carne al sangue (vedi foto) e uova crude, le donne dai germogli alfa alfa. Condivise, invece, le ‘passioni’ per ostriche crude, latte non pastorizzato, e formaggio fatto con lo stesso latte.
Ultimamente non facciamo che parlare di obesità e dei modi per combatterla, ma è assolutamente naturale dal momento che è davvero uno dei mali del secolo! Pensate che negli Usa, il Paese obeso per eccellenza, tra il 1985 e il 2006 l’incidenza di questa patologia è passata dal 14% con solo otto Stati coinvolti, a solo due che si salvano con percentuali tra il 15 e il 19 e la maggioranza in cui è obeso un cittadino su quattro. I dati sono del Centro americano di prevenzione e controllo sulle malattie.
Una ricerca del periodico Men’s health si è ‘divertita’ a stilare la lista dei 20 cibi più calorici d’America, paladini del junk food contro il quale da anni si punta il dito contro (nonostante la ‘dimenticanza’ del governatore californiano Schwarzenegger, nonché consigliere del presidente Bush per lo sport e l’esercizio fisico, dell’approvazione della legge che impone la pubblicazione delle tabelle nutrizionali sulle confezioni). Nella top ten troviamo i ben noti anche da noi ‘polletti’ di Mc Donald’s (830 calorie per 5 pezzi), i Macaroni ‘n’ cheese (pasta ricoperta di formaggio, il peggior cibo per bambini con 1210 calorie), il Carl’s Jr. Double (doppio hamburger da 1520 calorie), la pizza di Uno Chicago Grill (2300).
Ma la medaglia d’oro del cibo più nocivo e ingrassante, quello all’insegna del ‘pochi dollari e maxi porzioni’ sono le patatine al formaggio e salsa Ranch della Outback Steakhouse, con addirittura 2900 calorie a porzione. E vengono servite come antipasto, per ingannare l’attesa.
Lo xantumolo è contento nel luppolo, la pianta le cui infiorescenze femminili vengono utilizzate comunemente nella produzione della birra per conferirle il tipico sapore amaro. La scoperta e l’utilizzo del luppolo nella birrificazione la si deve a Suor Hilgedard von Bingen (1098-1179), botanica dell’Abbazia di St. Rupert in Germania.
Da recenti studi condotti dall’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova e resi pubblici sulla rivista internazionale Cancer, risulta che lo xantumolo possiede proprietà antileucemiche sorprendenti già a basse dosi. Oltre alla birra, altri alimenti che possono realmene diminuire il rischio di tumore sono: il tè verde, il curry, il vino, il selenio e la soia.
Precisiamo però che birra e vino contengono una bassa concentrazione di questa sostanza antiossidante e chemioprotettiva e che si tratta comunque di bevande alcoliche che devono essere consumate con moderazione.
Fonte | beverfood.com
Che verdura e ortaggi facessero bene un po’ a tutto l’organismo è cosa ormai nota, ma non altrettanto il fatto che alcuni di loro, particolarmente peperoni, bietole, broccoli, cavoli, radicchio e spinaci potessero proteggere i nostri occhi dal rischio cataratta.
Le sostanze salvifiche contenute in questi alimenti sono, luteina e zeaxantina secondo i ricercatori del Brigham & Women’s Hospital e dell’Harvard Medical School di Boston, che per oltre 10 anni hanno esaminato 35mila donne che avevano un’alimentazione sana, cioè ricca di verdura. Secondo i dati pubblicati sulla rivista Archives of Ophtalmology, le probabilità di queste donne di ammalarsi di cataratta è del 18% inferiore alle altre.
I due composti in questione sono antiossidanti della famiglia dei carotenoidi, gli unici che si trovano nel cristallino e aiutano a proteggerlo dalla luce blu; ma lo stesso effetto benefico sembra abbia anche la vitamina E. Largo, quindi, a cavoli, rape, lattuga, piselli, zucca e chi più ne ha più ne metta: soprattutto gli anziani!
Il 2008 dice stop al concorrente cinese: dal 1 gennaio, infatti, è entrato in vigore l’obbligo di indicare, sui barattoli della passata di pomodoro in vendita, non solo il luogo di confezionamento, ma anche quello di coltivazione dei frutti utilizzati per la preparazione.
Avevamo già anticipato la decisione di dichiarare guerra ai pomodori cinesi, essendo la Cina il terzo produttore al mondo che importa in Italia circa la metà della sua produzione.
Se è vero che la salsa di pomodoro è il condimento più acquistato dagli italiani (circa 31 kg l’anno a famiglia), la Coldiretti manifesta l’esigenza di estendere la validità del provvedimento a tutti i prodotti derivati, dal concentrato ai sughi pronti.
E mentre si lavora per la tutela di questo frutto, i ricercatori dell’Istituto biomolecolare del Cnr di Pozzuoli e del Dipartimento di Farmacologia Sperimentale dell’università Federico II di Napoli hanno scoperto che il pomodoro è un ottimo antinfiammatorio. Il loro studio, pubblicato sul Journal of natural products, sostiene la possibilità di estrarre, dalla buccia essiccata, un polisaccoide in grado di inibire l’attivazione del processo infiammatorio.
Viva le pizze alla napoletana, allora!
Dimmi cosa mangi e ti dirò che figli avrai. No, non ci troviamo nell’antro della Sibilla Cumana, ma immersi nella lettura di un’illustre ricerca riportata giorni fa dal tabloid inglese Daily Mail.
Secondo i risultati di questo studio, infatti, il consumo di cibi salati favorirebbe la nascita di figli maschi; un’alimentazione a prevalenza dolce, al contrario, avvantaggerebbe la nascita di femmine. Non più soltanto un detto popolare, dunque, ma un’affermazione avallata dalla scienza: gli esperimenti sono stati portati avanti nei laboratori dell’università di Pretoria, in Sudafrica, su 40 cavie, e avrebbero fornito dati applicabili per estensione anche alla specie umana.
Quanto alla modalità in base alla quale il livello di zucchero nel sangue influisca sul sesso del nascituro, cioé sul perché ciò avvenga, i medici ci stanno ancora lavorando: trovare una risposta a questa domanda significherebbe capire la teoria evolutiva per cui gli animali sono in grado di selezionare il sesso della loro prole.