
Il liquore di mandarino e miele, molto semplice da preparare, svolge un’ottima azione digestiva e si consuma freddo in bicchierini, dopo averlo fatto riposare per due mesi. Se ben conservato, poi, può mantenersi fino a due anni dal giorno della miscelazione.
Per due bottiglie di questo liquore occorrono: 700 g di miele (preferibilmente d’arancio e, se non lo aveste, di millefiori), 1 l di alcol a 90°, 1 l d’acqua, 8 mandarini, 2 chiodi di garofano, 1 limone non trattato.
Lavate per bene il limone, asciugatelo e ricavatene la scorza con un pelapatate (attenzione: solo la scorza gialla, niente parte bianca); lavate anche i mandarini e asciugateli per bene, quindi metteteli in un vaso capiente, interi; aggiungete l’acqua e l’alcol (regolatevi con la grandezza del recipiente, che i mandarini devono essere coperti completamente), il miele, i chiodi di garofano e la scorza di limone. Chiudete ermeticamente il vaso, scuotetelo delicatamente e lasciatelo macerare, al buio, per un mese, avendo cura di agitarlo (sempre delicatamente) di tanto in tanto. Trascorso il tempo di macerazione, filtrate il liquido, schiacciate i frutti con delicatezza e fate riposare ancora per tre giorni; quindi imbottigliate.
Mettete una bella etichetta sulle bottiglie con la data, fate riposare il liquore per un altro mese e poi consumate, con moderazione, a seconda della necessità.
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I peperoni possono essere utilizzati per la preparazione di quest’antipasto “rustico” ma di sicuro successo. Per quattro persone occorrono: 4 peperoni rossi (vanno bene anche quelli verdi, ma per un effetto cromatico meglio i rossi), 1 cucchiaio di granella di mandorle, 1 cucchiaio di uva passa, 1 cucchiaio di miele (preferibilmente di fiori d’arancio), 1 cucchiaio di pistacchi (sgusciati e spellati), olio extra vergine di oliva, sale.
Pulite i peperoni e tagliateli a listarelle. In una casseruola mettete dell’olio, fatelo scaldare e aggiungete i peperoni a listarelle: mescolate spesso e lasciate ammorbidire, quindi incoperchiate e lasciate stufare a fuoco basso, senza aggiungere alcun liquido (a fine cottura dovranno risultare morbidi e aver formato una salsa fluida). Nel frattempo mettete un cucchiaio di olio in una padella antiaderente, aggiungete la granella di mandorle e lasciate tostare; unite quindi l’uvetta (che avrete fatto rinvenire in acqua calda) e fate insaporire per alcuni minuti.
A 2/3 di cottura dei peperoni unite le mandorle e l’uvetta, il miele e un pizzico di sale: mescolate e incoperchiate di nuovo. Togliete quindi il coperchio, mescolate a lungo e continuate a far cuocere fio a totale assorbimento dei liquidi. Risulterà un composto caramellato che verserete in delle coppette, guarnirete con i pistacchi tritati grossolanamente e porterete in tavola
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Lo chef Herbert Hintner – del ristorante Zur Rose (1 stella Michelin) ad Appiano in provincia di Bolzano – in esclusiva per Gustoblog, ci ha dato la ricetta del tortino o frittata al forno con miele e pane di segale, che è una rivisitazione di una antica ricetta del Südtirol.
Si prendono uova intere con un po’ di miele e si montano a bagnomaria; si macina del pane di segale fino a renderlo molto fine – tipo una farina – e si versa nelle uova precedentemente lavorate. Si amalgama il tutto molto bene, si aggiunge un po’ di albume montato e si passa in forno a 160 gradi per circa quindici minuti. Questa frittata dolce si può accompagnare o con mele - preferibilmente quelle antiche, di vecchia razza - o anche dei mirtilli o, ancora, delle albicocche della Val Venosta.
Per quel che riguarda il miele, dipende dai gusti: può andare bene uno di castagna o un millefiori di prato. Se si usa un miele di bosco, si faccia attenzione che è più scuro e, quindi, più aromatico.

Tra le varie ricetta di santa Ildegarda di Bingen (monaca benedettina del XII secolo) si trova quella dei biscottini rinforzanti del sistema nervoso. Per prepararli occorrono: 300 gr di farina di farro, 2 cucchiaini di cannella in polvere, 100 gr di mandorle tritate, 1 uovo, 4 cucchiai di miele e 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva.
La preparazione è semplice: basta mescolare tutti gli ingredienti, dare ai biscotti una forma di bastoncini e cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per quindici minuti circa. Sono da mangiarne un po’ al mattino. Se anche non dovessero fare bene al sistema nervoso, di certo son molto buoni!
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Un primo piatto umbro tipico di questo periodo di feste (da Natale all’Epifania) sono i maccheroni dolci la cui origine pare risalire al tempo degli etruschi, anche se nel corso dei secoli sono stati aggiunti ingredienti che gli etruschi non conoscevano (il cacao, per esempio).
Mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e fate bollire. Nel frattempo, preparate una mistura di pane grattugiato, cacao in polvere (meglio se amaro), zucchero, noci, nocciole e pinoli (tutto tritato), cannella, la buccia grattugiata di un limone e un pizzico di noce moscata. Quando l’acqua bolle calate la pasta, rigorosamente corta e rigata (quindi vanno benissimo i rigatoni e le penne per esempio). Scolatela e mettetela in una ciotola. Versatevi sopra un cucchiaio di miele e amalgamate. Nel caso in cui il miele non si sciogliesse per bene, potete aggiungere un po’ di acqua di cottura che avrete tenuto da parte. Trasferite la pasta in una pirofila, alternando strati di pasta alla mistura precedentemente preparata; alla fine cospargete con la mistura rimasta. Servitela come primo piatto, facendo attenzione a che la pasta non si secchi.
Questa è la ricetta tradizionale di zia Elena, ma esistono moltissime varianti che dipendono dalle abitudini familiari. C’è chi lascia raffreddare la pasta condita per ottenerne una sorta di budino, chi aggiunge un po’ di alchermes e chi, infine, macina del pepe nella mistura (in quest’ultimo modo si richiama vagamente la ricetta del panpepato).
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Fra le ricette pubblicate qualche anno fa in un mio libro figura questa delle copete ternane, consigliatami dalla signora Bruna. Allora non immaginavo che dopo un po’ mi sarei trasferito a vivere proprio in Umbria. La ricette di questo dolce natalizio, pertanto, ha per me un significato particolare, oltre ad un sapore molto buono.
Per una trentina di copete occorrono: 100 g di gherigli di noci spellati, 100 g di mandorle sgusciate e spellate, 100 g di nocciole sgusciate e spellate, 50/60 foglie d’alloro fresche, 700 g di miele, olio d’oliva
Mettete il miele in una pentola e portatelo a ebollizione a fuoco basso. Nel frattempo tritate i gherigli di noce, le mandorle e le nocciole fino a ridurre il tutto in piccoli pezzetti. Quando il miele bolle, abbassate la fiamma e fatelo bollire per circa 20 minuti, finché non si caramelli. Per sapere se è al punto giusto di cottura, prendete pochissimo miele con un cucchiaino e versatelo in un bicchiere con acqua fredda. Se il miele si solidifica subito allora è pronto, altrimenti attendere ancora qualche minuto. Versate l’impasto tritato nel miele e girare il tutto continuando a tenetelo sul fuoco per circa 3 minuti. Rovesciate il contenuto della pentola su un ripiano, precedentemente unto con un po’ d’olio di oliva. Spianate il composto con il mattarello, anch’esso bagnato con olio, fino a raggiungere una pasta alta 3/4 mm. Cospargete il tutto con le foglie d’alloro lavate ed asciugate. Con un coltellino tagliate l’impasto seguendo la forma della foglia d’alloro. Terminate ponendo un’altra foglia d’alloro dal lato opposto.
Prima di consumarlo fatelo riposare almeno 48 ore. Al momento di mangiarlo ricordatevi di togliere le foglie di alloro. Se conservate in un luogo buio e fresco le copete possono durare anche un paio di mesi.
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Ho trovato questa ricetta semplicissima della lattuga e miele che, secondo alcuni studiosi, è una pietanza di origini preistoriche utilizzata da popolazioni carnivore per integrare l’alimentazione priva di zuccheri.
Occorrono un cespo di lattuga fresca e del miele liquido. Sfogliate la lattuga, lavatela per bene e mettetela a sgocciolare. Versate del miele in ciotole singole, sì che ogni commensale possa intingervi le foglie di lattuga e mangiarle.
Oltre ad essere buona è anche velocissima!