La zuppa di zucca e mela è una rivisitazione di una zuppa spagnola – la crema de calabaza. La mela spegne un po’ il sapore denso e dolciastro della zucca e alla fine abbiamo un piatto veramente ottimo, soprattutto con questi freddi.
Per 4/6 persone questi sono gli ingredienti: 1 kg di zucca, 850 ml di acqua, 250 ml di latte intero, 2 mele, 2 carote, 1 cipolla, 1 patata, origano, paprica dolce (1 cucchiaio), sale, pepe nero, fette di pane (tostato).
Mettete la zucca in forno preriscaldato a 190 gradi e lasciatela cuocere per circa un’ora – o, comunque, finché non diventa tenera. Nel frattempo mettete in una casseruola una mela sbucciata e tagliata a dadini, una cipolla a fettine sottili, la patata sbucciata e fatta a dadini e le carote pelate e tagliate a rondelle; unitevi l’acqua, la paprica e dell’origano: portate a ebollizione e lasciate andare a fuoco basso per una quarantina di minuti, aggiungendo altra acqua se necessario. Togliete la zucca dal forno, sbucciatela, fatela a pezzettoni e mettetela nella zuppa, insieme al latte e fate cuocere per una decina di minuti. A questo punto, togliete la zuppa dal fuoco, frullatela e rimettetela a cuocere per altri 5 minuti.
Versate la zuppa in ciotole singole (preferibilmente calde), guarnite con delle fettine di mela (che avrete fatto ammorbidire per 5 minuti in acqua bollente), spolverate con (abbondante) pepe nero e servite con del pane tostato.
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Uno stuzzichino è un qualcosa che serve a stuzzicare la fame o a calmarla: in ogni caso è una buona metafora per san Valentino, non trovate? Per la festa degli innamorati provate a preparare questa ricetta semplice e appetitosa della tradizione spagnola.
Gli ingredienti per le mandorle alla paprica sono i seguenti: 200 g di mandorle pelate, mezzo cucchiaino di paprica, olio extravergine di oliva (1 cucchiaino), sale grosso marino.
Mettete l’olio in una grande padella antiaderente e fatelo scaldare; aggiungetevi le mandorle e lasciatele tostare per cinque minuti, avendo cura di mescolare di tanto in tanto: le mandorle saranno al punto giusto quando assumeranno un bel colore dorato. Con una schiumarola, quindi, togliete le mandorle dalla padella e mettetele in una ciotola; unite un bel pizzico di sale grosso, la paprica, mescolate e ripassate tutto nella padella in cui avete tostato le mandorle e nello stesso olio, per pochi secondi in modo che si insaporisca il tutto. Scolatele, lasciatele raffreddatele e mettele nel piatto di portata.
Da servire con dello sherry ghiacciato o della buona birra. E poi il resto dipende dalla vostra fantasia…
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Google, con i suoi simpatici doodle, ci ricorda che oggi Albert Szent-Györgyi de Nagyrápolt avrebbe compiuto 118 anni. Google ricorda Albert Szent-Györgyi de Nagyrápolt con un disegno molto colorato e gustoso, molto simile a un’etichetta per cassette da frutta. In primo piano la scritta Google e, sullo sfondo, pompelmi, limoni, arance, fragole e peperoni/peperoncini. Lo scienziato ungherese, Premio Nobel per la medicina nel 1937, infatti, studiò la vitamina C (il Nobel gli valse grazie allo studio Scoperte in relazione ai processi di combustione biologica con specifico riferimento alla vitamina C ed alla catalisi dell’acido fumarico) e riuscì a scoprire nel peperone (e nella paprica) la fonte dell’acido ascorbico (vitamina C), mettendo fine, in questo modo, alla morte per scorbuto, malattia che uccise migliaia di marinai. Così descrive la scoperta Szent-Györgyi:
“Non mi andava di mangiarli [i peperoni rossi, ndr] e cercavo una via d’uscita al problema. “Improvvisamente mi venne in mente che era l’unica pianta che non avevo mai testato in laboratorio. Ho portato i peperoni [in ungherese: paprika, ndr] in laboratorio e verso mezzanotte ho capito che era uno scrigno di vitamina C, ne conteneva 2 milligrammi per ogni grammo. Poche settimane dopo avevo chilogrammi di pura e cristallina vitamina C che ho distribuito ai ricercatori di tutto il mondo che volevano lavorare su di essa”.
Quindi oggi la paprica è in festa: oltre a condire egregiamente varie pietanze, ha contribuito a debellare lo scorbuto, che, diciamolo pure, è brutto finanche nel nome. L’invito è quello di festeggiare Albert Szent-Györgyi de Nagyrápolt preparando qualche piatto con la paprica. Se poi, volete approfondire di più la paprica, vi rimandiamo alla nostra guida sulle spezie.

Narra la leggenda che una giovane ungherese fosse stata costretta a vivere nell’harem di un pascià turco nella città di Buda (è l’antica città su una collina a sinistra del Danubio che nel 1873 venne unita alle città di Óbuda e Pest per dar vita a Budapest). La giovane era contadina e, di nascosto, spiava i giardini del palazzo: aveva così scoperto i peperoni. Liberata, la ragazza tornò al suo paese e insegnò a coltivare i peperoni e a ricavarne la paprica. Paprica (o paprika), in ungherese, infatti, significa proprio peperone e il nome indica tanto la solanacea che la spezia.
Come si arguisce dall’aneddoto, la paprica è una spezia che potremo definire universale: il nome deriva dall’Ungheria, la spezia in sé dalla Turchia che a sua volta l’aveva presa dall’India. E, a monte, c’è il peperone che è originario delle Americhe. Sempre per rimanere nell’ambito storico, abbiamo che nell’Ottocento i fratelli Pálfi ebbero l’idea di togliere le venature interne del peperone e ottennero, così, la paprica dolce: di fatte aveva eliminato la maggior parte della capsaicina, il principio attivo, cioè, che dà il sapore piccante. Poi, grazie al cuoco francese Georges Auguste Escoffier (1846-1935) la paprica fece il suo ingresso in Europa. Infine, Albert Szent-Györgyi de Nagyrápoltm, Premio Nobel per la medicina 1937, riuscì a scoprire nel peperone (e nella paprica) la fonte dell’acido ascorbico (vitamina C), mettendo fine, in questo modo, alla morte per scorbuto, malattia che uccise migliaia di marinai.
La paprica si presenta come una polvere dal colore rossastro, con un aroma intenso, pungente e dolce e insieme. Della paprica esistono due tipi principali: quella dolce – detta anche rosa – e quella piccante – chiamata anche forte o speciale. La più diffusa nel bacino mediterraneo è quella piccante, mentre quella dolce è ha un uso molto più locale (è la stessa spezia che in Spagna si chiama pimiento dulce).

L’insalata di arance è un classico della cucina del sud Italia. Questa che vi propongo è una ricetta semplicissima, impreziosita dagli aromi delle spezie. Per quattro persone ci occorrono: 4 arance, 1 cucchiaino di paprica dolce (ma, se preferite, potete usare anche quella più piccante), 1 cucchiaino di cumino in polvere, olio extra vergine di oliva. La preparazione è molto semplice: sbucciate le arance al vivo, eliminando per bene la pectina (la parte bianca) per evitare il sapore amore; ricavate delle fettine che disporrete poi sul piatto da portata. Cospargete, quindi, le fette con la paprica e il cumino in polvere. Fate riposare un paio di minuti, versatevi un filo d’olio e servite.
E se voleste servire le arance come dolce? Niente di più semplice: al posto della paprica utilizzate dello zucchero e al posto del cumino della cannella (ed eliminate l’olio). Lo stesso ingrediente principale, ma varie pietanze. Provatele e diteci se vi piacciono.
Se poi volete provare altre insalate di arance, ecco alcune ricette che trovate su Gustoblog:
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La torta di merluzzo e zucchine è una focaccia che può essere preparata in anticipo e costituire un piatto unico. Ingredienti: 500 gr di pasta per pane o per pizza, 400 gr di zucchine, 400 gr di filetti di merluzzo, 1 spicchio d’aglio, olio extra vergine di oliva, prezzemolo, paprika dolce, sale.
Cuocete al vapore i filetti merluzzo. Nel frattempo lavate le zucchine, tagliatele a rondelle e fatele rosolare in olio per una decina di minuti con 1 spicchio d’aglio, del prezzemolo tritato. Unite il merluzzo cotto al vapore e sminuzzato, regolate di sale a fate insaporire per pochi minuti a fuoco vivace. Lavorate la pasta per la focaccia aggiungendovi un cucchiaio di paprika dolce e formate due dischi. In una tortiera oleata deponete un disco di pasta, adagiatevi la farci di merluzzo e zucchine, coprite con l’altro disco e passate in forno preriscaldato a 240 gradi per circa 20 minuti.
Se non la si consuma subito, una volta raffreddata è bene tenerla in frigorifero.