Le pere sono un ottimo frutto da mangiare come spuntino a mezza mattina o nel pomeriggio o a fine pasto. Classico è l’abbinamento con il cioccolato, ma ci sono anche altri modi di presentare le pere. Come queste all’aroma di vaniglia e zafferano.
Per quattro persone occorrono: 250 g di yogurt bianco, 4 pere, 1 stecca di vaniglia, 1 bustina di zafferano, foglie di menta.
Versate mezzo litro d’acqua in un pentolino, aggiungetevi la cannella e lo zafferano e portate a ebollizione. Nel frattempo sbucciate le pere e, quando l’acqua con vaniglia e zafferano bollirà, versatele nel pentolino e fate cuocere, coperte, per circa 40 minuti. Scolate, quindi, le pere e lasciatele raffreddare. Al momento di portare in tavola, versate dello yogurt al centro di quattro piattini e, su ognuno, adagiatevi una pera. Decorare con qualche fogliolina di menta.
Al posto della menta, potete usare delle foglie di melissa; se volete un aroma ancora più intenso, potete aggiungere all’acqua di cottura delle pere un chiodo di garofano. Infine, nulla vieta che posto dello yogurt si usi del gelato.
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Narra Ovidio che il bellissimo giovane Croco amava intensamente la ninfa Smilace ma gli dei, invidiosi di questa passione, lo trasformarono in un fiore – il croco, appunto – dal cuore rosso. Un altro mito racconta Mercurio uccise per errore Croco e il suo sangue andò a tingere gli stimmi dei fiori: in questo modo Croco, anche se morto, sarebbe vissuto per sempre. Crocus sativus è il nome del fiore dal quale si origina lo zafferano, spezia preziosa.
Ma le leggende non riguardano solo la nascita dei fiori, ma anche quella dei piatti a base di zafferano. Sapete come è nata la bouillabaisse, celeberrima zuppa di pesce della cucina francese? Sembra che Venere in talune occasioni cucinasse per suo marito, il dio Vulcano, una straordinaria zuppa di pesce allo zafferano, talmente buona e appagante che alla fine del pasto Vulcano si addormentava placido… e Venere se ne andava tranquilla tra le braccia del suo amante Marte! E il risotto alla milanese? Secondo una tradizione nel 1574 Valerio di Fiandra, maestro vetraio fiammingo, stava usando dello zafferano per colorare le vetrate del duomo di Milano. Durante il pranzo nuziale della figlia, tra le portate comparve un piatto di riso colorato proprio con lo zafferano: nessuno sa se si sia trattato di uno scherzo o di un errore, ma piacque a tutti tanto che rapidamente si diffuse in tutta la città e oltre.
Questo nascere di leggende tanto intorno alla nascita del fiore Crocus sativus che intorno ai piatti evidenzia una realtà: la preziosità e la bontà dello zafferano che, con il suo splendido colore rosso-arancione e la particolarità del suo sapore definito dagli intenditori “simile al miele, con note erbose di fieno, metalliche e con una punta di amaro”, è presente in moltissime pietanze.

Sempre più il salmone è utilizzato nelle nostre cucine e non manca nemmeno sulla tavola della vigilia di Natale. Vi proponiamo una ricetta con gli agrumi che conferiscono al pesce un sapore sorprendente, sfumandone, in un certo senso, il sapore deciso.
Per quattro persone occorrono: 800 g di filetti di salmone, 3 arance, 2 limoni, 2 cucchiai di zucchero, prezzemolo, zafferano (in pistilli), farina, olio d’oliva, sale.
Spremete le arance e i limoni, versate il succo in una casseruola, unite lo zucchero e ponete su fuoco basso, fino a che lo zucchero si sciolga e il succo si addensi. Nel frattempo in una padella tostate leggermente lo zafferano (son sufficienti 4/5 pistilli) e aggiungetelo al succo caldo insieme al prezzemolo tritato. In un’altra padella, tostate un paio di cucchiai di farina con un giro d’olio, mescolate e aggiungete il succo caldo, girando per bene, lasciando cuocere a fuoco medio/basso per un paio di minuti. Nel frattempo togliete la pelle al salmone, tagliate i filetti a pezzi quadrati, salate e cuocetelo sulla griglia (o in una padella) con pochissimo olio. Quando il salmone sarà cotto, coprite con la salsa di arancia e limone, lasciate riposare per cinque minuti e poi servite.
Se preferite, potete sostituire i limoni con dei lime, che conferiranno al piatto una nota più aspra. Se volete un sapore più amaro, allora, utilizzate dei pompelmi. Infine, se desiderate conferire al piatto un colore più intenso, aggiungete al succo di arancia e limone un pizzico di curcuma.
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Nell’immaginario comune un docente universitario è un “concetto” totalmente estraneo alla cucina. Se poi il docente insegna glottologia e linguistica lo immaginiamo perso in sofisticati studi, ma non di certo tra gustose pietanze. Questo è un primo elemento di sorpresa del libro La cucina del professore (Edizioni dell’Orso): l’autore – Roberto Giacomelli, ordinario di glottologia e linguistica all’Università di Milano – presenta circa duecento ricette (suddivise tra antipasti, primi, secondi, contorni, torte salate, bevande, salse e dolci), ognuna delle quali è introdotta da alcune righe in cui si spiega – in maniera più o meno scherzosa – un po’ la ricetta, la sua origine, il modo di prepararla e i commenti di chi l’ha gustata.
Altra sorpresa di questo libro è che vengono presentate ricette semplici, classiche, tradizionali ma preparate in modi moderni. È lo stesso autore che spiega il perché di questa ricerca delle ricette “di una volta”:
Il punto dolente è che ci sono cuoche e cuochi i quali, innova ieri innova oggi, ci restituiscono una cucina a tal punto “creativa” da renderla sfigurata se non irriconoscibile […] Una biblioteca di tutto rispetto mi ha permesso – è pur sempre fare storia, come quella linguistica, che è il mio mestiere – di proporre […] non solo piatti miei, ma altresì “reperti” del passato che costituiscono, mi pare, un’affascinante documentazione della cucina di tempi lontani da noi. Per contrasto le preparazioni che ho raccolto in questo libro prevedono ampio uso di arnesi moderni come il robot e il forno a microonde e tendono a essere il meno laboriose possibile anche con il ricorso a buoni prodotti industriali. Stare in cucina è bello, ma non è detto che ci si debba vivere (pp. 13-14).
Della torta di ricotta esistono diverse versioni: questa è quella della Sardegna. Per sei persone occorrono: 600 gr di ricotta mista, 150 gr di zucchero, 3 uova, una bustina di zafferano.
In un recipiente lavorate a crema la ricotta con 75 gr di zucchero e lo zafferano. Con gli altri 75 gr di zucchero lavorate i tuorli. Gli albumi, invece, li monterete a neve ferma con un pizzico di sale. Quindi prendete la crema di ricotta e unitevi prima i tuorli e poi gli albumi mescolando dal basso verso l’alto. Versate il composto in una tortiera imburrata ed infarinata e cuocete in forno a 180 gradi per tre quarti d’ora e comunque fino a quando non sarà ben dorata.
Se volete un sapore più deciso potete usare solo ricotta di pecora.
Un modo semplice e gustoso di preparare la sogliola. Gli ingredienti per una porzione sono i seguenti: 1 sogliola, 50 dl di latte, mezzo cucchiaio di maizena, mezza bustina di zafferano, farina, olio, pinoli, sale, mezzo bicchierino di brandy.
Infarinate la sogliola e fatela rosolare in poco olio. Nel frattempo stemperate mezzo cucchiaio di maizena in 50 dl di latte e aggiungetevi mezza bustina di zafferano. Quando la sogliola è rosolata versatevi il brandy e lasciate sfumare, quindi aggiungete la salsina di maizena e zafferano e una manciata di pinoli. Regolare di sale, lasciare addensare e portare in tavola.
Foto | Pescheria Soi