Fortemente autobiografico, vera e propria dichiarazione d’amore a un continente, La mia Africa ci riporta alle suggestioni di luoghi che ammaliano. Eppure uno dei personaggi più simpatici del film tratto dall’omonimo libro di Karen Blixen, è Kamante, un bambino malato che poi diventa l’aiutante della scrittrice in cucina e che renderà la fattoria famosa in tutta la colonia per il suo famoso pesce al vino. Noi oggi prepariamo qualcosa di liberamente ispirato: filetto di orata accompagnato da fonduta di porri.
Cosa vi occorre: 4 filetti di orata di 150 g ciascuno, 2.5 dl di vino bianco secco, 1 carota, 1 costa di sedano, 1 scalogno, 1 spicchio d’aglio, 1 mazzetto di prezzemolo, 2 funghi coltivati.
Come si preparano: lavate le orate, asciugatele e mettete i filetti a marinare per circa 20 minuti con prezzemolo e vino. Dopo averli puliti, tritate insieme carota, sedano, scalogno, aglio e funghi, salate e pepate, aggiungete la marinatura e cuocete in un tegame a fuoco basso per 20-25 minuti, passate la salsa al mixer e di nuovo sul fuoco per farla stringere. Adagiate i filetti in una teglia imburrata e infornateli per 5 minuti a 180°. Servite i filetti caldi accompagnati dalla salsa.
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Come scrivevo lunedì scorso, oggi impariamo un altro modo per preparare il polpo come fanno sulle coste egee: cotto nel vino. È un piatto semplice, ma anche un po’ lungo da preparare, quindi mettiamoci al lavoro.
Cosa vi occorre: 1 polpo da circa 1-1,5 kg, 1 bicchiere di vino bianco, 1 foglia d’alloro, 1/3 di bicchiere di olio d’oliva.
Come si prepara: pulite il polpo, tagliate in tre parti i tentacoli e rigirate la testa (o cappuccio) come fosse un guanto, privandolo delle interiora e tagliatela in quattro. Cuocete i pezzi in una casseruola senza nulla. Dopo cinque minuti, quando avrà buttato fuori abbastanza acqua, gettatela via (è salatissima!) e riprendete la cottura con il vino e l’alloro. Dopo mezz’ora aggiungete l’olio e completate la cottura per altri cinque minuti, quindi servite caldo coperto dal sughetto che si è formato.
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