
Cina, anno mille d.C, dinastia Chou. La soia è considerata uno dei 5 ‘grani sacri’ assieme a orzo, miglio, riso e frumento, però, come dimostra anche il pittogramma usato per indicarla, non viene utilizzata come alimento. Per questo bisognerà aspettare ancora un po’, prima che questa pianta dai baccelli ‘pelosi’ si diffonda, dapprima in Cina, Giappone, Indonesia, poi in tutto l’Oriente e infine nel mondo, come un cibo versatile e dai molti impieghi.
I primi che vennero ‘scoperti’ come il tempeh, il natto, il miso o la salsa di soia derivano dalla fermentazione della soia stessa, mentre dal II secolo si cominciò a produrre il tofu, ricavato da una purea di soia cotta unita al solfato di calcio o di magnesio, dal quale si otteneva una sorta di caglio bianco e liscio.
Oggi quella che comunemente mangiamo sulle nostre tavole è la soia gialla, la varietà di questa pianta erbacea della famiglia delle leguminose, più commercializzata ed esportata, mentre la soia nera è consumata ‘in loco’ dalle popolazioni orientali. Vengono chiamate soia anche altre due qualità, la rossa e la verde, che in realtà sono fagioli del tipo azuki e mung.
Di questi tempi le insalate non mancano mai sulle tavole degli italiani, perciò qualche idea in più non può che far bene.
Per questa insalata vi occorreranno: 250 grammi di ceci in scatola; 200 grammi di germogli di soia; 100 grammi di cavolo bianco tagliato a julienne; 80 grammi di taccole; 6 uova; 2 cetrioli; 1 spicchio d’aglio; limone; olio e sale.
Lessate le uova e tagliatele in quarti. Fate bollire una pentola d’acqua salata e lessate le taccole, trasferendole in una ciotola assieme ai germogli, al cavolo e ai cetrioli tagliati a rondelle. In una ciotolina mettete il succo di un limone, sale e un po’ d’olio. Scolate i ceci e mettetene 2/3 nel frullatore assieme all’aglio. Mescolate al condimento già preparato. Aggiungete infine le uova e condite il tutto con la salsa ottenuta.
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L’antipasto che vi propongo oggi ha il sapore dell’estremo Oriente: può, quindi, introdurre una cena etnica, ma con qualche rivisitazione potrà esservi utile per conferire un tocco di raffinatezza alla vostra cena a base di pesce fresco appena pescato.
Cosa vi occorre: mazzancolle fresche, spaghetti di soia, salsa di soia e aceto balsamico q.b.
Come si preparano: sgusciate e lessate in acqua salata le mazzancolle private anche della testa e fatele raffreddare. Nel frattempo lessate gli spaghetti di soia e scolateli quando saranno pronti. Prendete 4 o 5 spaghetti per volta in modo da formare un mazzetto e legatevi una mazzancolle chiudendo, se vi riesce, con un fiocchetto. Servite schizzando il piatto con salsa di soia se state preparando una cena orientale, altrimenti con aceto balsamico invecchiato, magari utilizzando un servizio da sushi.
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Ecco come rallegrare di colore un piatto con il tofu, metterlo e mangiarlo adagiato su una crema o una vellutata e vedrete che squisitezza!
Gli ingredienti per questo piatto sono: 500 grammi di spinaci; 1 piccolo pezzo di zenzero fresco; 1/2 cucchiaino di curcuma; 1/2 cucchiaino di curry; 200 ml di panna vegetale; 300 grammi di tofu; coriandolo fresco; 2 lime; 2 cucchiai di salsa di soia; 30 grammi di farina; olio e sale.
Pelate e tritate finemente lo zenzero e lavate bene gli spinaci. Scaldate un cucchiaio di olio in una casseruola, aggiungete lo zenzero, il curry, la curcuma e fate un soffritto. Versate gli spinaci, salate e coprite col coperchio, lasciando appassire a fiamma bassa per circa 10 minuti, mescolando. A fine cottura unite la panna vegetale, mescolate e cuocete per altri 2 minuti. Frullate gli spinaci, fino ad ottenere una crema e tenete al caldo. Tagliate il tofu come preferite e conditelo con la salsa di soia e il coriandolo, poi passatelo nella farina. Scaldate dell’olio e fate arrostire il tofu, poi spruzzate col succo di lime e spegnete. Servite il tofu adagiato sulla crema di spinaci.
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La soia è alla base della cucina giapponese, è un’ottima risorsa di proteine vegetali e vitamina B12: la sua importanza nella dieta giapponese è superata solo dal riso!
Troviamo la soia in varie versioni: quella conosciuta da tutti quanti in forma liquida come condimento di insalate e riso, o in versione solida di tofu e natto. Spesso il tofu è inserito nella colazione nella zuppa di miso poichè in generale la soia è facilmente digeribile.
Come consiglio posso dirvi di inserire la soia nella vostra dieta quotidiana in varie forme: spesso al supermercato si trovano i germogli che possono esser fatti saltare insieme ad altre verdure a cubetti in padella, sono ottimi accompagnati al petto di pollo. Il latte di soia è molto nutriente e combatte i radicali liberi. Insomma capiamo bene come mai in Giappone ci sono così tanti centenari!
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Continuano le nostre incursioni nella cucina indonesiana. Oggi vi presento il gado-gado cioè un’insalata con salsa di arachidi. Gli ingredienti sono un po’ rivisitati sì che possiamo farla anche con quelli che troviamo nei nostri mercati.
Per tre/quattro persone occorrono: 50 gr di germogli di soia, 300 gr di spinaci, 2 zucchine, 1 panetto di tofu, 1 cipolla, 3 uova, 2 cetrioli, 2 patate, nuvole di gambero.
Bagnate i germogli di soia con acqua bollente e scolateli; bollite gli spinaci, le zucchine e le patate. Fate rassodare le uova e sbucciatele. Soffriggete il tofu. Affettate i cetrioli. Fate a fettine la cipolla e friggetela. Mettete in un piatto da portata il tofu, i germogli di soia, gli spinaci, le zucchine e le patate avendo cura di tagliare a pezzi questi ultimi due ingredienti. Condite il tutto con una salsa di arachidi che preparerete in questo modo: friggete 200 gr di arachidi e poi mettetele in un frullatore con 1 peperoncino rosso, 1 pizzico di sale e uno di zucchero. Frullate per bene il tutto e poi trasferite il composto sul fuoco, insieme a 200 cc di acqua. Portate ad ebollizione. Versate il sughetto sulle verdure e tofu e mescolate per bene. Aggiungete le uova sode a fettine, le cipolline fritte e le nuvole di gambero. Ovviamente potete utilizzare le verdure che preferite.
Anche se non spessissimo, i germogli fanno parte dei miei pasti. Dopo averne provati di diversi tipi quelli che mi piacciono di più sono quelli di soia e di ceci. Quelli di soia li potete trovare anche al supermercato, oppure li preparate da soli: procuratevi dei fagioli di soia (verde o gialla), metteteli a mollo per una notte, poi scolateli e teneteli umidi (ma non in ammollo - per esempio poneteli in uno scolapasta che innaffierete mattina e sera) per due/tre giorni, finché non spuntino i germogli. Potete tenerli anche al buio, salvo metterli alla luce indiretta del sole per almeno sei/sette ore prima di mangiarli per attivare la clorofilla. Se poi vi piacciono e pensate di farli spesso, potreste procurarvi il germogliatore.
Ecco una proposta di insalata con i germogli di soia: 4 cespi di lattuga, 100 gr di spinaci, 1 cetriolo, 4 pomodori per insalata, 100 gr di germogli di soia, succo di un limone, olio extra vergine di oliva, aceto (balsamico, se preferite), sale.
Spezzettate la lattuga e gli spinaci, lavateli, fateli asciugare e mettete in un’insalatiera; aggiungetevi il cetriolo tagliato a rondelle e i pomodori a spicchi. Alla fine unite i germogli. In un contenitore a parte versate l’olio, il succo di limone, il sale e qualche goccia di aceto. Mescolate e versate sull’insalata. E buon appetito!

Ecco un buon piatto vegetariano per chi si vuole dilettare con un po’ di cucina asiatica facile facile.
Ingredienti: 350 gr di tofu, spicchi d’aglio, 4 cucchiai di salsa di soia, 1 cucchiaio di salsa chili dolce, olio di mais, 1 cipolla, 1 peperone verde, olio di sesamo.
Procedimento: a parte tagliate il peperone e il tofu a dadini. Schiacciate gli spicchi d’aglio. Mettete il tofu, l’aglio, la salsa di soia e quella chili in una ciotola, coprite il tutto con pellicola trasparente e lasciate a marinare per una ventina di minuti circa.
Lungi da me in questa sede scrivere un post di natura politica, ma ho pensato che visto il boom di viaggi in Cina previsti per quest’estate, in concomitanza con le Olimpiadi di Pechino, qualche accorgimento poteva essere utile.
Finalmente è stato tradotto anche in italiano il libro, messo all’indice in patria appena uscito, nel 2006, “La sicurezza alimentare in Cina” scritto da Zhou Qing, giornalista. Il volume parte dallo scandalo maggiore, quanto a dimensioni, avvenuto nel marzo 2007: circa ottomila denunce di cani e gatti avvelenati per colpa della melanina contenuta nelle proteine derivate da cereali cinesi finite nel mangime per animali. E poi si parla di vasche per l’allevamento di pesci con il fondo ricoperto di antibiotici, di polli gonfiati con gli ormoni, di frutta intrisa di pesticidi.
E ancora: soia geneticamente modificata venduta per naturale, uova con il tuorlo colorato dal vietatissimo Sudan red e ‘supermaiali’ venuti su a forza di anabolizzanti. Un altro esempio emblematico è la città di Fuyan, nota per i suoi bambini ‘dalla testa grossa’ perché cresciuti con latte adulterato sulle cui confezioni era scritto “qualità garantita: non soggetto a controllo statale”. Beh, ora non allarmatevi: il mio ragazzo va spessissimo in Cina per lavoro e non gli è mai successo nulla, tranne quella volta che ha mangiato ostriche avariate…
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Lo sapete che si vuole coltivare soia e frumento ogm anche in Europa? Potrebbe essere una possibilità molto vicina nel tempo. Perchè? Perchè il cibo per i nostri allevamenti scarseggia sempre più.
Tra l’altro: “la gran parte degli animali da allevamento (dalle mucche ai polli) già oggi viene nutrita con alimenti ogm, gli organismi geneticamente modificati dalla bio-tecnologia”
Inoltre: in America, in Brasile, in Canada, in Argentina e in gran parte dei paesi del mondo i “campi di Frankenstein”, cioè le piantagioni “tecnologiche” sono già un dato di fatto da diversi anni.
Ma adesso anche l’Europa potrebbe accogliere questa linea. Un mangime geneticamente modificato a base di soia prodotto dalla Monsanto è in fase di valutazione scientifica, mentre un altro prodotto dalla Bayer “dovrebbe essere autorizzato dalla Commissione europea nel giro di qualche mese”.
Dopotutto i nostri allevamenti già mangiano ogm. Vale la pena produrli anche in casa nostra? E che ne sarà della nostra varietà orto-frutticola di fronte alle modificazioni genetiche?
Immagine | lrargerich, piantagione di soia a San Pedro, Argentina