Vi segnalo oggi un interessante libro edito dalle edizioni Graficom di Matera, che però rientra nei testi didattici dell’Associazione Italiana Sommelier. Si chiama “Il bicchiere mezzo pieno.Uno sguardo al vino con l’occhio alla salute.” ed è l’ultima fatica saggistica del dott. Giuseppe Baldassarre, medico, studioso del vino e relatore AIS in Puglia.
Come interagisce il vino con il metabolismo umano? E’ la domanda che si pone Baldassarre nella stesura del libro e, con un excursus che va dalle origine alle ultime ricerche scientifiche, cerca di spiegare tutti gli aspetti legati all’assunzione di sostanze alcoliche. Il rapporto tra l’alcol e la capacità di lavorare, di guidare, ma anche gli apporti positivi e quelli negativi del vino. Un volume ben scritto ed illustrato, che in 230 pagine intreccia il saggio scientifico a curiosità e consigli pratici.
L’intenzione, così come spiegano i presidenti Maietta (AIS Italia) e Cecere (AIS Puglia) è la creazione di un testo didattico che sia introdotto nel percorso formativo dei sommelier d’Italia, al fine di educare i futuri divulgatori del vino al corretto uso dell’alcol, ma si tratta anche di un testo di facile lettura nonostante gli aspetti più tecnici che può trovare il suo posto nelle librerie enogastronomiche di ognuno di noi… se non altro per la splendida appendice finale dedicate alle ricette della gastronomia abbinata al vino.
Giuseppe Baldassarre
Il bicchiere mezzo pieno. Uno sguardo al vino con l’occhio alla salute.
Graficom ed.
230 pp – 15,00 euro

Con ieri si è conclusa una quattro giorni di degustazioni nella capitale italiana, nella quale sono stati protagonisti vini, che non volendoli etichettare, possiamo definirli di concezione diversa. Inizia ad essere laborioso dover differenziare il vino in naturale piuttosto che convenzionale, mi chiedo cosa rimarrà una volta cambiata la moda e gli interessi del pubblico. Detto questo, anche se la manifestazione è più piccola di quella di Merano, i produttori presenti, salvo rare eccezioni, erano di pregevole qualità.Spazi ampi, temperatura ambientale adeguata, e degustatori non scalcianti per poter arrivare ad assaggiare ciò che si è puntato, insomma i banchi d’assaggio sono stati un successo.
Con mio rammarico, non sono riuscita a partecipare ad alcun simposio e quindi non so darvene notizia. Ho invece preso parte ad un incontro sulla Vitoska e Malvasia Istriana, potenzialmente interessante ma concretamente poco rilevante. Le ragioni potrebbero dipendere dal fatto che i relatori non erano muniti di microfoni, mentre nella sala accanto si svolgeva un altro convegno del quale era possibile ascoltare il contenuto rendendo difficile lo svolgersi di quello friulano. E poi qualche piccola svista come il ritardo iniziale ed il non puntuale servizio dei vini da parte dei sommeliers. Ma forse, soprattutto il poco tempo, ha giocato un ruolo importante nell’impedire l’approfondimento di questi due vitigni coltivati nel Friuli.
Nel complesso direi che l’organizzazione di questa manifestazione è ben condotta e sempre molto valida sia per il sommelier più navigato che per quello alle prime armi, e poi l’incontro con i proprietari delle aziende è decisamente auspicabile per aver modo di conoscere bene i prodotti ed ottener risposte esaustive.
In questi giorni si sta valutando un disegno di Legge per la creazione di un albo professionale per la figura del sommelier. Questo servirebbe ad assicurare reali competenze, alle quali dovrebbero corrispondere adeguati stipendi, non auto certificate alla fine di un corso che comunque è a pagamento. Per quanto molte associazioni siano serie e cerchino di preparare al meglio i sommeliers, più volte mi è capitato di trovarmi davanti qualcuno che non sapeva cosa stesse servendo, questo dovuto anche al fatto che, troppo spesso, queste associazioni tendono a mandare in giro persone poco preparate, ma gradevoli nell’aspetto. Mi chiedo quanto sia rilevante che un assaggiatore del vino non abbia i rasta o la barba lunga anche se curata. Con questo non intendo dire che bisogna pretendere la conoscenza di tutti i vini del mondo, sarebbe praticamente impossibile anche per tutti quelli italiani.
Da una parte ristoranti ed enoteche chiedono il sommelier ma non lo pagano come manodopera specializzata. Di contro c’è un offerta di sommelier che si atteggiano ed a conti fatti servono a poco. L’ idea è quella di un percorso universitario o percorsi all’interno degli istituti alberghieri. Chi è sommelier da tempo dovrebbe poter avere la possibilità di fare un esame che attesti di possedere le conoscenze adeguate. Ricordandoci che una parte delle conoscenze si formano negli anni tramite ripetuti assaggi che creano una memoria anche di annate dello stesso vino, e nessun corso può sostituire questo percorso. Dovrebbe essere possibile decidere, qualora si voglia, una volta superato l’esame, se essere iscritto automaticamente alla sommelierie internationale o alle altre associazioni che operano a livello modiale e che hanno le stesse finalità non lucrative.
Questo metterebbe fine all’egemonia di questa figura inflazionata, che del vino è l’ultimo anello, quello facoltativo. Infatti le figure essenziali, a mio avviso, sono l’enologo (ed anche qui potremmo aprire una diatriba), il proprietario, il ristoratore o il venditore ed essenziale il cliente. Un corretto servizio del vino, l’abbinamento, la divulgazione e tutto ciò che concerne il ruolo del wine taster sono compiti importanti, ma senza prenderci in giro, non fondamentali. Il sommelier dovrebbe essere una figura discreta, adeguatamente elegante alla circostanza, inutile metterne uno con la puzza sotto al naso in manifestazioni o supermercati, con una personalità ben distinta che possa emergere anche dal suo modo di essere, proprio perché accessoria credo sia giusta anche la caratterizzazione, preparata, pulita e chi più né ha più né metta.
Foto | Massj
Si chiamerà e-tongue la lingua elettronica messa a punto dal Barcelona Institute of Microelectronics e pubblicata come ricerca sensazionale, sulla Royal Sociey of Chemistry journal The Analyst. Testata già per sette mesi, è stata capace di distinguere quattro varietà diverse di uva e fra queste anche due differenti annate: il 2004 e il 2005.
La lingua è fatta da cinque sottili membrane sintetiche, ognuna delle quali capace di individuare uno dei sapori che il nostro gusto ci permette di percepire: dolce, salato, amaro, acido e ‘umami’, il gusto base scoperto in Giappone nel 1908 e che sa di glutammato, presente in carni, formaggi e altri alimenti ricchi di proteine.
Finora l’e-tongue, i cui creatori promettono che diventerà il più quotato degustatore di vini, ha riconosciuto Airen, Chardonnay, Malvasia e Macabeu, nonché campioni di vino relative a due vendemmie diverse e consecutive: 9 del 2004 e 6 del 2005.
Foto / Flickr

La cittadina toscana di Certaldo (a 47 km da Firenze) è la patria di Giovanni Boccaccio, celebre scrittore e poeta del ‘300 a cui si deve la stesura del Decameron. La manifestazione che Certaldo dedica all’enogastronomia toscana non poteva dunque che chiamarsi Boccaccesca: un evento che animerà vicoli, piazzette e giardini del centro storico (nei due week-end del 3 - 5 e 10 – 12 ottobre) con stand gastronomici, degustazioni e lezioni di cucina.
La manifestazione, che quest’anno celebra la sua decima edizione, presenta un programma ricco di spunti invitanti. Ci saranno il Premio ChichiBio, che verrà attribuito ai migliori studenti delle scuole alberghiere di tutta Italia, che dovranno confrontarsi proponendo piatti elaborati con i prodotti tipici delle proprie regioni uniti alla cipolla certaldese; la gara enologica dedicata alle cantine della Val d’Elsa, organizzata in collaborazione con Associazione italiana sommeliers; le Tavole del Boccaccio imbandite dai ristoranti della zona che aderiscono all’iniziativa; l’Osteria di boccaccesca, gestita dagli abitanti di Certaldo alto con vino e caldarroste.
Ci sono dunque tutti gli ingredienti per trascorrere un paio di giorni girovagando con soddisfazione tra le antiche strade del paese, osservando lo scorrere del fiume Elsa dall’alto della collina su cui Certaldo vecchia è asserragliata.
Il biglietto di ingresso costa 5 euro per gli adulti e 3 euro per i ragazzi, mentre è gratuito per gli under 12. Qui trovate tutte le altre info e il programma completo della manifestazione.
Foto: Boccaccesca.it
La scena è tratta dal mitico film di Carlo Verdone, Compagni di scuola, del 1988.
Dopo un anno di grandi appuntamenti, con degustazioni, corsi, seminari sul mondo del vino, l’A.I.S. di Roma chiude in bellezza la stagione con un evento da non perdere: la XXVI Giornata del Sommelier.
All’Hotel Hilton di Roma, a partire dalle 18,00 e fino alle 22,00, saranno predisposti dei banchi d’assaggio che riassumeranno nell’eccellenza tutti gli argomenti trattati durante l’anno dall’associazione: ottimi vini, birre prodotte da piccole ma interessantissime aziende, deliziosi formaggi, sigari, distillati, olio d’oliva di qualità, cocktails e grandi Champagne.
Prezzo d’ingresso: 10 euro.
Qui trovate tutte le informazioni dettagliate sul programma della serata e i contatti con l’A.I.S. di Roma.
Foto: Flickr
Avevamo già parlato della Worldwide Sommelier Association, che raggruppa le più importanti associazioni di sommelier di diversi paesi.
Nell’ambito di questa istituzione, domani verrà nominato il miglior sommelier del mondo durante uno speciale evento ospitato dall’A.I.S. di Roma all’Hotel Hilton. L’appuntamento è per le ore 14.00. Subito dopo le finali del concorso, una degustazione a banchi d’assaggio con grandi etichette internazionali e, a seguire, un’elegante cena di gala.
Il costo per assistere alle finale e partecipare alla degustazione è di 30 euro, mentre per la cena di gala bisogna sborsare 200 euro.
Sul sito di Bibenda trovate tutte le informazioni per prenotazioni e contatti.
Foto: Flickr