Avevamo già parlato di questo spuntino indiano…ecco come lo vendono per le strade di Mumbai…notate la tipica “colonna sonora” delle strade indiane…
Questo dolce è ottimo se servito sia tiepido che freddo. Ha sapore e profumi delicati, quindi cerchiamo di non coprirlo con gelati alla vaniglia o creme varie…è perfetto invece per un tè pomeridiano o magari accompagnato ad un vino amabile come il Frascati Cannellino.
Ingredienti: 400g di farina, 30g di lievito di birra, 100g di burro, 100g di zucchero, un uovo intero e un tuorlo, un quarto di litro di latte tiepido, un pugno di mandorle dolci pelate e tagliate a listarelle, un cucchiaio di semi di cumino, la scorza grattugiata di mezzo limone, un pizzico di sale.
Preparazione: sciogliete in una zuppiera il lievito con il latte tiepido e unitevi 100g di farina; formate un impasto che lascerete riposare e lievitare per circa un’ora; nel frattempo lavorate la restante farina con l’uovo intero, il burro, lo zucchero, il sale, la scorza di limone e mezzo cucchiaio di semi di cumino; aggiungete quindi l’impasto lievitato e lavorate il tutto molto bene; dividetelo poi in tre parti alle quali darete la forma di bastoni con cui formerete una treccia; spennellate la superficie con il tuorlo d’uovo sbattuto e cospargete con le mandorle e i restanti semi di cumino; infornate a 180 gradi per circa 40 minuti.
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L’origano è buono per combattere i dolori articolari derivanti da infiammazioni: a scoprirlo è stato uno studio congiunto tra l’università di Bonn, in Germania, quella Usa di Pittsburgh, quella nostrana di Cagliari e dell’Institute of Pharmaceutical Sciences di Zurigo in Svizzera.
La grande scoperta, pubblicata su “Proceedings of the National Academy of Sciences” (Pnas), riguarda una molecola chiamata (E)-beta-caryophyllene, (E)-BPC, che si lega ai recettori CB2 per i cannabinoidi, simili, ma non uguali ai CB1, responsabili degli effetti psicoattivi della Cannabis Sativa. In pratica questa sostanza ha effetti non solo sui dolori, ma anche sull’aterosclerosi e l’osteoporosi.
La notizia è ancora più fausta se pensiamo che questa proprietà non appartiene solo all’origano, stando allo studio dei dottori, ma anche al basilico e al rosmarino (altre piante molto utilizzate nella cucina italiana) e in alcune spezie come cannella e pepe nero. A detta degli esperti, questa scoperta potrebbe essere fondamentale per mettere a punto nuovi farmaci e nella lotta contro la malattia di Crohn, morbo che colpisce l’intestino.
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La vaniglia su di me ha un effetto “memoria” ovvero appena ne sento il profumo mi ritrovo ad avere 4 anni e a fare il budino con mia madre.
Prodotto in Madagascar Indonesia, la vaniglia vera è quella baccello. Si può usare anche l’estratto ma è necessario stare attenti a quel che si compra: il prezzo non può essere basso per un prodotto così pregiato.
La vanillina è invece un composto completamente chimico che ricorda la vaniglia solo nell’odore ma non nel sapore (ha un retrogusto terribile).
I baccelli si comprano nelle drogherie ben fornite e in rete. Io ho acquistato vaniglia su Ebay di notevole qualità.
La vaniglia si può usare in svariati modi.
Per profumare creme e torte si incidono i baccelli per il lungo e se ne estraggono i semi con l’aiuto di un coltello. Una volta vuoti e ben asciutti, i baccelli si possono usare per aromatizzare zucchero o foglie di té.
Potete inoltre fare una sorta di estratto alcolico in casa utilizzando la ricetta di Anne’s Food.
L’origine del cumino è orientale e ancora oggi il suo aroma è associato a piatti dall’aspetto esotico; non si hanno tuttavia notizie certe riguardo alla sua esatta area di provenienza: in India si ritiene che sia originario di quelle zone per il larghissimo uso che se ne fa in cucina (è anche uno degli ingredienti principali del curry) e per il fatto che vene citato nel più antico erbario indiano, risalente al V secolo a.C.
Oggi la coltivazione del cumino è molto diffusa in tutta Europa; in Italia cresce soprattutto sugli altopiani umidi di Alpi e Appennini fino ad oltre 2000 metri di altitudine.
Mentre questa spezia in Oriente è sempre e solo stata considerata un ingrediente per arricchire i cibi, è interessante notare come in Occidente il suo utilizzo in cucina sia stato spesso associato ad improbabili proprietà magiche della pianta: presso le popolazioni germaniche si riteneva che il cumino potesse tenere lontani i demoni della foresta e per questo lo si spargeva sul pane appena cotto; nell’Italia Settentrionale del Medioevo invece veniva fatto mangiare ai polli perché si credeva che in questo modo non si sarebbero allontanati. Questa credenza si diffuse a tal punto che spesso le donne facevano ingerire del cumino ai loro mariti, pensando che avesse lo stesso effetto anche sugli uomini!
La foto è tratta dal sito: www.coquinaria.it

Lo zafferano è stato (ed è) utilizzato, oltre che come aromatizzante, anche come colorante, medicinale e profumo. Il consumo di questa droga ha costituito per secoli la spinta principale ai commerci con l’Oriente. A partire dal Trecento si iniziò a coltivare lo zafferano anche in Europa ma il costo e il pregio che gli venivano attribuiti continuò ad essere molto elevato…e non a torto, visto che per ottenere un chilo di zafferano occorrono circa 200.000 fiori ed oltre 500 ore di manodopera.
Come tante cose di grande valore, anche lo zafferano è spesso adulterato o mescolato a surrogati di minor pregio: il “meno peggio” tra questi è forse il cartamo, detto anche zafferanone o zafferano bastardo, che come sapore può quantomeno ricordare quello del vero zafferano, anche se di intensità decisamente minore. Altro discorso va fatto per la curcuma, la cui unica somiglianza con lo zafferano sta nel colore, visto che il sapore è invece amarognolo e pungente, più somigliante forse allo zenzero.
Non c’è da stupirsi quindi se in alcuni ristoranti vengono serviti, a prezzi irrisori, “preziose” pietanze allo zafferano ma che di questo hanno solo il bel colore giallo dorato…
La foto è tratta dal sito: www.schiaccionaia.it
L’uso che oggi si fa dell’anice in cucina è piuttosto limitato, almeno rispetto al passato: gli antichi romani ad esempio ne impiegavano i semi come uno degli ingredienti essenziali di dolcetti che venivano tradizionalmente offerti alla fine di lauti banchetti per favorire la digestione.
Presto se ne scoprirono anche le proprietà officinali; Plinio raccomandava addirittura di bere vino aromatizzato all’anice in caso di punture di scorpione! Nei secoli successivi l’anice conobbe una diffusione sempre più larga. Luigi XIV, che pare andasse matto per il suo aroma, ne ordinò la coltivazione nei giardini di Versailles.
Oggi l’anice è un po’ passato di moda e anche se rientra in varie ricette, soprattutto di dolci e creme, viene utilizzato particolarmente per aromatizzare bevande dissetanti e digestive, come il pastis, l’ouzo e il raki.
Il Lassi è una bevanda veramente particolare, il cui sapore può risultare, in un primo momento, abbastanza sorprendente, se non scioccante, per il consumatore occidentale.
La preparazione tradizionale prevede un mix di acqua fresca, yogurt (Curd in India), sale e cumino. In India lo bevono per trovare sollievo dalle temperature torride ma anche per mitigare la piccantezza dei piatti speziati durante un pasto.
A seconda della regione, esistono diverse varianti di Lassi: la più interessante è forse quella tipica del Rajasthan, aromatizzata allo zafferano. Una versione moderna invece (conseguenza dei vari milkshake da fastfood?) consiste nell’aggiunta di zucchero e succhi di mango, fragola o banana che lo rendono molto dolce e quasi stucchevole. La sua particolarità invece sta proprio nell’equilibrio gustativo che si crea fra la tendenza dolce dello yogurt, l’acidità e le spezie.
La foto è tratta dal sito: www.ikonmktg.com
Se siete degli appassionati di lettura, leggendo il titolo del post vi sarà sicuramente affiorato alla mente il best seller di Chitra Banerjee Divakaruni, con le sue atmosfere suggestive e i suoi profumi di curry, zenzero, cumino, coriandolo e cannella provenienti dal profondo dell’India.
Ed è proprio all’autrice indiana che si è ispirata Roberta Deiana, “food stylist, autrice e traduttrice di testi di cucina, scrittrice” come lei stessa si definisce nel suo blog.
“In cucina con la maga delle spezie”, sottotitolato “Amori, incantesimi e sapori millenari” è, infatti, un sapiente percorso letterario-gastronomico attraverso i libri della Divakaruni, tra ricette tradizionali indiane ed aromi tipicamente esotici.
Lo trovate in vendita qui.