
“Guardate le mie foglie dentellate, soffiate le lancette del soffione, guardate, fra le siepi, le mie ondate, guardate il prato, il sentiero, guardatemi in giardino, allegro e fiero! Raccoglietemi pure: io cresco ancora, senza chieder permesso né scusarmi, che fate con le vostre zappe, allora? Non riuscirete mai ad estirparmi! Nessuno mi può fare impressione, perché io sono il Dente di Leone!”.
Un tempo sulla terra vivevano elfi e fate che scorazzavano liberi e indisturbati, almeno fino alla comparsa dell’uomo, quando dovettero iniziare a nascondersi negli anfratti e sotto le rocce… oppure nei fiori: secondo quanto si racconta ancora in Irlanda, infatti, le fate si nasconderebbero nei giallissimi fiori del tarassaco, ecco spiegato perché, quando per sbaglio li si calpestano, tornano immediatamente eretti.
Il tarassaco, dal nome greco che indica ‘scompiglio, turbamento’, è una pianta molto comune, che cresce dappertutto e alla quale nei secoli via via vennero affibbiati mille soprannomi: da ‘dente di leone’ a’soffione’, da ‘dente di cane’ a ‘cicoria matta’, fino ai meno lusinghieri ‘piscialletto’ o ‘pisciacane’. Veniva chiamato anche ‘orologio del pastore’ e nel Medioevo ‘fiore del diavolo’: si credeva, infatti, che portasse sfortuna e che le streghe se lo strofinassero addosso per far fare alle persone con le quali venivano a contatto tutto ciò che volevano.
Chi si vuole curare mangiando, convinto che la prima medicina dell’uomo sia il cibo, con il tarassaco ha ampie possibilità di farlo: oltre a costituire un ingrediente ideale per insalate e zuppe, il tarassaco trova in cucina largo impiego soprattutto nella preparazione di ripieni per ravioli e torte rustiche.
Se l’utilizzo culinario di questa pianta è relativamente recente, l’antica medicina cinese aveva scoperto le proprietà officinali del tarassaco già da millenni. In Occidente invece solo a partire dal Medioevo, gli erboristi iniziarono ad apprezzarne le qualità depurative; d’altra parte il tarassaco è conosciuto, oltre che come “dente di leone”, anche come “piscialletto”, un nomignolo che la dice lunga sulle sue proprietà diuretiche.
La foto è tratta dal sito: www.naturdieta.com