Questa ricetta è la rivisitazione di un accoppiamento inconsueto, ma che dà comunque un ottimo risultato.
Per preparare questo piatto, che potrebbe essere un’ottima idea per Natale o capodanno, ci occorrono: la polpa di un coniglio intero, 200 grammi di sardine fresche, uno spicchio d’aglio, vino bianco, 2 cucchiai di mandorle bianche, un dado di gelatina istantanea, olio extravergine d’oliva, un rametto di timo, sale e pepe.
Riunite in una ciotola la polpa del coniglio, le sardine pulite, il timo e l’aglio tritato. A questo punto insaporite con il vino bianco, circa un bicchiere, e dopo aver aggiunto l’aglio tritato, ponete il composto in frigo per circa 4 ore. Tirate fuori dal frigo e dopo aver privato il composto del liquido, sistematelo in una terrina, aiutandovi con un cucchiaio e intervallando uno strato di polpa ad uno strato di mandorle, per finire con le mandorle. Coprite la terrina e lasciate cuocere per un’ora e mezza. Nel frattempo preparare la gelatina che vi servirà per coprire la terrina cotta. Dopo aver fatto quest’ultimo passaggio, ponete in frigo e servite solo quando la gelatina sarà solida.
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Un primo piatto colorato e salutare per una portata di sicuro successo. Per quattro persone occorrono: 320 gr di fusilli, 200 gr di fagiolini, 200 gr di carote, 1 peperone rosso, radice di zenzero, 1 scalogno, timo, olio extra vergine di oliva, sale.
Pulite per bene le carote, il peperone e i fagiolini, tagliateli a tocchetti e tuffateli per un paio di minuti in abbondante acqua salata bollente. Quindi passate le verdure in una padella in cui avrete fatto appassire nell’olio lo scalogno tritato insieme ad un po’ di zenzero grattugiato. Scolate i fusilli e fateli saltare nella padella con le verdure. Cospargete con del timo e servite ben caldi.
Foto | sumisso
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Siamo ormai in autunno e anche le nostre abitudini alimentari subiscono delle variazioni, come il tempo. Un libro interessante con moltissimi consigli di ricette autunnali è L’autunno. In giardino e nell’orto, in casa e in tavola edito da Food Editore. Il libro è diviso in tre sezioni: il calendario dei lavori (che suggerisce cosa fare in giardino e nell’orto mese per mese); l’autunno in casa (con indicazioni su come arredare la tavola in maniera originale) e le ricette d’autunno (in cui si presentano diverse ricette di antipasti, primi, secondi e dolci).
Le ricette sono di Licia Cagnoni e Simone Rugiati. Si tratta di ricette abbastanza semplici, molte delle quali sono arricchite da suggerimenti interessanti per personalizzarle o variarle. Ovviamente gli ingredienti principali sono quelli di stagione. Tra le varie ricette mi è particolarmente piaciuta quella del tortino di zucca con semi di papavero (pagina 80), che ritroviamo anche in copertina, e che vado ad illustrarvi.
Ridurre in dadolata 1 carota, 1 patata piccola, 200 gr di polpa di zucca, 1 costa di sedano e 1 cima di cavolfiore; affettate a julienne 1/4 di verza; tritate 1 scalogno e lasciatelo appassire in una casseruola con 50 gr di burro e 1 spicchio d’aglio pelato e aperto a metà. Non appena lo scalogno diventa trasparente, togliete l’aglio e aggiungete la patata; lasciate passare 3 minuti e incorporate la zucca, le carote e il sedano. Fate cuocere per altri 3 minuti a fiamma viva e unite la verza e il cavolfiore e condite con timo fresco, sale e pepe. Bagnate di tanto in tanto con del brodo vegetale e mescolate spesso. Alla fine aggiungete una manciata di spinaci tagliati finemente.




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Già nell’antica Roma la santoreggia era spesso scelta come ingrediente per insaporire le vivande: i romani amavano a tal punto il sapore speziato di questa pianta, simile a quello del timo ma più intenso e amarognolo, che la usavano in ogni piatto ed in particolar modo con la carne e i legumi.
I popoli germanici non consumavano mai fagioli senza prima insaporirli con le foglie di questa pianta, tanto che essa venne denominata “erba dei fagioli”. Addirittura i Sassoni ne diffusero l’utilizzo nella Britannia, dopo averla conquistata.
D’altra parte ancora oggi la santoreggia è molto diffusa in Inghilterra e non sarà un caso se in inglese il suo nome è savory che significa anche saporito.
La foto è tratta dal sito: www.altavaltrebbia.net