Al Salone del Gusto di Torino, per la precisione in zona Terra madre, ho avuto finalmente modo di assaggiare la bottarga delle donne Imraguen.
Gli Imraguen sono una comunità di pescatori nomadi che vivono sulla costa settentrionale della Mauritania, spostando i propri piccoli villaggi provvisori fatti di capanne, a seconda dei movimenti dei grandi banchi di cefali dorati e di ombrine lungo il Banc d’Arguin.
Questa bottarga, oltre ad essere ottima e delicatissima, ha una storia particolare. La sopravvivenza di questa popolazione è legata alla pesca dei muggini. La produzione è infatti limitatissima, e per tutelarla Slow Food ha creato un presidio.
Continua a leggere: La Bottarga di Muggine delle donne Imraguen
Il Salone si è concluso. I cinque intensi giorni di “gusto e cultura” sono volati, e adesso ci toccherà aspettare due anni per poter tornare al Lingotto Expo. Al termine di una tale manifestazione non si può che dare i numeri, come naturalmente hanno fatto rappresentanti politici e organizzatori (il presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, l’assessore al Commercio, Turismo, Attività Produttive e Marketing Urbano della Città di Torino Alessandro Altamura, e Carlo Petrini, presidente Slow Food) durante la conferenza di chiusura di ieri pomeriggio, lunedì 27 ottobre.
Ed allora ecco i numeri di questa kermesse: circa 180 000 ingressi, con un incremento del 4% rispetto alla scorsa edizione, e numerosa presenza di giovani di cui il patron Petrini si è detto “molto contento soprattutto dei 2280 bambini, provenienti da 76 scuole, che hanno partecipato alle attività didattiche di Orto in Condotta”. Circa il 25% dei presenti sono stati stranieri provenienti oltre che dall’Europa anche da America ed Oriente. 335 sono stati gli espositori italiani, 97 quelli esteri per un totale di 432 bancarelle a cui si sono affiancati 161 Presìdi italiani e 96 internazionali (per 46 paesi). Terra Madre, in contemporanea, ha ospitato 7.142 partecipanti tra delegati e rappresentanti di istituzioni e associazioni da 153 Paesi del mondo.
Il dato più importante del Salone, comunque, è stato il basso impatto ambientale: raccolta differenziata, materiali di consumo riciclati e riciclabili, allestimenti riciclati. Circa il 60% dei rifiuti è stato differenziato. Le sedute sono state ottenute con cartone riciclato ma soprattutto con giornali riciclati montati assieme (nella foto accanto, che mi ritrae, c’è un esempio di sedia, e nella gallery altre immagini). Il Salone ha collaborato con Set Up da cui è arrivata l’idea di utilizzare come materiale di costruzione il Celenit, materiale che non viene trattato chimicamente per la sicurezza contro il fuoco, e che sarà usato poi dalla società Autostrade per la costruzione di strade. Eliminata anche la moquette, e migliorati gli imballaggi (compresa la raccolta di bottiglie di plastica diventate poi cestini e carrelli per supermercati).

Come dice in apertura la cartella stampa consegnata al Salone, questi due eventi (Salone del Gusto e Terra Madre) che s’incontrano qui a Torino sono “un viaggio alle radici del cibo” che porta “dalla tavola alla terra e dalla terra alla tavola”. E’ per questo che ho appena finito di gustare tutto (giuro!) tutto quello che è disponibile nella zona riservata alle Cucine di strada e che non a caso unisce, assieme ai Mercati della Terra, le due manifestazioni.
Si tratta di una sorta di grande fast food originario, che esprime la diversità culturale e presenta una panoramica internazionale: il panino ca’ meusa con arancini e cannoli dalla Sicilia (Focacceria S.Francesco di Palermo), la focaccia di Recco, la piadina romagnola (Condotta SF di Cesena), le bombette pugliesi (Condotta SF di Alberobello), il cartoccio di calamari fritti (Condotta SF della riviera del Brenta), il panino con lampredotto dei trippai fiorentini (comunità Terra Madre), felafel e shoarma del Kurdistan e spiedini di carne e pesce cinesi.
La modalità di degustazione è la stessa dei veri mercatini di strada, ed è divertente il caos che si crea attorno a queste postazioni, animato da gente curiosa ed esperti. E così non è difficile trovarsi accanto una strana coppia “form Cipas” ed un illustre giornalista enogastronomico che sgomitano e spingono per lo stesso panino col lampredotto che, vi assicuro, è assolutamente imperdibile.
Si è concluso da poco la seconda edizione dell’Utuber Fest (6/10-12/10), la festa delle birre piemontesi organizzata da Eataly Torino, versione nostrana del ben più noto Oktoberfest.
Quest’anno erano presenti 8 i birrifici piemontesi con in più due esteri (l’anno scorso erano 6), con una sola birra per produttore a serata, e per la precisione:
Baladin con Isaac (Blanche 5°) e Nora (Egizia 6,8°)
Lurisia con Lurisia 4 (birra alle rose 4,5°) e Lurisia 6 (Belgian Ale 5,2°)
Beba con la Gilda (Munich Dunkel 4,8°) e Molto Malto (Bock da 7,5°)
Montegioco con la Runa (Belgian Ale 4,8°)
Menabrea con la 150° anniv. (Lager Premium 4,5°)
Grado Plato con Nanorò (Speciale 5°), Sticher (Altbier 6,5°) e Spoon River (Belgian Ale 6,5°)
Troll con Palanfrina (Castagne 9°), Shangrila (speziata 8,5°) e Daù (Saison 3,9°)
Piazza dei Mestieri con Manet (Koelsch 5°) e Renoir (Bitter 5,5°)
L’organizzazione, già buona lo scorso anno, è ulteriormente migliorata, le birre proposte ottime ed il personale ben preparato e sempre attento nel guidare il consumatore verso la scelta più giusta.
Continua a leggere: Utuber Fest 2008, la festa della birra artigianale piemontese
Buono, pulito e giusto: questa è da sempre la filosofia di Slow Food che tra 23 e il 27 ottobre al Lingotto Fiere organizzerà la settima edizione del Salone del Gusto di Torino, in concomitanza con il terzo meeting internazionale Madre Terra.
Ed è per la prima volta che una manifestazione di tipo fieristico adotta un approccio teso a minimizzare l’impatto sull’ambiente: ecco quindi che si vedranno solo piatti e bicchieri biodegradabili, raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti, eliminazione di tutti i materiali che non possono essere riutilizzati… moquette compresa! Meno emissioni di C02, dunque, meno costi di petrolio, a favore di più gusto e salute in un cibo lavorato al giusto punto di maturazione, con meno conservanti e additivi chimici, mentre dal punto di vista della tutela, il Salone riafferma la difesa dei prodotti tradizionali e della biodiversità.
Nello stesso filone s’inseriscono i Mercati della Terra: una rete di mercati inaugurata quest’anno, e dedicata ai piccoli produttori locali, in modo da accorciare la filiera e garantire un adeguato reddito ai contadini. A proposito di questo argomento: pare che in Italia essi costituiscano solo il 3% della popolazione e di questi la metà sia anziana, fatto che evidenzia la difficoltà, per i giovani, di accostarsi ai lavori della terra.
Foto / Flickr

Quale sembra essere l’ultima tendenza in fatto di organizzazione via-internet di pranzi, party e catering per manager indaffarati e dalle brevissime pause pranzo, i cui pasti vengon spesso consumati fugacemente in corso di riunione? Si chiama Tramezzino.itì e si tratta di un sito che permette di ordinare tramezzini multigusto ed idonei a soddisfare ogni richiesta ed ogni palato.
Per i carnivori si va dal “roast beef, lattuga e semi di senape”, al “mortadella al tartufo nero e pomodoro”, al “cotto di praga, uovo e mix di verdura piccante”. I vegetariani possono scegliere, tra gli altri, il sofisticato “gorgonzola sedano e mela” ed il semplice e gustoso “uovo lattuga e pomodoro”. Per gli sportivi e gli amanti della dieta “Zona” è possibile ordinare un “Tramezzino in Zona” del valore di 1.5 blocchi: pane integrale e farcitura a scelta tra bresaola e sesamo, salmone e lattuga, tacchino e curry, sgombro lattuga e pomodoro. E ancora tramezzini a base di pesce oppure leggeri, senza salse.
I tramezzini vengono serviti in scatole/vassoio jap-style, comprensive di tovagliolo; è inoltre possibile ordinare bevande e vini, ma anche insalate di riso o farro e porzioni di frutta o dolce per completare il pasto.
Per ora il servizio è disponibile solo nelle città di Milano e Torino. Peccato, avevo proprio voglia di un bel tramezzino (anche se non sono una manager)!

Gilac è un microbirrificio artigianale giovanissimo, quasi in fasce, nato lo scorso ottobre nel nord-ovest del Piemonte, per la precisione a Val Della Torre in provincia di Torino. Gilac è il frutto della passione che Claudia, Salvatore e Vincenzo nutrono da sempre per le birre (al plurale come amava definirle Michael Jackson), un sogno che si è realizzato passando dalla produzione casalinga (homebrewer) sperimentando varie ricette, acquisendo così maggiore consapevolezza e competenza fino a fare nascere questa nuova realtà artigianale di qualità.
Gilac è fortemente legata al territorio: il nome stesso deriva dall’unione dei paesi di provenienza dei mastri birrai: Givoletto e La Cassa. Il logo, invece stilizza una pianta spontanea che cresce esclusivamente nel territorio della Comunità Montana Val Ceronda e Casternone (To), la Euforbia gibelliana. La scelta del paese Val Della Torre è dovuta anche all’acqua che viene utilizzata (come tutti sappiamo, l’acqua è un ingrediente fondamentale per la produzione di una birra di qualità), un’acqua di sorgente con una durezza molto bassa vicino ai 6 gradi francesi. I malti utilizzati sono della tedesca Weyermann.
Gilac effettua 3 cotte al mese, producendo all’incirca 2000 litri di birra. Il processo prevede 7 giorni per fare fermentare la birra nei tini, 3 settimane per la seconda fermentazione in bottiglia in celle che mantengono costante la temperatura (sia per fermantazioni alte che basse) e per finire un mese circa per la maturazione.
Continua a leggere: Gilac, nuove birre artigianali di qualità piemontesi
La radio torinese Radio Centro 95 Torino (fm 91,2) ha un programma che ci interessa da vicino: Cocina Clandestina, ovvero come abbinare in una sola trasmissione cibo, musica e letteratura. Il programma va in onda ogni giovedì dalle 20.00 alle 22.00 e lo si può ascoltare anche in diretta sul sito interent della radio.
I conduttori “clandestini” sono Marco Fedele e Francesco Forlani, trasmetto da luoghi diversi, da “cucine di ’strada’, mense luoghi dove il cibo viene anche considerato come vero ristoro per gente che lavora”. Propongono molte ricette, letture e musiche anche grazie agli ospiti che girano nella trasmissione: dai Mau Mau a Don Pasta, da Roxane della Favela chic di Parigi al giallista Gianni Biondillo con le sue ricette di periferia milanese.
Ingredienti della ricetta Cocina Clandestina
2 conduttori Clandestini
3 musicisti “Comida Jazz”
1 tecnico fuori di testa
¾ poeti irriverenti
ospiti a sorpresa
2 teste d’aglio per cacciare la sfiga
4 bicchieri di vino rosso per cominciare
Sale e pepe …lo scrivono sempre…

Eh si, febbraio è proprio il mese per eccellenza del cioccolato. Anche Torino prende parte alla sua celebrazione con “CioccolaTò”, manifestazione che si terrà dal 22 febbraio al 2 marzo e giunta alla sesta edizione. Dato che il 2008 è l’anno in cui Torino è capitale internazionale del design, durante questi dieci giorni il cioccolato andrà proprio a braccetto con il design attraverso percorsi golosi, ludici, divulgativi, pedagogici e tecnici tutti all’insegna della creatività nella progettazione.
L’appuntamento è nella splendida cornice di P.zza Vittorio Veneto, dove sarà possibile scoprire le infinite declinazioni del design applicato al cioccolato attraverso laboratori (segnalo in particolare “Gianduiotto in cucina” dove Clara Padovani presenta alcune ricette a base di gianduiotto tratte dal libro “Gianduiotto Mania” di cui abbiamo parlato tempo fa), mostre, degustazioni, letture e così via.
Imperdibile il “Giangioiello”: il maestro cioccolatiere Silvio Bessone presenterà un gianduiotto di nuova concezione impreziosito da un diamante di grande rilievo. Veramente unico!
Si chiama così in gergo, per distinguerla dalla più ‘elegante’ minerale in bottiglia, l’acqua che sgorga dai rubinetti delle nostre case dove viene trasportata dagli acquedotti comunali. Che la differenza tra le due sia pressoché nulla, in termini di controlli igienico-sanitari, lo dimostra il fatto che sempre più amministrazioni comunali, ultima Torino solo in ordine cronologico, la adottino nelle mense scolastiche al posto delle bottigliette plastica.
Una scelta non motivata da questioni economiche, assicurano a Torino, ma di risparmio, almeno per l’ambiente, di certo si tratta: sia perché non ci saranno più i ‘fondi’ di bottiglia sprecati, sia per la minore quantità di rifiuti di plastica da smaltire (che con i tempi che corrono non è cosa di poco conto). Quanto al gusto personale, beh, quello è un’altra cosa: pare che in Usa l’acqua non venga considerata buona senza uno spiccato sapore di cloro, il principale nemico dei palati italiani, tanto che nel Belpaese, al contrario, i livelli vengono tenuti al minimo. Se siete particolarmente sensibili, comunque, per ovviare a tutto ciò vi basterà lasciar decantare l’acqua per una mezz’ora.
Tornando a Torino, l’acqua dell’acquedotto comunale nel corso di questo mese sarà utilizzata negli Stati Uniti dagli astronauti americani nello spazio: insomma, se ha l’approvazione della Nasa…