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Settimana bianca in Trentino: la rosada

pubblicato da roberta

Un dessert forse poco conosciuto della tradizione trentina, ma che certamente, nelle vostre serate alpine, non vi farete sfuggire. Questa è la ricetta per rifarlo a casa vostra, in unico stampo, oppure in stampini individuali (eventualmente cuocete per una mezzoretta), in entrambi i casi guarnite con altro caramello liquido o con piccole composizioni.

Cosa vi occorre: 300 g di mandorle sgusciate, 180 g di zucchero, 6 uova, ½ l di latte fresco.

Come si prepara: scottate le mandorle in acqua bollente e tritatele grossolanamente. Intanto sciogliete 130 g di zucchero in un pentolino, unite le mandorle e fate caramellare. Versate il composto su un foglio di carta da forno e lasciate raffreddare. Fate sobbollire il latte fino a ridurlo a 3.5 dl e nel frattempo passate il composto raffreddato al mixer fino a ottenere una polvere cui aggiungerete, una per volta, le uova e infine il latte tiepido versato a filo. Caramellate lo zucchero rimasto e ricopritevi uno stampo da budino della capacità di un litro, versatevi il composto di mandorle e cuocete a bagnomaria per 50 minuti. Freddate il budino prima fuori e poi dentro il frigo per almeno 4-5 ore. Sformate aiutandovi con dell’acqua calda e servite.

Foto | Flickr

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Lo speck, il salume di montagna

pubblicato da lorenza barletta

speckLo speck è un tipo di salume originario dell’Alto Adige, che si ricava, così come il prosciutto crudo, dalle cosce di maiale, lavorate con erbe e spezie e poi fatte affumicare e lasciate stagionare per 22 settimane. Lo speck ha ottenuto il marchio IGP d’indicazione geografica protetta, che altro non è se non il riconoscimento da parte della UE della tipicità e genuinità del prodotto.

Quando andate ad acquistare lo speck, scegliete sempre dei pezzi con la parte grassa di piccole dimensioni. Al palato dovrà risultare gradevole e saporito, ma mai troppo salato.

Può essere tagliato a mano o a macchina, a secondo dei gusti e prima di consumarlo, va privato della cotenna, che funge da protezione durante la stagionatura. Tradizionalmente lo speck viene servito accompagnato dal pane nero, un’altra antica tradizione del Trentino Alto Adige, spalmato di burro.

Foto | Flickr

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Piatti unici: la Smacafam (schiacciafame)

pubblicato da roberta

Questo piatto, a metà tra un rustico e uno sformato, arriva direttamente dal Trentino Alto Adige e, come promette il nome, rischia non solo di soddisfare la vostra fame, ma di ‘eliminarvi’ se esagererete, e di farvi schiacciare (stavolta sì) un pisolino molto lungo. Secondo me è una pietanza che va gustata con il freddo, ma noi, nell’attesa che questo arrivi, impariamo a prepararla.

Cosa vi occorre: 200 g di farina di mais, 200 g di farina di grano saraceno, 200 g di fraina di frumento tipo 0, 1 l di latte intero, 20 g di luganega, 40 g di lardo, 120 g di pancetta affumicata, 2 uova, 50 g di grana grattugiato, burro, olio e sale q.b.

Come si prepara: sbattete le uova con il latte e un pizzico di sale, quindi aggiungete, una per volta, le farine a filo continuando a sbattere con la frusta in modo che non si formino grumi e finché l’impasto sarà omogeneo. Intanto spellate la luganega, dividetela a metà, sbriciolatene una parte e soffriggetela con il lardo e la pancetta, unite il grana e trasferite tutto in una teglia imburrata di 28 cm di diametro. Versatevi l’impasto di farine, livellatelo e l’altra metà della luganega tagliata a fettine come guarnizione. Cospargete di burro e cuocete in forno a 180° per un’ora.

Foto | Flickr

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