L’arancia è il frutto antitumorale per eccellenza, e questa ricerca apparsa su Cancer reserach e presentata da un gruppo di studiosi italiani, lo dimostra una volta in più: negli oli essenziali della buccia sono contenute sostanze in grado di combattere il cancro alla prostata.
In questi oli essenziali, infatti, sono contenute molecole simili ai triterpenoidi naturali, con i quali si realizzano nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali che potrebbero costituire un valido aiuto alla popolazione maschile soggetta a cancro alla prostata, soprattutto per quegli individui per i quali c’è una familiarità con la patologia.
Perché funziona? In pratica i triterpenoidi ottenuti sinteticamente uccidono le cellule di tumore insensibili alla terapia ablativa ormonale riattivando alcune vie di morte cellulare programmata potenzialmente molto efficaci, ma sopite nelle cellule malate.
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Alcuni sono proprio delle ricercatezze, altri delle rarità, altri ancora confesso di non averli mai sentiti nominare, ma il nutrizionista Johnny Bowden, su Abc News, giura che questi cibi sono dei veri toccasana per la salute e non dovrebbero mai mancare sulle nostre tavole.
Al primo posto della top ten, medaglia d’oro della salubrità, le barbabietole, ottimo strumento di combattimento alle malattie cardiache e potenti anticancerogeni; al secondo il cavolo, anch’esso ricco di enzimi che aiutano nella lotta contro i tumori; al terzo posto il guava, frutto tropicale considerato un antiossidante naturale e ricco di sostanze benefiche contro l’insorgenza del cancro alla prostata.
Scesi dal podio, troviamo la bieta con i suoi carotenoidi che proteggono la retina dall’invecchiamento cellulare; la cannella, che tiene a bada gli zuccheri nel sangue; la portulaca, comunemente considerata una pianta infestante, che invece contiene omega 3 e melatonina in grandi quantità. Al settimo poso il succo di melagrana, ricco di vitamina C e capace di abbassare la pressione; all’ottavo le bacche di Goji, antiossidanti e in grado di diminuire la resistenza all’insulina tenendo sotto controllo il diabete. Quindi le prugne secche, antiossidanti e antitumore, e infine i semi di zucca, ricchi di magnesio che ‘allunga la vita’.
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Con l’arrivo della bella stagione tutti, esperti e sedicenti tali, si cimentano nel dare consigli ‘dietologici’… ecco, noi non vogliamo essere da meno, ma quella che proponiamo oggi (scusate la rima) è la dieta per il seno.
Consigli sull’alimentazione tutti dedicati alle donne, dunque, ma possono dare un’occhiata anche gli uomini dal momento che la dieta non si discosta molto da quella ideale per il cuore. È lapidaria la dott.ssa Daniela Terribile, chirurgo senologo del policlinico Gemelli di Roma: niente burro né grassi animali, niente carboidrati, pane o pasta che siano, niente zuccheri raffinati, soltanto così si limiterà il rischio di cancro al seno (e anche di malattie cardiovascolari). Il tutto, naturalmente, da accompagnare a uno stile di vita attivo fatto di pause all’aria aperta e movimento.
Un’altra notizia interessante arriva da Science, prestigiosa rivista tematica sulla quale alcuni studiosi dell’Università di Cambridge hanno pubblicato i risultati del loro studio: sembra accertato il fatto che essere a stomaco vuoto renda più facilmente alcune persone aggressive e irritabili. La ‘colpa’ sarebbe della serotonina, l’‘ormone del benessere’ che può essere ottenuto solo dal cibo: quando non mangiamo, dunque, cala a livelli vertiginosi.
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Ma non ci avevano detto che un bicchiere di vino a pasto faceva bene, soprattutto al cuore e alla circolazione? A me sembrava di ricordare così, invece il no categorico all’eccesso (?) di bevande alcoliche arriva dall’Istituto australiano per il cancro.
I ricercatori dall’altra parte del mondo hanno analizzato la pressoché totalità della letteratura scientifica mondiale che mette in relazione il consumo di alcol all’insorgenza di neoplasie e ne ha ricavato i seguenti dati validi su base statistica: due bicchieri al giorno, pari a circa 20 grammi di alcol, aumentano del 75% il rischio di cancro alla bocca, del 40% quello al tratto digestivo superiore e, nelle donne, il 22% dei carcinomi al seno. Se nelle vostre abitudini, invece, i bicchieri giornalieri sono quattro, attenzione: gli uomini rischiano il 64% in più di tumori all’intestino. Se addirittura arrivate a 8 bicchieri quotidiani, i rischi s’impennano del 90% per tutti gli organi (ma forse, prima del tumore, avete un problemino di dipendenza!).
Una bella botta per chi è abituato ad accompagnare le pietanze con un buon calice, ma sembra proprio che l’abitudine al bere vada combattuta esattamente come quella al fumo. In Italia, in realtà, le maglie sono un po’ più larghe: i nostri dottori credono che fino a due o tre bicchieri al giorno, soprattutto se annaffiano pranzi e cene e non sono consumati a stomaco vuoto, non costituiscano un problema.
Solo in parte, potrebbe essere la risposta alla domanda nel titolo, perché nulla nella nostra alimentazione deve essere demonizzato. La notizia arriva dall’Olanda, precisamente dall’università di Maastricht che ha pubblicato uno studio eseguito per 11 anni con oltre 120mila persone prese a campione, sulla rivista scientifica Cancer Epidemiology.
Secondo la ricerca i cibi fritti o troppo cotti favorirebbero l’insorgenza di degenerazioni maligne nell’organismo, in particolare i tumori all’utero e alle ovaie nelle donne.
L’Heatox Project, progetto che riunisce 40 studi sul tema, nei 3 anni di vita e 14 Paesi in cui è stato portato avanti da 24 istituzioni, ha analizzato 800 composti indotti dal calore nel cibo, dei quali 50 sono risultati potenzialmente cancerogeni.
Il colpevole sembra essere l’acrilamide, una sostanza molto pericolosa se ingerita in dosi eccessive rispetto al proprio peso corporeo.
L’antidoto? I medici raccomandano di preferire pasti fatti in casa anziché fast food o ristoranti, ma anche sui fornelli domestici l’importante è evitare di cuocere e friggere troppo, eventualmente è meglio rimuovere le parti bruciacchiate e quindi scure. Tra i cibi indicati come maggiormente a rischio ci sono diverse specialità europee: il Lefse e il Lompe (sottile pane di patate) piatti tipici norvegesi, il Rosti svizzero (pane fritto con patate), la torta speziata olandese, il tulumba turco (trattasi di un dessert), e le mandorle arrostite usate in Spagna per preparare i dolci natalizi.
Quante volte abbiamo detto, scritto, letto che le abitudini alimentari sono di fondamentale importanza per mantenersi in salute?
Ho perso il conto delle volte, ma è interessante ricordarlo e ancora di più scoprire che a tavola si può anche, pensate un po’, prevenire i tumori.
L’Istituto Scientifico Multimedica di Milano ha addirittura messo a punto un menu anti tumore che varrebbe proprio la pena si seguire: spaghetti aglio, olio e peperoncino o con la salsa di pomodoro fresco, pesce con contorno di broccoli o di cavoletti di Bruxelles, il tutto innaffiato da mezzo bicchiere di vino rosso. E per finire in dolcezza una tazza di tè verde o tutt’al più un succo di mirtilli. Da evitare come la peste, invece, carni rosse e formaggi.
Scherzi a parte, l’importante, ribadiscono i medici, è seguire una dieta equilibrata e preferire cibi che mantengono stabile nell’organismo il microambiente di cellule e tessuti di cui eventuali tumori si nutrirebbero.
Io continuo a preferirli ripassati in padella con un po’ di peperoncino, magari accompagnati da salsicce dolci e pizza bianca ‘scrocchiarella’, eppure adesso i broccoli si trovano anche in lozioni e creme, data la loro proprietà di prevenzione dei tumori della pelle.
Secondo una ricerca messa a punto da medici Usa della Johns Hopkins University, questi ortaggi, già apprezzatissimi dalla medicina in quanto anticancerogeni, sarebbero capaci di scatenare una serie di reazioni che neutralizzano i raggi ultravioletti. Lo speciale dono ricevuto dai broccoli da Madre Natura sarebbe da imputare ad alcuni enzimi come il glutatione.
Gli esperimenti degli scienziati, d’altronde, hanno verificato il 37% in meno di arrossamenti nei pazienti bombardati da raggi ultravioletti che precedentemente erano stati spalmati di crema ai broccoletti, l’unico problema ancora da risolvere per i cervelloni è come eliminare quel seccante colorito verdastro che la crema dona a chi la adopera.
Per approfondire potete leggere ‘Proceedings’, la rivista dell’Accademia nazionale delle scienze Usa.