Appassionati della biodinamica unitevi, oggi vorrei parlarvene partendo da questo libro: Le vin du ciel à la terre, manuale teorico-pratico ma anche stimolante lettura su come è cambiata la viticoltura e sull’arretramento che in realtà il progresso ci ha condotti a intraprendere. Innanzitutto a chi si chiederà in cosa è differente la biodinamica dall’agricoltura biologica risponderei con un categorico, in tutto! Infatti, mentre l’ultima si accontenta di non utilizzare prodotti di sintesi, fatta eccezione per alcuni che sono disciplinati, quella biodinamica è praticamente una filosofia che vede in Rudolf Steiner il suo direi codificatore più che inventore. In effetti questa pratica agronomica è in parte una rivisitazione di ciò che facevano i nostri antenati, i quali coltivavano seguendo cicli lunari in simbiosi col cosmo e studiando il cielo, vera passione, a volte ossessione di molto popoli scomparsi.
Nicolas Joly è un viticoltore della Loira, regione francese conosciuta per i castelli ed il Sauvignon Blanc. In questo libro ha riassunto le sue esperienze sul campo, le teorie di Steiner e di Maria Thun soprattutto. Dopo anni di pratica, si verificano teorie, si apportano migliorie e si acquisisce maggiore familiarità ed efficacia nel praticarle. Joly ha verificato che alcune pratiche biodinamiche, valide per la coltivazione del grano, non possono ad esempio, andar bene per quelle della vite, spiegandone i motivi e cercando soluzioni. Oggi il suo vino Coulée de Serrant, da vitigno Chenin blanc, è uno dei vini bianchi più conosciuti ed apprezzati al mondo.
Questo risultato dovrebbe invogliarci ad un’agricoltura più sostenibile, ma il discorso è lungo e un po’ complesso, soprattutto se si ha fiducia esclusivamente nella chimica, la quale però, non smentisce gli effetti benefici della pratica biologica-dinamica, come dimostrano le analisi chimiche. In Italia questo libro è uscito tradotto e pubblicato da Porthos, con il titolo Tra cielo e terra. L’Italia è il primo paese europeo per superficie coltivata con metodo biologico ed abbiamo anche uno dei più famosi preparatori biodinamici. Ho intenzione di intervistare Carlo Noro, qualora aveste curiosità o domande specifiche, scrivetele nei commenti ed io gliele sottoporrò. Buona lettura!
Nella maggior parte dei casi, ognuno di noi beve dello spumante accompagnandolo ad un dessert. In realtà lo spumante può benissimo abbinarsi a tanti piatti diversi, a seconda del grado di invecchiamento e in base alla prevalenza di uva bianca o nera. Vediamo alcuni abbinamenti.
Uno spumante fresco, secco, giovane e dal sapore delicato può accompagnare bene antipasti e portate leggere, soprattutto di pesce o a base di verdure. Le versioni più mature, invece, dal gusto secco, ma corposo, vanno bene coi pesci saporiti e con le carni bianche, come quelle di pollo e di tacchino, e per dei secondi leggeri in generale.
Infine, non scordiamoci appunto dello spumante che può accompagnare un dessert; in questo caso deve essere dolce ed aromatico e potrà essere abbinato, non solo a dolci e torte, ma anche a frutta e macedonie.
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Dal 5 al 8 novembre si riapre il salone dedicato ai vini nel Kurhaus di Merano organizzata, per la prima volta, 19 anni fa da Helmuth Köcher ed alcuni suoi amici e continuata fino ad oggi. Manifestazione sempre più attenta ai vini biologici e biodinamici di ispirazione steineriana, è famosa soprattutto per l’accurata selezione di vini provenienti da tutto il mondo. Nella lista dei produttori, ci sono tante conferme e anche qualche new entry come ad esempio Corte Sant’alda di cui abbiamo parlato anche noi.
Le novità di quest anno sono le degustazioni del vino proveniente dal vigneto più alto del mondo, quello dal vigneto più ripido d’Europa, oltre a poter assaggiare 35 Châteaux dell’Union des Grands Crus de Bordeaux e molti Champagne. A questi si affiancano birrifici artigianali e 100 produttori di prelibatezze culinarie, come cioccolati, aceti balsamici, olii, confetture, formaggi ecc.
Gli orari ed i prezzi li trovate sul sito, insieme alla possibilità di acquistare gli ingressi on-line, avvalendovi di una riduzione. Altrimenti sarà possibile acquistarli direttamente al Kurhaus fino ad esaurimento posti. Non mi resta che aspettare con impazienza che il Merano Wine Festival apra le sue porte per raccontarvi qualche particolarità assaggiata, o un vino da consigliare, sicura di trovarne durante la mia visita.
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Si è concluso venerdì il grande evento sulla Borgogna vitivinicola. La degustazione riguardante i vini di Vougeot si è tenuta nell’omonimo castello che vedete nella foto. In generale, è stata una manifestazione ben organizzata, con navette veloci e puntuali. L’ unica grande pecca, anche in un’ottica turistica, è il mancato collegamento tra la stazione del treno di Auxerre e Chablis, che dista 20 km. Se vi dovesse capitare di andarci, le possibilità sono: l’autostop, il costoso taxi o l’ecologica bici, stagione permettendo.
Per quasi tutta la Borgogna, l’annata 2007 è considerata più minerale rispetto alla 2008, e da bere prima, al contrario, il millesimo 2008, è stato più ricco di polpa ed invecchierà meglio, poichè c’è stata una maturazione tardiva e la vendemmia è stata un po’ complicata, quindi cernita attenta degli acini. Sono tutti daccordo sulla 2005 come grande annata del decennio, ma ancora troppo giovane da bere ora. Per quel che riguarda il 2003 soprattutto per lo Chablis, grandi risultati inaspettati per alcuni grand cru, per tutte le altre denominazioni, pessima annata. Il 2009 è stato molto equilibrato, ci si aspetta grandi cose ma è ancora presto per parlare.
Ho trovato un po’ penalizzante per i vini stessi, portare in degustazione l’ultima annata, visto che quasi tutti i vini, eccezione fatta per l’aligotè, si esprimono al meglio dopo qualche anno di affinamento. Molti produttori, hanno portato i loro campioni di botte, poichè non avevano più il 2007 da far assaggiare. In conclusione direi che è una manifestazione molto interessante, che non solo offre una panoramica sull’intera Borgogna, anche spumantistica, ma permette una visione più approfondita della microzona, che qui, cambia di metro in metro.
Per tutti gli appassionati del buon bere, prima di Pasqua c’è un appuntamento imperdibile che riguarda la Borgogna vitivinicola. I Grands Jours de Bourgogne, arrivata quest’anno alla decima edizione, è la manifestazione più attesa dagli amanti dello chardonnay e del pinot noir.
Le degustazioni si svolgono in diverse città francesi e durante più giorni, con la possibilità di scegliere l’appuntamento al quale si è più interessati per i giorni di martedì, mercoledì e venerdì. Fondamentale sarà l’ iscrizione, che consentirà di partecipare alle degustazioni scelte, con annessi buffets. L’ entrata alle degustazioni è completamente gratuita ed è un’ottima occasione per scoprire anche le bollicine, che in questa regione si chiamano cremant, per distinguerle da quelle della champagne.
Le cene invece sono a pagamento, ma è tutto ben specificato, in inglese ed in francese. Differenti sono i temi degli incontri, per scoprire le loro denominazioni, i vini e le moltitudini di “vignerons” che vi partecipano basta cliccare sul sito GJdB.
Col termine di caciocavallo si indica un tipico formaggio del Sud d’Italia, oggi prodotto DOP, a pasta filata. Il caciocavallo è fatto con latte di vacca, soprattutto di razza podolica. Le vacche podoliche crescono e vivono in uno stato semi-selvatico, mangiando tutti i tipi di vegetazione che incontrano nel loro percorso, tipiche della macchia mediterranea.
Sono molte le zone in cui viene prodotto il caciocavallo; le zone migliori sono considerate l’Alto Molise, l’altopiano della Sila, alcune zone del Campano e la Puglia. Il caciocavallo deve stagionare da un minimo di 3 mesi, fino a più di due anni.
In base a questa diversa stagionatura, appunto, per quanto riguarda l’abbinamento con i vini, avremo degli accoppiamenti contrastanti. Come regola generale, comunque, quelli più stagionati si accompagnano a vini più strutturati e cirposi, quali un buon Cirò rosso o un Aglianico del Vulture; mentre per quelli a più bassa stagionatura, va benissimo un rosso più leggero e fruttato, come il Lagrain.
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Parte a ottobre il nuovo ciclo di incontri “La Sardegna in città” che si svolgerà alla Città del Gusto del Gambero Rosso di Roma. Vi avviso con un po’ di anticipo perché di solito questi incontri fanno immediatamente il tutto esaurito (andate a vedere se è rimasto qualche posto libero per l’evento dei siciliani).
Il primo incontro parte nel week end del 4 e 5 ottobre, le altre due giornate previste sono invece il 13 il 14 dicembre, sempre di sabato e domenica.
L’intento è quello di promuovere l’eccellenza del territorio sardo. Saranno infatti protagonisti tutti i prodotti tipici migliori; gli eventi si focalizzano sui settori agroalimentari più fervidi della regione: vitivinicolo, oleario, caseario e ortofrutticolo.
Ogni evento si articola in tre momenti, uno culturale, uno espositivo e uno strettamente culinario: si osserva, si degusta e si apprende.
Tra le molte specialità in degustazione ci saranno il Fiore Sardo dop, l’Agnello igp e vini come il Vermentino di Sardegna e la Vernaccia di Oristano.
Per maggiori informazioni visitate il sito del Gambero Rosso
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Il 2 e il 3 luglio doppio appuntamento, alle Città del gusto di Napoli e di Roma, con la rassegna I drink pink. Dove saranno protagonisti i migliori vini rosati del panorama italiano.
Il primo appuntamento, a Napoli, è previsto oggi dalle 20 alle 23, per godersi la serata tra musica, finger food a tema ed una spettacolare collezione di rosati, originali e leggeri, ma anche strutturati e complessi, in grado di raccontare i differenti territori di produzione.
Protagonisti dell’evento saranno i migliori vini rosati di ventidue grandi cantine italiane: un’occasione da non perdere, quindi, per scoprire e riscoprire i profumi e i colori di questi vini, immediati e freschi, decisamente adatti all’estate, che saranno proposti in abbinamento con sfiziose proposte gastronomiche e salumi Renzini.
Quest’anno alll’evento I drink pink per la prima volta sarà il pubblico, durante la degustazione a Napoli del 2 luglio e quella di giovedì 3 luglio a Roma (giunta alla sua quinta edizione) a decretare il Miglior Rosato dell’Anno per Gambero Rosso.
Sta per partire la nona edizione della “Selezione Nazionale Vini da Pesce” che quest’anno si svolgerà a Sirolo (AN) dal 15 al 17 maggio 2008. Gli anni precedenti hanno visto una grande partecipazione da parte delle aziende, come anche un rientro di immagine e visibilità per i vini che partecipano e che ricevono riconoscimenti. Questo successo ha consentito alla Selezione di raggiungere l’obiettivo di valorizzare e qualificare i vini bianchi e rosati che tradizionalmente ben si accompagnano con la cucina di pesce.
Nel 2008 sono stati inseriti anche i vini spumanti, rientrando a pieno titolo nelle categorie di vini da abbinare con il pesce. Raggiunte, quindi, le dieci categorie di vini, che saranno valutati da cinque commissioni composte da enologi e giornalisti. Ai vini che raggiungeranno il punteggio minimo di 80/100 secondo il metodo di valutazione “Union Internazionale des Oenologues” andrà il diploma di merito; medaglie d’oro, d’argento e di bronzo ai vini che raggiungeranno i punteggi più alti in ciascuna categoria. Inoltre, ci sarà il premio per l’azienda che avrà raggiunto il maggior punteggio sommando quelli raggiunti dai propri vini, con l’assegnazione del Premio “Calice Dorico”. Tutte le informazioni sul concorso, con le modalità di partecipazione e l’elenco dei vincitori a fine gara, possono essere lette sul sito della Selezione Nazionale. Il concorso, autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, si svolge con il supporto tecnico dell’Associazione Enologi Enotecnici Italiani, con la collaborazione dell’Istituto per il Commercio con L’Estero e dell’Associazione Italiana Sommeliers.
Abbiamo già parlato del fatto che, purtroppo, da un po’ di tempo a questa parte, gli italiani bevono meno, non stupisca quindi che le vendite di settore registrino una seppur temporanea, rifioritura in periodo di sconti. Insomma: anche per il vino comprare ai saldi è meglio!
Secondo una ricerca di Winenews e Vinitaly il 61% degli estimatori dichiara di approfittare, qualche volta, dei ribassi per accaparrarsi un buon Barolo o uno ‘stracollaudato’ Sagrantino; il 13% dice di farlo spesso; il restante 26% mai. Questo è ciò che avviene nei supermercati, diverso il discorso per i prezzi in enoteca: il 40% dei fanatici non compra mai per lo sconto; al 52% capita di tanto in tanto; soltanto l’8% è solito farlo.
E comunque la molla che spinge all’acquisto a costi ridotti sembra essere la possibilità di avere a tavola vini normalmente proibitivi (solo il 16% ammette di farlo solo perché attratto dal prezzo in saldo), ma a volte è anche la curiosità verso le novità di mercato, anche se i vini stranieri made in California, Australia o Cile, stentano ancora a decollare, anzi, a farsi stappare.