
Recentemente ho bevuto questo vino frutto dell’incrocio di due vitigni: Merlot e Teroldego. L’ideatore fu Rebo Rigotti, genetista italiano e ricercatore presso l’Università di San Michele Appiano nel 1948.
Il vino che se ne ottiene è fruttato, piacevole, con poche parti dure, facile da bere ma neanche scontato, come la mia descrizione potrebbe lasciar intendere. Un vino spensierato ma presente.
L’azienda è quella di Gino Pedrotti, sita a Lago di Cavedine in provincia di Trento. Questo vino si accompagna a paste al forno e alla carne rossa, ma anche a bolliti se ben salsati.
L’Alto-adige è ancora protagonista grazie alla sua alta qualità dei vini che produce. Oggi ci occuperemo di un piccolo produttore che lavora in biologico, come quasi tutti gli altoatesini per dire la verità. La superficie vitata: 1,3 ettari e produce 8000 bottiglie ripartite tra un rosso e cinque vini bianchi.
I prezzi mediamente si aggirano intorno agli 8 euro. L’azienda è situata a 520 metri sopra il livello del mare vicino ad un bosco, il comune è quello di San Michele Appiano. Questo vino è molto interessante per le sue note fruttate mature, e la sua mineralità spiccata e fresca. L’alto tenore alcolico è molto equilibrato e i 14 gradi quasi non si avvertono.
Forse un po’ difficile da reperire, ma credo proprio ne valga la pena. Si abbina bene con delle vellutate di legumi, carni bianche accompagnate da funghi trifolati.
Mi dispiace non essermene ricordata prima e darvene quindi notizia con un congruo anticipo, ma per il giorno di San Martino, il Movimento Turismo del vino ha promosso l’iniziativa di tenere aperte le cantine dei soci che aderiscono a questa iniziativa proponendo abbinamenti con i vini ed i sapori che l’autunno ci offre. Domani si potranno visitare più di duecento cantine sparse per l’Italia.
Ogni regione offrirà la propria specialità, che cambierà secondo la località: il Piemonte offrirà la tradizionale bagna cauda, in Lombardia i tanti vini della regione sposeranno, zona per zona, i formaggi locali, mentre in Friuli Venezia Giulia il Montasio e il Prosciutto San Daniele saranno i protagonisti degli abbinamenti con i vini del territorio. In Veneto, non solo prodotti tipici ma anche tutto ciò che è Fashion si rinnova nell’appuntamento con San Martino in Cantina, mentre in Liguria e Toscana ad accompagnare il vino saranno gli ottimi oli extra vergine d’oliva da gustare su semplici ma saporite bruschette o a completare piatti della tradizione.
Formaggi protagonisti anche nelle Marche, mentre in Umbria sarà il sapore intenso del tartufo nero a sposarsi con il vino. Nel Lazio non mancheranno le caldarroste, eccellenza di stagione, mentre l’Abruzzo festeggia San Martino in Cantina con i tradizionali maccheroni alla chitarra e gli arrosticini. Immancabile la focaccia pugliese e, per finire con un dolce, la Sicilia propone la cornucopia con crema di ricotta al marsala, versione rivisitata dei tipici cannoli siciliani.
Foto | Movimento Turismo Vino

Al Merano Wine Festival ho partecipato alla verticale del Pinot bianco di Vorberg di Cantina di Terlano. Le annate degustate sono state: la 1957, 1971, 1980, 1993, 1999, 2001, 2002, 2004, 2006 e l’attuale 2009. La degustazione è iniziata con l’annata più vecchia, scelta che per altro approvo in pieno, poiché la prorompenza dei millesimi nuovi potrebbero coprire sentori terziari più sottili che si formano con gli anni. Questa azienda altoatesina ci mostra quanto i vini bianchi possano invecchiare e bene e di come è sbagliato aprirne di troppo giovani. Nella loro filosofia infatti, non esiste vino bianco o rosso ma esiste il vino.
Alla vista si presenta di un oro verde, sedimenti pressoché assenti, grasso ma non viscoso. Al naso emergono le note di zucchero filato, miele una leggera ma ben integrata ossidazione, e frutta candita. Questi sentori li ritroviamo al naso unitamente ad un’acidità ancora presente ed abbastanza vivace, che supporta insieme alla sapidità la struttura del vino. L’annata ‘71 a parer mio, credo sia quella con il naso più affascinante e che quindi mi ha stregata. Andando con ordine il colore qui è giallo paglierino carico con riflessi verdi, indizio che ci fa pensare all’acidità. Il naso è sottile, fine, minerale, fresco. Corrispondente in bocca, ma con una persistenza inferiore rispetto al vino precedente.
L’annata ‘80 dista un’abisso per sensazioni aromatiche, qui infatti emergono soprattuto note di marmellata di albicocca appena fatta ed agrumi canditi. La ‘93 a detta degli esperti è stata un’annata magnifica. Il colore è un oro verde poco intenso con qualche traccia di particelle in sospensione. Al naso le note più marcate sono quelle della cera d’api, cipria e gesso, ma troviamo anche note caramellate e di frutta matura a polpa gialla. Il millesimo ‘99 è di colore giallo paglierino, in bocca è più sapido e minerale e più succoso, con un’acidità notevole anche se l’alcol si avverte un po’ di più.
Continua a leggere: Degustazioni: Verticale di Vorberg dal 1957 al 2009

Tiriamo un po’ le somme di questo ventennale del Merano Wine Festival. Comincio col dire che quest’anno mi sono concentrata sulle degustazioni guidate per evitarmi i giorni di sabato e domenica, i quali sono i più frequentati. Bio&dinamica è stata interessante e non molto caotica, peccato che non si sia organizzata una conferenza, ma forse visto la defezione del relatore che poi non era presente la scorsa edizione, potrebbe esser stato meglio così.
Sabato e domenica si sono confermate a pieno le mie convinzioni inerenti l’affluenza, e credo abbiano superato le mie aspettative e quelle dell’organizzazione. Lunedì pensavo di starmene più tranquilla fra i banchi d’assaggio ed invece, il programma di apertura delle annate più vecchie ha fatto il suo dovere, trattenendo molti curiosi ed appassionati.
Per quel che riguarda le degustazioni guidate: interessantissima quella della cantina di Terlano sul Pinot bianco Vorberg di cui scriverò più avanti; qualche spunto interessante quella del Cervim lo ha avuto; poco interessante quella sul Riesling, non tanto per i produttori selezionati, quanto per la superficialità della degustazione stessa, dove si chiedeva ai degustatori di esprimere un giudizio sui vini in assaggio. Non c’è stato un approfondimento e svisceramento del tema che questa degustazione poteva tranquillamente affrontare in modo più particolareggiato. Magari la colpa sarà la mia, che credevo di uscirne con delle nozioni che prima non avevo, pensavo di capirne di più di zone vitivinicole dell’Austria.
Continua a leggere: Eventi: Conclusione del XX Merano wine festival
Duecentotrentacinque pagine dedicate all’argomento alcol in tutte le sue declinazioni, attraverso i secoli, dai Greci, passando per la Bibbia, fino ad arrivare ai giorni nostri, per mezzo di scritti, aforismi, battute di autori teatrali, letterati, filosofi, cantanti ecc.
Con questo libro, gli scrittori Enrico Remmert e Luca Ragagnin, intendono farci passare qualche ora lieta, citando ed estrapolando testi editi ed inediti che riguardano il vino in primis, ma anche la birra, il whisky, la vodka, l’assenzio, il rum ecc. Edito da Marsilio Editori, porta la prefazione di Bruno Gambarotta, il quale spesso si occupa di gastronomia. Una lettura davvero carina e rilassante che si allontana decisamente dai libri di cui ho scritto in precedenza.
Vi lascio trascrivendo una battuta di un anonimo veneto, ricordandovi che l’alcol per il nostro corpo è un veleno e che come tale va trattato, piccole dosi ogni tanto non sono dannose. Bevo soltanto due volte al giorno: a pasto e fuori pasto.

Con una settimana di ritardo causato da un mio malanno di stagione, concludiamo oggi il nostro miniviaggio nel mondo del vino, proprio a vendemmia ormai conclusa e mentre i primi brindisi di novello si affacciano sulle nostre tavole.
Non occorre essere sommelier, infatti, per distinguere un vino da un altro, apprezzare quello buono, saper scegliere tra le etichette e le cantine produttrici e fare qualche abbinamento di base fra il tipo di vino e la pietanza cucinata. Gusti personali a parte, però, il sommelier è una figura professionale di tutto rispetto e anche di grande prestigio, che risale all’antica Grecia, all’epoca in cui l’assaggiatore, come si chiamava allora, doveva provare per primo il vino per verificare l’assenza di veleno.
Un lavoro pericoloso, quindi, a differenza di oggi, in cui il sommelier è chiamato essenzialmente a riconoscere il bouquet di un vino e alla gestione di una cantina in ristoranti e alberghi di lusso. E in proposito, una curiosità: il termine sommelier deriva dal francese somme, soma, e lier, legare, e si riferisce all’uso che i soldati di Napoleone avevano di legare le riserve di vino del generale sul dorso delle bestie da soma.

Bere & guardare, nutrire lo spirito d’arte e la gola di leggere e frizzanti note di vino, il tutto in un unico evento milanese di inizio autunno. Appuntamento dalle 16.00 alle 21.30 di lunedì 10 ottobre presso la Residenza Vignale di Via Toti a Milano. Circa 23 le aziende vinicole presenti sotto l’egida di BaccoMilano, che avranno il piacere di presentarsi con le loro eccellenze, “accompagnate per l’occasione”, da prodotti tipici friulani e, grazie alla partnership con Cortina Arte, dalle tele intensamente espressive del maestro Carlo Ferrreri.
L’invito è scaricabile direttamente sul sito di BaccoMilano, previa compilazione dell’apposito forum, a conferma della volontà di perseguire sulla linea già tracciata della fusione di prospettive. Dopo gli avvenimenti che hanno coinvolto nei mesi scorsi artisti del calibro di Gabriele Poli, Karel Zlin, continua infatti l’affascinante “connubio enopitturale” che si nutre felicemente dell’accrescimento sensoriale provocato dal gioioso sovrapporsi di stimolazioni gustative e visive, nella realizzazione di un fil rouge che ha come solo scopo il più lecito dei piaceri.
Il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo e il Movimento Turismo del Vino Abruzzo sono i promotori di una grande degustazione a Roma inerente i vini e i vitigni autoctoni abruzzesi. L’evento si terrà nell’incantevole Chiostro del Bramante dalle ore 19 alle 23 in via Arco della Pace 5 il giorno 30 settembre.
In collegamento radiofonico anche gli immancabili Fede e Tinto della trasmissione decanter. Quarantacinque produttori saranno gratuitamente a vostra disposizione per farvi assaggiare i loro vini e darvi così un’ampia e particolareggiata panoramica della loro regione.
Regione che ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma che soffre ancora per una cattiva reputazione legata ad un montepulciano dozzinale ed un trebbiano insipido. Vitigni entrambi che sanno regalare grandissime soddisfazioni anche ai palati più raffinati se opportunamente coltivati.

Settembre (anche se ormai sta finendo) è il mese della vendemmia per eccellenza, poi, dopo la fatica, arriva in tavola il novello e si comincia la nuova stagione delle buone bevute. Ho deciso quindi di catapultarci tutti insieme nell’universo vino e fare un breve viaggio (di un paio di post) su questo argomento per così dire trasversale, in grado di affascinare uomini e donne, poveri e ricchi.
E come sempre conviene, partiamo dalla storia: studiando i resti fossili, pare che le prime forme di vitacee vadano indietro di 140 milioni di anni e che la loro presenza fosse coeva in aree geografiche ben lontane tra loro: dall’Asia all’America, fino all’Europa. Nella Bibbia, d’altronde, si narra che quando Noè uscì dall’Arca, piantò una vigna, simbolo di prosperità e di gioia: per questo è considerato l’inventore del vino. Tra l’altro l’Arca si andò ad arenare sul Monte Ararat, l’attuale Armenia, il luogo dove sono stati trovati i resti più antichi.
Non si sa di preciso quando l’uomo iniziò a coltivare la vite, probabilmente risale alla preistoria. Quel che si ipotizza è che l’uomo cacciatore, che si spostava da un terreno all’altro, si nutrisse di chicchi d’uva, diventando, quindi, pian piano raccoglitore. Sappiamo però che il passo dalla vite selvatica a quella coltivata fu fatto nel Vicino Oriente e pare che il primo e fino ad allora unico utilizzo dell’uva fosse come alimento a tavola.