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Gli ultimi commenti di adobio:
Gli alimenti che inquinano di più
(0 punti) (0 commenti)Evviva il chilometro zero. Certo senza esagerazioni, ma credo che le prugne argentine o il ravanello cileno, o l’aglio cinese siano follie alimentari evitabili. Un' idea potrebbe essere quella del simbolo dell’aereo sui prodotti che volano per migliaia di chilometri; qualcuno si sta pensando?. Una indicazione di facile ed immediata visione farebbe evitare lunghe letture di complicate etichette per capire da dove vengono certi alimenti. Poi c’è anche però chi scrive sui cartellini- prodotto italiano-, e già questo è ridicolo perchè l’talia è lunga più di mille chilometri e Palermo non è, prendendo come rifgerimento Milano, uguale a Verona ovviamente, ma tornando ai cartellini ,e leggendo attentamente tra le righe di una etichetta scritta in corpo tipografico invisibile, si legge, magari: provenienza Cile o Nuova Zelanda che è peggio ancora. Tempi e cibi. Potrebbe essere il titolo di un nuovo libro. Voglio dire : credo che nessuno di noi alzandosi al mattino abbia la immensa voglia di mangiare, a colazione ,una bella fetta di brasato al barolo con la polenta. Allora mi chiedo perchè ci ostiniamo a mangiare fragole a dicembre, meloni a febbraio, angurie a marzo e fichi in aprile. Non sarebbe meglio e più eticamente corretto seguire i cicli delle stagioni. Forse è il passare inesorabile del tempo che ci fa paura e ci invita a vivere spensieratamente senza stagioni e con l’illusione che il tempo si fermi a nostro piacimento con la complicità delle fragole senza tempo e i meloni sempre maturi in una illusoria estate infinita? Io non pago, mi dispiace, il biglietto aereo alle mie fragole, se del caso preferisco volare io stesso verso di loro. E’ più divertente ed interessante e magari alla fine ti fa più felice che una fraghola rossa in bocca a dicembre che sa' di poco, non fa un gran che bene alla nostra salute e in compenso fa certamente male ad un ambiente già compromesso, non credete?
3 anni e 9 mesi faLa ricetta spericolata di Gualtiero Marchesi
(0 punti) (0 commenti)Non c'è nulla da dire. Ogni commento sarebbe superfluo; come aggiungere una nota in più ad una fuga di Bach. Questa breve apparizione,del maestro di tutti gli chef italiani, in pochi secondi da una lezione di stile e di intelligenza. Parole, gesti e collegamenti… e citazioni che solo un grandissimo ,come il maestro Marchesi, può permettersi. Fausto.
3 anni e 10 mesi faVino in mescita direttamente dalla porta usb
(0 punti) (2 commenti)Se fosse vero sarebbe la riproposizione in rete del miracolo delle nozze di Cana, www.miracoli on line.com A quando l'usb prosciutto o l'usb gallina in brodo o l'usb pesce lesso………aspettiamo.
4 anni faEntrato in vigore l’obbligo di etichettatura per l’olio d’oliva
(0 punti) (0 commenti)Se, Europa permettendo, questo decreto rimarrà in vigore, si perchè qualcuno ha già sollevato obiezioni, forse avremo fatto un passo avanti nella trasparenza , nella chiarezza e nella salvaguardia del nostro unico patrimonio italiano di 500 cultivar di ulivi. Qualcuno però già da tempo è andato oltre la legge e le regole tra i prodduttori italiani di alta qualità nell'olio di oliva e.v. Ad esempio l'iniziativa on line che prevede addirittura l'adozione a distanza di piante di ulivi di cultivar uniche come l'olivastra di Seggiano, ulivo unico al mondo nel suo genere e che cresce il provincia di Grosseto. Adottaunuliveto.com io l'ho scoperto attraverso un regalo di un amico ed ora è diventato il mio modus per avere certezza sull'olio che arriva sulla mia tavola, con tutte le caratteristiche antiossidanti che, purtroppo, l'olio di oliva e.v. dovrebbe avere , ma che ahimè perde in pochi giorni entrando in contatto con l'ossigeno dell'aria e addio polifenoli. Buon olio a tutti.
4 anni faCeliachia: ovvero vita senza pane, pasta & Co.
(0 punti) (0 commenti)La malattia legata all'intolleranza al glutine e cioè la celiachia è certamente oggi in grande aumento. E' una malattia grave che crea oltre ai disturbi fisici ad essa collegati, che possono essere evitati solamente eliminando il glutine dalla propria vita in modo totale, porta con se anche altre paure che creano ulteriore senso di ansia perchè vi è anche un grande problema costituito dal glutine nascosto nei cibi che sembrerebbero privi di questo componente e che invece a volte arriva nei cibi da strade impensabili. Altra questione che spesso viene dimenticata e quella relativa alla convivialità , alle cene in compagnia, al poter, da parte di un celiaco invitare a casa propria persone, amici, senza farli sentire mezzi malati costretti a sorbirsi alimenti preparati per i celiaci , spesso costosi e non sempre gustosi dal punto di vista della buona cucina. Per ovviare a questo è da segnalare una bella idea che è venuta ad un grande chef, Bruno Barbieri, uno dei cuochi mattatori di Gambero Rosso canale tv, il quale ha proposto ed è riuscito a coinvolgere in questo suo progetto una grande casa editrice di grandi libri di cucina Bibliotheca Culinaria. Esce nelle librerie e nasce così un bel libro "Squisitamente senza glutine" , un libro che per la prima volta vede un grende chef cimentarsi in ricette "gluten Free" belle, fantasiose e gustose negli abbinamenti . Un testo anche molto bello dal punto di vista grafico e fotografico che da a chi è celiaco idee in cucina per grandi cene a base di piatti sfiziosi con amici senza avere problemi e per chi non è celiaco , ma ha qualche amico con questo problema, un valido supporto per non avere il patema del " cosa posso fare per te?" frase che spesso fa sentire il celiaco ancora più solo nel suo problema. Una bella idea editoriale che mancava. Direi bravi, grazie. Adobio.
4 anni faVedi tutti i commenti di adobio.
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Prodotti industriali VS prodotti naturali
(0 punti) (0 commenti)Utile e interessante argomento,questi problemi sono oggi molto presenti, perché effettivamente ciò che il pezzo elenca sono atteggiamenti reali di perdita di capacità di riconoscimento delle eccellenze, dei veri sapori e delle vere consistenze. Credo che, nei vari cibi, il riconoscimento dei linguaggi dei territori da cui provengono dovrebbe essere il miracolo che ci emoziona a tavola. Tutto ciò e comunque una questione di studio e di applicazione; di ricerca. Di un olio, di un vino, di un salume, di una carne, di un miele bisognerebbe innanzitutto conoscere i difetti, capire gli errori eventualmente fatti nel percorso che li ha generati per capire po l'alta qualità a volte raggiunta. Già questo è un processo che necessita di tempo , voglia di sapere e voglia di imparare. Il tempo fa capire al ragazzo di un antico racconto Zen la differenza tra la pregiata Giada e i sassi colorati, ma comunque solamente sassi. Ecco il tempo, e direi anche lo studio appassionato, fanno capire come riconoscere il non buono e poi, nel tempo , anche il buono,l’eccellente. l’eccezionale che a volte non è detto che individualmente sia quello che più piace. Valga un esempio per tutti: un eccezionale miele di corbezzolo potrebbe essere tale senza piacere a tutti, con la sua vena amara e selvaggia che lo rende un miele per appassionati di linguaggi dei “terroir”sardi o toscani in questo caso. L’educazione al gusto secondo me dovrebbe essere una pratica coltivata molto seriamente. Attuata si dai primi anni di vita, magari nelle scuole- (mi pare qualcosa si faccia gia nel senese con i salumi di Cinta presentati con ottime stagionature ai bambini delle scuole elementari). Solo così impareranno a riconoscere un vero prosciutto di Cinta e a sentire i funghi, le nocciole e le ghiande che miracolosamente ci sono dentro e che non si vedono , ma si possono solamente sentire con il palato per chi sa ascoltare. Perciò questi bambini saranno aiutati ad apprezzarlo questo prosciutto, a ricercarlo e a farlo vivere nella tradizione locale, come si fa vivere una lingua locale, un dialetto, un linguaggio del territorio. I cibi dovrebbero essere proprio come i linguaggi dei territori. Una lingua che dice cose , che racconta, che esegue, in un certo senso, la sua sinfonia e che alla fine, come dopo un ascolto poetico o musicale e in questo caso sensoriale attraverso la bocca e il naso, ci fa sentire bene, in armonia con un territorio e anche con noi stessi. Si sa anche che una lingua non praticata dopo qualche decennio muore, scompare, si perde.Io comunque non mi appassionerei per il concetto del cibo di una volta o della nonna. Ci sono cibi di una volta che noi oggi non mangeremmo, vedi il vino dei romani o le carni frollate sotto le selle del cavalli, al limite della putrefazione , certamente non molto salutare. L’evoluzione del pensiero e la scienza ci hanno dato strumenti per controllare i processi che portano ad un grande vino, ad un grande salume che vive nell’equilibrio delicato delle muffe buone contro quelle cattive, solo le condizioni di grande igiene e pulizia delle arnie portano ad un grande miele che nasce da un ape sana, sono equilibri sottili che danno vita al buono alimentare , nel senso del buono che fa bene; e il “far bene”, per un cibo e per chi se ne ciba, non è una cosa soggettiva. E' quasi sempre verificabile. Quindi educazione al gusto, allenamento dei sensi, ricerca,credo siano le basi per mantenere il nostro patrimonio immenso di saperi e sapori italiani.
3 anni e 4 mesi fa