La Maestra gelatiera Giovanna Musumeci ha preparato nei giorni scorsi una granita al limone artigianale sulle neviere dell’Etna, a quota 2.900 metri, per il progetto “Sulle orme di Procopio” promosso da Sherbeth Festival, che dal 13 al 16 novembre porterà a Palermo sessanta maestri gelatieri da tutto il mondo per celebrare la storia e il futuro del gelato artigianale.
Sull’Etna la granita nasce tra ghiaccio e sale
A quasi tremila metri, tra le neviere dell’Etna, Giovanna Musumeci ha scavato una buca nel ghiaccio, ha sistemato una carapina e ha versato sale grosso per abbassare la temperatura. Solo allora, con gesti lenti e precisi, ha preparato una granita al limone 100% artigianale, riportando in quota una pratica antica, fatta di neve conservata, pazienza e conoscenza della materia.
La gelatiera di Randazzo, alla guida della Gelateria Santo Musumeci, è stata premiata nei giorni scorsi dal Gambero Rosso come “Gelateria dell’Anno”. Il locale siciliano vanta anche i Tre Coni nella guida Gelaterie d’Italia 2027, il massimo riconoscimento assegnato dalla pubblicazione. Un dettaglio non secondario, perché il gesto compiuto sull’Etna non è stato una semplice dimostrazione: era, nelle intenzioni degli organizzatori, un ritorno alle origini del sorbetto e della granita siciliana.
Sherbeth celebra Procopio Cutò e la tradizione siciliana
Con questa iniziativa, Sherbeth Festival ha voluto rendere omaggio a Francesco Procopio Cutò, il siciliano che portò in Europa l’intuizione della neve trasformata in piacere gastronomico. Nato da una tradizione popolare — la raccolta e la conservazione della neve nelle montagne siciliane — quel sapere attraversò i secoli fino a diventare una delle innovazioni più riconoscibili della cucina europea.
A Parigi, nel locale da lui fondato, il Café Procope, il gelato divenne anche rito sociale. Non più soltanto una bevanda ghiacciata o un sorbetto per pochi, ma un’abitudine cittadina, frequentata da filosofi, artisti, letterati e protagonisti dell’Illuminismo. Ancora oggi quel caffè resta il simbolo di una traiettoria curiosa: un’idea nata in Sicilia, tra neviere e carapine, capace di arrivare al centro della cultura europea.
Il programma del progetto “Sulle orme di Procopio” lo definisce “un’esperienza immersiva” nei luoghi in cui, per secoli, la neve veniva raccolta, custodita e trasportata per preparare sorbetti e bevande ghiacciate. Non solo sull’Etna, dunque, ma anche sulle Madonìe, altro territorio legato a questa memoria materiale. Una storia concreta, di fatica e ingegno. E di freddo, quando il freddo non era a portata di mano.
A Palermo sessanta maestri gelatieri da sei continenti
La 18ª edizione di Sherbeth, Festival Internazionale del Gelato Artigianale, si terrà a Palermo dal 13 al 16 novembre e riunirà sessanta maestri gelatieri provenienti da diversi Paesi. Gli organizzatori parlano di una partecipazione che coinvolge sei continenti su sette, un dato che racconta la crescita di un settore ormai diffuso ben oltre i confini italiani.
“Riuscire a coinvolgere 6 continenti su 7 è un risultato che racconta quanto il gelato artigianale sia oggi vivo, presente e diffuso nel mondo”, ha detto Davide Alamia, ideatore di Sherbeth Festival. Poi ha aggiunto che il percorso nasce da “un lavoro lungo 18 anni”, fatto non solo dal festival, ma anche dai maestri gelatieri che ogni giorno lavorano su ricerca, materia prima e territorio.
Alamia ha insistito su un punto: la necessità di restituire contenuto a una definizione spesso usata in modo generico, quella di gelato artigianale. “Un prodotto che nasce da competenza, materia prima, territorio e cultura”, ha spiegato, invitando maestri gelatieri e istituzioni a lavorare insieme perché il settore abbia “un’identità autonoma e riconoscibile”. Da qui nasce la Carta dei Valori del Gelato Artigianale, pensata come primo passaggio per fissare in dieci punti principi, visione e cultura di un comparto che chiede riconoscimento e tutela.
Palermo punta sul gelato come identità culturale
Per la città di Palermo, Sherbeth è ormai più di un appuntamento gastronomico. Il sindaco Roberto Lagalla, in una nota, ha definito il festival “parte integrante dell’identità culturale e produttiva” del capoluogo siciliano, una manifestazione cresciuta negli anni fino a diventare un riferimento internazionale per il gelato artigianale.
Lagalla ha parlato di un evento capace di portare in città professionalità, innovazione e culture diverse. “Accogliamo con orgoglio una manifestazione che contribuisce a rafforzare l’immagine di Palermo come luogo di incontro, creatività e qualità”, ha spiegato il sindaco. Parole istituzionali, certo, ma legate a un dato concreto: per quattro giorni la città diventerà una vetrina internazionale, tra degustazioni, confronto tecnico e racconto dei territori.
Il filo che unisce l’Etna, le Madonìe, il Café Procope e Palermo passa così attraverso una carapina immersa nel ghiaccio e una granita al limone preparata in alta quota. Un gesto semplice, quasi antico. Ma dentro, per chi lavora nel settore, c’è una questione molto attuale: dare al gelato artigianale una definizione chiara, riconoscibile e legata alla sua storia.
Granita al limone preparata nella neve sulle pendici dell’Etna, tra ghiaccio, sale e rocce laviche.






