Il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, è intervenuto oggi, 1 luglio 2026, a Roma, durante l’assemblea nazionale di Anbi, per chiedere al Governo e alle istituzioni una svolta immediata sulla gestione dell’acqua, indicata come la vera infrastruttura strategica del Paese davanti all’avanzare di siccità e desertificazione.
Coldiretti: “L’acqua è la prima infrastruttura strategica del Paese”
“L’acqua è la più grande infrastruttura strategica del nostro Paese. È una risorsa che genera sviluppo, produce energia, garantisce cibo, tutela il territorio e rappresenta un presidio di pace”, ha detto Vincenzo Gesmundo davanti alla platea dell’Anbi, l’associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue. Parole nette, pronunciate in una fase in cui le campagne italiane fanno i conti con stagioni sempre più irregolari: piogge concentrate in pochi giorni, lunghi periodi asciutti, temperature alte già in primavera.
Il messaggio della Coldiretti è rivolto soprattutto alla politica. Non basta più, secondo l’organizzazione agricola, intervenire quando l’emergenza è già esplosa. “Di fronte all’avanzare della siccità e della desertificazione non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze”, ha spiegato Gesmundo, insistendo sulla necessità di “scelte immediate e investimenti concreti”. In sala, tra tecnici dei consorzi, amministratori e rappresentanti del mondo agricolo, il tema non è apparso come una questione di settore. Riguarda l’intero sistema Paese.
Reti idriche e dispersioni, il nodo degli investimenti
La prima urgenza indicata dalla Coldiretti riguarda l’ammodernamento della rete idrica, ancora segnata da perdite rilevanti e da infrastrutture spesso datate. Gesmundo ha parlato di una quantità “inaccettabile” di acqua dispersa, un problema noto da anni e aggravato dalla pressione dei cambiamenti climatici. In molte aree, soprattutto nei territori agricoli più esposti, l’acqua arriva tardi, arriva male o non arriva nei momenti decisivi per le colture.
La richiesta è quella di passare dalle analisi ai cantieri. “Da anni discutiamo di piani, strategie e programmi. Oggi il Paese ha bisogno di cantieri”, ha aggiunto il segretario generale, con un passaggio che fotografa il senso dell’intervento. Non più solo documenti, dunque, ma opere realizzate, autorizzazioni accelerate, progetti portati a terra. Anche perché, ha osservato la Coldiretti, gli agricoltori sono già costretti ad affrontare danni crescenti: raccolti ridotti, costi più alti per l’irrigazione, difficoltà nel garantire continuità alle produzioni.
Invasi diffusi e autosufficienza idrica per l’agricoltura
Tra le priorità indicate c’è la realizzazione di una rete diffusa di invasi, collegata a sistemi di pompaggio, per aumentare la capacità di accumulo e garantire maggiore autosufficienza idrica al settore agricolo. Non si tratta, nelle intenzioni della Coldiretti, solo di grandi opere isolate, ma di un sistema capillare capace di trattenere l’acqua quando cade e renderla disponibile nei mesi più critici. Il punto, ha lasciato intendere Gesmundo, è semplice: l’acqua piovana non può continuare a scorrere via senza essere conservata.
Ogni anno sull’Italia cadono quantità consistenti di pioggia, ma la capacità di trattenere questa risorsa resta limitata rispetto ad altri Paesi europei. “È un paradosso che non possiamo più accettare”, ha detto il segretario generale della Coldiretti. Il tema degli invasi torna così al centro del confronto pubblico: piccoli bacini, opere di accumulo, manutenzione dei canali, sistemi più efficienti per la distribuzione. Una trama meno visibile di altre infrastrutture, eppure decisiva quando nei campi l’acqua manca nel momento del bisogno.
Dalla siccità ai raccolti, la richiesta di risposte immediate
Il ragionamento della Coldiretti parte dall’agricoltura, ma si allarga alla vita quotidiana dei cittadini. “Le grandi opere possono rappresentare un motivo di orgoglio nazionale, ma le priorità dei cittadini sono altre”, ha affermato Gesmundo. E qui il discorso si fa concreto: chi apre il rubinetto e non trova acqua, chi vede i raccolti compromessi, chi è costretto a ridurre o rinunciare al proprio patrimonio zootecnico non può attendere risposte tra decenni.
L’assemblea nazionale di Anbi, in corso a Roma fino a domani, diventa così il luogo di una pressione istituzionale più ampia. Consorzi di bonifica, imprese agricole e territori chiedono strumenti più rapidi, finanziamenti certi e procedure meno lente per la cantierabilità delle opere già progettate. Non un dossier tecnico da archiviare, ma una questione di sicurezza economica e sociale. Perché l’acqua, nel lessico scelto da Gesmundo, non è solo una risorsa naturale: è energia, cibo, tutela del territorio. Ed è, soprattutto, una condizione per restare competitivi e per non lasciare sole le comunità che vivono nelle aree più esposte alla crisi idrica.
Tecnici controllano un canale irriguo con poca acqua accanto a un campo in sofferenza, simbolo dell’emergenza siccità e della gestione idrica.






