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A Modena arrivano i tortellini del riscatto preparati dai detenuti

Banco frigo con vassoi di tortellini e ravioli freschi, mentre due addetti preparano la sfoglia in laboratorioIn una bottega di pasta fresca, tortellini e ravioli artigianali in banco frigo mentre si lavora la sfoglia, al centro del progetto di Modena.

A Modena apre domani la bottega che venderà tortellini, tortelloni, tortelli e ravioli fatti a mano dai detenuti del carcere Sant’Anna, un progetto nato per portare fuori dalle mura della casa circondariale il lavoro avviato nel laboratorio gastronomico interno e offrire nuove possibilità di formazione e reinserimento.

A Modena la bottega della pasta fresca del carcere Sant’Anna

La nuova bottega di pasta fresca sarà il punto vendita esterno del laboratorio gastronomico Sant’Anna, attivo dal maggio 2024 nella casa circondariale di Modena. Sugli scaffali e nel banco frigo arriveranno prodotti della tradizione emiliana, dalla pasta ripiena a quella semplice, preparati a mano da persone detenute coinvolte in un percorso di lavoro vero, con tempi, responsabilità e retribuzione.

L’inaugurazione è prevista per domani e segna, per i promotori, un passaggio concreto: non più solo produzione interna, ma un canale diretto con la città. Tortellini e tortelloni, dunque, diventano anche il volto pubblico di un progetto sociale che prova a tenere insieme qualità artigianale e possibilità di futuro. Non uno slogan. Una bottega, un laboratorio, dei turni di lavoro.

Il laboratorio nato con la cooperativa Eortè

Il progetto è promosso dalla cooperativa sociale Eortè di Limidi di Soliera, nel Modenese, che ha avviato il laboratorio dentro il carcere con l’obiettivo di costruire competenze spendibili anche dopo la detenzione. La produzione è artigianale: sfoglia tirata, ripieni preparati secondo ricette tradizionali, confezionamento e organizzazione del lavoro sotto la guida di operatori e formatori.

“Il laboratorio gastronomico Sant’Anna è nato per unire qualità artigianale, formazione professionale e opportunità concrete di reinserimento lavorativo per le persone che vivono nel carcere”, ha spiegato la direttrice di Eortè, Valentina Pepe. Una frase che, nel racconto della cooperativa, riassume il senso dell’iniziativa: dare continuità a un mestiere, non limitarsi a un’attività occasionale.

Dal suo avvio, nel maggio dello scorso anno, il laboratorio ha dato lavoro a dieci persone detenute. Al momento ne occupa cinque: tre tirocinanti inseriti in percorsi di formazione lavoro e due persone assunte, remunerate direttamente dalla cooperativa. Numeri piccoli, certo, ma dentro un istituto penitenziario ogni posto ha un peso diverso. Significa orari, mansioni, relazioni. E una prospettiva.

Formazione e reinserimento attraverso un mestiere

La pasta fresca, a Modena e in Emilia, non è solo un prodotto alimentare: è una competenza che richiede manualità, precisione, conoscenza delle materie prime e capacità di lavorare in squadra. Nel laboratorio del carcere Sant’Anna, queste abilità diventano parte di un percorso professionale, con l’idea di preparare le persone detenute a un possibile impiego nel settore della ristorazione o della produzione alimentare.

Secondo quanto riferito dai promotori, la bottega permetterà di dare maggiore stabilità al progetto e di ampliare il rapporto con il territorio. Il cliente che acquista ravioli fatti a mano o una confezione di tortelloni non compra soltanto pasta fresca: entra, anche se per pochi minuti, in una filiera sociale. Questo è il punto su cui insiste la cooperativa. “Opportunità concrete”, ha detto Pepe, usando parole semplici ma precise.

Il lavoro in carcere resta uno degli strumenti più citati nei percorsi di reinserimento, anche perché riduce la distanza tra il tempo della pena e quello del rientro nella società. Qui il mestiere scelto è legato alla tradizione locale, e forse anche per questo può parlare in modo diretto alla città. A Modena, la sfoglia è una lingua comune. Persino dietro le sbarre.

Il sostegno di Fondazione di Modena e Unicredit

L’apertura del negozio è stata sostenuta da Fondazione di Modena e Unicredit nell’ambito del concorso “Make Your Impact”, iniziativa pensata per accompagnare progetti con ricadute sociali sul territorio. Per la cooperativa Eortè, il punto vendita rappresenta una nuova fase: aumentare la visibilità del laboratorio, consolidare la produzione e, se le condizioni lo permetteranno, creare altri inserimenti lavorativi.

I promotori parlano di un passaggio ulteriore nello sviluppo del laboratorio, non di un punto d’arrivo. La bottega dovrà misurarsi con il mercato, con la qualità richiesta dai clienti e con la capacità di garantire continuità alla produzione. È anche questa la sfida: trasformare un’esperienza nata dentro il carcere di Modena in un’attività riconoscibile, sostenibile e radicata nel tessuto cittadino.

Domani, al momento dell’inaugurazione, il taglio del nastro avrà quindi un valore doppio. Da una parte ci sarà una nuova attività commerciale dedicata alla pasta fresca artigianale; dall’altra, un progetto che prova a dare un senso concreto alla parola reinserimento. Con farina, uova, ripieni e mani al lavoro. Dentro e fuori dal Sant’Anna.

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