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Castagne in Puglia: il raccolto crollato del 90%, cause e impatto

Castagne in Puglia: il raccolto crollato del 90%, cause e impatto

Ottobre è il mese delle castagne, dei boschi che profumano di legno umido e dei banchetti ai bordi delle strade. Ma nel Gargano e nelle altre zone produttive della Puglia, il 2026 ha consegnato ai raccoglitori uno scenario difficile da accettare: il crollo del raccolto di castagne in Puglia ha superato il 90% rispetto alla media degli anni ordinari, trasformando una stagione attesa in una delle più nere mai registrate dal settore. Siccità prolungata e parassiti strutturali si sono sommati con effetti devastanti, mettendo a rischio non solo la produzione di quest’anno, ma un intero patrimonio agricolo e ambientale costruito nel tempo.

Un crollo senza precedenti nei boschi del Gargano

I dati raccolti dal monitoraggio di Coldiretti Puglia non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: la produzione di castagne nelle aree storicamente vocate della regione è crollata di oltre il 90% rispetto agli anni normali. Non si tratta di una flessione stagionale, né di un calo fisiologico che il settore può assorbire. Le fonti parlano apertamente di uno dei raccolti peggiori mai registrati per la castanicoltà pugliese.

Il Gargano è il cuore di questa crisi. Il promontorio, con i suoi boschi misti e le sue varietà locali di castagno, ha sempre rappresentato un presidio produttivo di qualità. Ma anche la Murgia e alcune zone del Salento meridionale hanno riportato perdite gravi, confermando che il problema non è circoscritto a una singola area, bensì diffuso lungo le principali fasce produttive regionali. Il raccolto di castagne in Puglia del 2026 è diventato, di fatto, quasi inesistente.

Siccità: il danno che si vede nei ricci

La causa primaria di questo disastro è la siccità prolungata che ha caratterizzato i mesi cruciali dello sviluppo vegetativo delle piante. Quando l’acqua scarseggia nelle fasi in cui il castagno forma i propri frutti, le conseguenze sono immediate e visibili: i ricci — le cupole spinose che racchiudono i frutti — non si sviluppano correttamente, rimangono stentati, oppure cadono prima che le castagne abbiano raggiunto la maturità.

Il castagno è una pianta che tollera la siccità meglio di molte specie arboree, ma ha bisogno di precipitazioni adeguate nella primavera e nell’estate per garantire uno sviluppo regolare dei frutti. Quando questa finestra critica si chiude senza piogge sufficienti, la pianta non riesce a compensare: il risultato è una produzione ridotta ai minimi termini. Nel 2026, la carenza idrica ha compromesso sia lo sviluppo vegetativo complessivo delle piante sia, in modo diretto, la formazione dei ricci. Due danni in uno, che si sono tradotti nel crollo documentato da Coldiretti Puglia.

Il cinipide galligeno: un problema che non va via

Alla siccità si è aggiunto un nemico che i castanicoltori pugliesi conoscono bene da anni: il cinipide galligeno del castagno, nome scientifico Dryocosmus kuriphilus. Questo piccolo insetto parassita originario della Cina è considerato uno dei più pericolosi per le piantagioni di castagno in Europa. Depone le uova nei germogli, provocando la formazione di galle — escrescenze anomale — che impediscono la normale crescita dei rami e, di conseguenza, la produzione di frutti.

Il cinipide non è una novità del 2026: è definito un problema strutturale e continuativo per il settore. In molte aree europee si è cercato di contrastarlo con il rilascio del suo antagonista naturale, Torymus sinensis, un imenottero parassitoide. I risultati, in alcune regioni italiane, sono stati incoraggianti nel lungo periodo. Ma dove la pressione del parassita rimane elevata — e la siccità indebolisce ulteriormente le piante, rendendole meno capaci di reagire — l’effetto combinato diventa letale per la produzione stagionale.

Nel 2026, i due fattori si sono sovrapposti in modo particolarmente sfavorevole: le piante già stremate dalla mancanza d’acqua hanno trovato nel cinipide galligeno un avversario ancora più insidioso del solito. Il raccolto di castagne in Puglia ne ha pagato il prezzo in misura estrema.

Cosa significa per chi produce e per chi consuma

Un calo superiore al 90% non è un numero astratto. Significa che laddove in un anno normale si raccoglievano cento chilogrammi di castagne, quest’anno se ne raccolgono meno di dieci. Per i produttori del Gargano — molti dei quali gestiscono piccole realtà familiari legate a varietà locali di pregio — si tratta di una stagione che non genera reddito, che azzera il lavoro di mesi e che mette a rischio la continuità delle aziende più fragili.

Il castagno non è solo un albero da frutto: è un presidio ambientale. I boschi di castagni svolgono funzioni importanti per la stabilità idrogeologica del territorio, per la biodiversità e per il paesaggio. Una crisi produttiva prolungata rischia di tradursi, nel tempo, in abbandono delle piantagioni, con conseguenze che vanno ben oltre l’economia agricola immediata. Coldiretti Puglia ha documentato questa crisi proprio per accendere un riflettore su un settore che rischia di essere marginalizzato se non sostenuto con interventi mirati.

Sul fronte dei consumatori, una stagione così compromessa in una delle aree produttive tradizionali del Sud Italia non può non avere riflessi sulla disponibilità del prodotto locale. Le castagne del Gargano, apprezzate per le loro caratteristiche organolettiche, saranno quest’anno quasi assenti dai mercati regionali. Per approfondire la portata della crisi documentata dalla stampa locale, i dati raccolti confermano un’emergenza reale e non episodica.

Guardare avanti: il 2027 è ancora tutto da scrivere

È prematuro fare previsioni sul raccolto del prossimo anno. Le variabili in gioco sono troppe: le precipitazioni autunnali e invernali, la pressione del cinipide nella stagione vegetativa, le condizioni di salute delle piante dopo un anno di forte stress idrico. Quello che è certo è che un singolo anno di siccità lascia tracce sulle piante che possono condizionare anche le stagioni successive, riducendo la capacità produttiva nel breve periodo.

Ciò che il 2026 ha reso evidente, con una chiarezza difficile da ignorare, è che il sistema della castanicoltà pugliese ha bisogno di strumenti strutturali: piani di gestione idrica per i boschi, programmi di lotta biologica contro il cinipide galligeno e politiche di sostegno per i produttori che rischiano di abbandonare colture storicamente radicate nel territorio. Il raccolto di castagne in Puglia del 2026 è un campanello d’allarme che il settore agricolo e le istituzioni regionali non possono permettersi di ignorare. Quando i boschi del Gargano tornano a produrre, lo fanno per tutti — e preservarli è una responsabilità collettiva.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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