I ricettari di Adolfo Giaquinto, consigli pratici per la buona cucina

Adolfo Giaquinto è stato un celebre cuoco e gastronomo italiano. Zio di Ada Boni ha lavorato molto come divulgatore di consigli culinari.

I ricettari di Adolfo Giaquinto, i consigli pratici per la buona cucina

Oggi fare il gelato in casa non è una novità e abbiamo a disposizione mille ricette e vari strumenti per realizzarli. Ma sapete chi è l’autore del primo ricettario per la confezione casalinga dei gelati? Parliamo di Adolfo Giaquinto (Napoli 1846-Roma 1937) e il titolo di quel ricettario, redatto per la sorbetteria Monterosa, è Istruzioni e ricette per gelati, granite e gramolate.

Adolfo Giaquinto nacque a Napoli ma visse sin dall’infanzia a Roma. Dopo aver completato la prima istruzione, il padre lo indirizzò allo studio del pianoforte, con l'intento di farne un musicista. Ma Adolfo non si applicava, come si dice, e allora venne inviato dal genitore a fare l’apprendista nel ristorante Spilmann. Fu la svolta: Adolfo divenne affermato esponente dell’arte culinaria presso i migliori ristoranti e alcune tra le più importanti famiglie patrizie di Roma (Sforza Cesarini, Doria, Lavaggi, Fiano, Taverna ecc.).

All’attività pratica, affiancava anche quella teorica: si dedicò, infatti, all’insegnamento presso la scuola professionale femminile “Regina Margherita” e, nel 1903 fondò la rivista Il Messaggero della cucina, alla quale collaborano i cuochi più in voga del momento.

Morì a Roma il 28 giugno 1937, all'età di ottantanove anni. Ricordiamo che era zio di Ada Boni e che ne influenzò molto la formazione.

I ricettari di Adolfo Giaquinto

Cuoco e insegnante, Adolfo Giaquinto era anche poeta e paroliere. Come autore di libri di cucina, pubblicò numerosi ricettari che avevano due caratteristiche basilari: il tono colloquiale e la grande quantità di suggerimenti pratici. Inoltre, da antesignano, inseriva nei suoi libri dei riferimenti a prodotti alimentari e utensili per cucina reperibili sul mercato: una sorta di pubblicità ante litteram.

Ecco le sue opere culinarie più famose:


  • La cucina di famiglia. Raccolta di ricette pratiche e consigli per ben cucinare Roma, Tipografia della Minerva, 1899. Sono quattro volumetti che, nel 1907, saranno riuniti in un solo tomo; le successive edizioni di quest’opera saranno sempre diverse l’una dall’altra, ognuna accresciuta rispetto alla precedente con grande attenzione all’attualità (in quella del 1917, per esempio, troviamo una lunga sezione ai consumi e alla cucina di guerra).
  • Cucina per malati e convalescenti, Roma, Stabilimento Cromo-Tipografico Carlo Colombo, 1902.
  • Il pesce nella cucina casalinga ovvero l'arte di conoscere e cucinare il pesce con esteso ricettario di magro, Bracciano, Strabioli, 1910.
  • I dolci in famiglia, Bracciano, Strabioli, 1914.
  • Quaranta maniere di cucinare il coniglio, Bracciano, Strabioli, 1916.
  • Mangiar bene per viver bene. Consigli e ricette pratiche per la cucina buona, semplice e facile, applicata all'igiene ed alla praticità della vita, [Roma], [s.n.], [192.].
  • Il mio libro: cucina di famiglia e pasticceria. Esteso manuale pratico di cucina, dolci, conserve alimentari, liquori e bibite, gelati, marmellate, ecc. con l’aggiunta di un ricettario di dolci per diabetici e bambini, ed insegnamento del servizio di tavola, Roma 1931.
  • Istruzioni e ricette per gelati, granite e gramolate: come dicevamo è il primo ricettario per la confezione casalinga dei gelati. Adolfo Giaquinto, in pratica, trasforma un opuscolo pubblicitario della gelateria Monterosa in un piccolo trattato, evidenziato come il gelato non sia più solo opera di professionisti.

Adolfo Giaquinto e san Giuseppe frittellaro

Dicevamo che Adolfo Giaquinto è stato anche un poeta. Le sue poesie si distinguevano per l’uso di un particolare registro linguistico da lui chiamato “cispatano”, che non è la lingua romanesca pura usata dal Belli, ma “un vivace impasto linguistico di napoletano, abruzzese, marchigiano e romanesco che ben rappresenta la variegata composizione della società romana postunitaria”. Tra le sue poesie ne troviamo una dedicata a san Giuseppe che, stanco di fare il falegname, decide di mettersi a preparare le frittelle e fa grandi affari! E così spiega anche perché nel giorno dedicato a san Giuseppe ci sia questa grande produzione di frittelle in ogni dove.

San Giuseppe frittellaro

San Giuseppe faceva er falegname
E benché fusse artista de talento
Nun se poteva mai levà la fame
Pe' quanto lavorasse e stasse attento.

Un giorno fece "Ahò! Cambiamo vento,
Lassam'annà ' sto mestieraccio infame!"

Prese 'na sporta, messe tutto drento
e ccaricò er somaro de legname.

Poi se n'annò in Egitto co' Maria,
E doppo un par de giorni ch'arrivorno
Uprì de botto 'na friggitoria.

Co' le frittelle fece gran affari.
Apposta in tutta Roma, in de 'sto giorno
Sortono fòra tanti frittellari.

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