Cosa mangiare in Sardegna per gustare le tradizioni dell'isola

Uno sguardo alla gastronomia della Sardegna per apprezzarne pienamente sapori e tradizioni.

Cosa mangiare in Sardegna per gustare le tradizioni dell'isola

La Sardegna con la sua silhouette che ricorda un’orma è una delle regione più belle d’Italia. Di essa ebbe a dire Fabrizio De André:

La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.

Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, cuore della gastronomia sarda non è il mare, ma l’entroterra, con la pastorizia che per secoli è stata l’attività principale nell’isola. A questo si aggiunga, una sostanziale autarchia per cui gli abitanti dell’isola hanno sempre importato pochissimi generi e si sono industriati nel far fruttare quello che avevano: si comprenderà facilmente come dall’unione di questi due elementi derivi tutta una tradizione gastronomica fatta di formaggi e carni che ha prodotto delle eccellenze ineguagliabili. Diamo uno sguardo, quindi, a cosa mangiare in Sardegna per gustare le tradizioni dell'isola.

Visto che parliamo di pascoli, iniziamo con il dare uno sguardo alla tradizione casearie. I pascoli ricchi di essenze erbacee rendono eccezionale la produzione dei formaggi, che vanta soprattutto pecorini (tra cui ricordiamo il sardo e il romano), caprini, canestrati e ricotte. Il pecorino – insieme alle mandorle e al miele – è uno degli ingredienti fondamentali dei dolci sardi, come le sebadas (panzerotti fritti e serviti caldi ripieni di pecorino grattugiato unito a miele e scorze di arance e limone) o le pardulas (dischi di pasta fatta con fatina, uova e strutto, ripieni di pecorino, scorza di limone e zafferano e poi cotti in forno) o ancora i rugiolos (palline di farina, zucchero, pecorino, uova e zafferano fritte nell’olio). Nel campo dei dolci sono da segnalare anche l’ottimo torrone di Tonara e i delicati sospiri di Ozieri, preparati con pasta di mandorle. Da provare anche i savoiardi che, volendo, potete rifare anche a casa.

Per quel che riguarda le carni, la fanno da padrone gli agnelli e i maiali, con i primi cotto in vari modi (in umido con il finocchietto, al forno, stufato con lo zafferano e il pomodoro, con i piselli), mentre il secondo, soprattutto nel caso di maialini da latte, viene preparato al forno.

Anche se abbiamo detto che cuore della gastronomia sarda sono i frutti della pastorizia, abbiamo anche la cucina marinara. La cucina sarda di mare vanta due tipi principali di zuppe: sa cassola e sa burrida. La prima è propria del cagliaritano e ha influssi spagnoleggianti (si mescolano pesci di vario tipo con passata di pomodoro e peperoncino); la seconda è tipica della costa settentrionale ed è influenzata dalla cucina ligure, con la presenza di pinoli e noci. Non possiamo, naturalmente, dimenticare la bottarga, che potete utilizzare in molti modi: dalla pasta a delle interessanti insalate.

Se si parla di cibi sardi viene subito in mente il pane carasau (in foto in apertura di post), il pane dei pastori, sottile da sembrare trasparenti e che dura per mesi. Croccante e gustoso viene ammorbidito con acqua prima dell’uso. Da provare il pane frattau, che alterna sfoglie di pane carasau a strati con salsa di pomodoro e pecorino, il tutto bagnato con brodo e coronato da un uovo in camicia. Il pane carasau viene anche utilizzato per preparare degli antipasti da leccarsi i baffi.

E dal pane passiamo alle farine. Dalla semola nascono vari tipi di pasta: i maccarones, i malloreddus (gli gnocchetti) e la fregola (provatela con la bottarga e il formaggio dolce sardo). Con la farina abbiamo invece i culurgiones, farciti con ricotta di pecora e bietole.

Foto | fabulousfabs

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