Dimmi che olio usi (nel tuo ristorante)

Un buon olio può migliorare un piatto banale. Un olio banale può rovinare un piatto buono.

Il suo ruolo è ben più di quello di un semplice condimento, soprattutto in Italia, dove vi sono olii di altissima qualità e dalle caratteristiche organolettiche molto diverse tra loro.

Dev'essere questa la riflessione che ha portato Benedetta Micalizio, presidente dell'Associazione Nazionale Giovani Agricoltori di Siracusa, chiedere di far uscire dall'anonimato l'olio extravergine nei locali pubblici italiani, dove spesso, se non sempre, vengono serviti nelle tristissime oliere d'ordinanza.

L'Agenzia Giornalistica on line riporta l'appello del presidente: "Invitiamo i ristoratori ad affiancare le ampolline d'olio "della casa" con diverse tipologie di olio extravergine che meglio si sposino con i piatti scelti."

Un appello che, se seguito, porterebbe la giusta attenzione sull'olio extravergine d'oliva, com'è successo in un passato, nemmeno troppo remoto, al vino.

Nell'anno di produzione 2004/2005 è prevista una produzione di quasi 8 milioni di quintali, e la nostra nazione rappresenta il primo esportatore in America ed Australia.

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