Carignano del Sulcis: il vitigno a piede franco del sud-ovest sardo

Ci sono pochi vitigni in Italia che conservano ancora il loro piede franco, ovvero una pianta ancora originaria, che non è stata attaccata dalla filossera e quindi non risiede ora su una radice americana. Uno di questi rari vitigni franchi si trova a sud ovest della Sardegna ed è il Carignano del Sulcis. Ho avuto modo, durante il Girotonno di Carloforte (31-3 giugno 2012) di fare una degustazione di vini della Strada del Carignano del Sulcis e ne sono rimasta entusiasta.

Nella zona del Sulcis l'enolgià è nota dal XIII secolo a.C. A dimostrarlo sono dei reperti archeologici (mosaici, brocche vinarie, coppe, ed anche veri e propri vinaccioli ormai fossilizzati) nei quali le analisi hanno riscontrato tracce di acido tartarico e tracce di dna di vitigni simili a quelli attuali, a dimostrare che il vino aspro ed acidulo del Sulcis già esisteva e veniva prodotto migliaia di anni fa. Il suo arrivo nel Sulcis è dovuto probabilmente ai Fenici, che approdarono sulle cose della Sardegna creando nella zona delle isole di Carloforte e Sant'Antioco un vero e proprio porto mercantile. L'importanza del vino viene anche sancita nel 1302 d.C. quando uno statuto comunale narra di vino e vigne presenti nel territorio, classificandoli come "vernaccia, greco, vermiglio, sardisco e brusco bianco" che gli studi recenti hanno confermato essere gli stessi presenti anche ora, seppur con nomi differenti.

Il Carignano del Sulcis è un vigneto impiantato ad alberello di circa 1 metro di altezza. La sua caratteristica, grazie anche ai terreni sabbiosi in cui affonda le radici, è la resistenza alla filossera e alla forte salsedine che arriva dal mare. Le cantine che lo producono, con risultati diversi ma tutti ottimi, e che aderiscono alla Strada del Sulcis sono: Sardus Pater, Santadi, Calsetta, 6Mura, Mesa. Il disciplinare della DOC prevede l'uso di minimo 85% di Carignano + Carnisca o Bovaleddu (altri due tipici vitigni).

Ho avuto modo di degustare diverse etichette e devo dire che la qualità riscontrata è davvero buona, con bottiglie che sanno adattarsi a gusti e usi: buon vino da consumare giovane, ma anche grande espressione di invecchiamento. In tutti restano le caratteristiche di una gradazione alcolica tra i 13% nella versione base ed i 14,5% in quella Superiore (15% nella versione passito) e dei caratteristici sentori speziati, di cuoio e macchia mediterranea, che restano costanti in tutte le vinificazioni. L'assenza di tannini invadenti, poi, rende questo vino armonico e di buona bevuta. Insomma, se non lo conoscete, vi consiglio di provarlo e mi darete ragione.

Quello che ho preferito è stato il Piede Franco 2010 di Calasetta. 100% Carignano. 13% vol. alc. per un vino dal colore rosso rubino brillante e vivo. Al naso rilascia un bouquet riccamente fruttato, con more e ciliege, frutti rossi freschi seguiti da una buona nota animale e da spezie non invadenti. Alla bocca è fresco, di buona acidità, caldo con tannino fine. Di corpo, armonico. Retrogusto ricco di sentori, con ritorno del cuoio e delle spezie.

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