Mangiare ai tempi della crisi: sprechi alimentari ridotti del 57%

La notizia, di cui si è fatto un gran parlare, sarebbe anche buona se non fosse per la motivazione che c’è sotto (la crisi economica e, in sostanza, la mancanza di soldi nelle nostre tasche): Coldiretti rileva che nell’ultimo anno 6 italiani su 10 hanno cambiato le proprie abitudini alimentari riducendo lo spreco, che ammonta, però, ancora a 6 milioni di tonnellate di cibo, per un valore complessivo di 13 miliardi.

La riduzione, comunque, c’è stata, e di ben il 47%. Come ci si è riusciti? Facendo la spesa in modo più oculato, acquistando cibi più freschi e durevoli, riducendo le dosi, facendo maggiore attenzione alle date di scadenza, ma anche utilizzando qualche vecchio trucco della nonna per riproporre in tavola, al pasto successivo, gli avanzi rielaborati in una forma piacevole.

Ed ecco quindi che spuntano polpette di carne, frittate di pasta, torte rustiche per riutilizzare le vendute avanzate avvolgendole in una sfoglia croccante, panzanella per riciclare anche il pane e macedonie per recuperare la frutta. D’altronde, ricorda la Coldiretti, dalla cucina povera sono nate molte specialità della tradizione italiana, quali la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta e al sud, appunto, la frittata di pasta (noi le nostre ricette ve le proponiamo qui).

Ma torniamo allo spreco. Tolto il 58% del cibo prodotto che resta sugli scaffali dei supermercati, nei cassonetti delle famiglie italiane finiscono comunque 42 chili di roba da mangiare a testa: il 40% è costituito da bevande, seguono i prodotti freschi, i beni a lunga conservazione, la frutta e la verdura, la carne e il pesce, pochissimo il pane e i surgelati. A sprecare meno sono gli anziani, che forse hanno conosciuto la fame, e le famiglie rispetto ai single, in favore dei quali, però, c’è da dire che non esistono confezioni a loro misura.

Il risvolto della medaglia è che ridurre ulteriormente gli sprechi servirebbe a risollevare dalla povertà molte famiglie che vi sono piombate a causa di quest’ultima sfavorevole congiuntura economica. Basterebbe riuscire ad alzare quel 6.4% appena di cibo eccedente che viene distribuito agli enti caritativi invece di finire, ingloriosamente (e inutilmente) nella spazzatura. Grazie a questo nel 2011 si sono potuti distribuire ben 15 milioni di pasti gratuiti.

Foto | Flickr

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