Expo 2015: il Padiglione Italia affronta il Vivaio Italia

Expo 2015 ospiterà il Padiglione Italia che ha scelto come tema Vivaio Italia: vediamo il concept del Padiglione e poi soffermiamoci su alcuni aspetti chiave della cucina italiana

Expo 2015 vedrà la partecipazione di diversi paesi, come è noto, ognuno dei quali declinerà il tema generale Nutrire il pianeta, energia per la vita a partire dalla propria storia e dalla propria tradizione enogastronomica. Il tema scelto dall’Italia è Vivaio Italia e l’idea alla base è quella di valorizzare le numerose eccellenze produttive, tecnologiche e scientifiche che si sono da noi, ma che a volte passano inosservate. Il concept intorno a cui tutto ruota è stato ideato da Marco Balich, direttore creativo del Padiglione Italia. La spiegazione del tema è la seguente:

Il vivaio è una metafora rappresentativa di uno spazio che aiuta progetti e talenti a germogliare, offrendo loro un terreno fertile, dando accoglienza e visibilità alle energie giovani. L’albero è il simbolo della vita, della natura primigenia, icona centrale intorno a cui disporre tutti i contenuti. In una lettura orizzontale della pianta, il disegno delle radici collega tra loro le diverse zone, in particolar modo quelle dedicate alle Regioni.

Al Padiglione Italia è collegato un sito dedicato che illustra passo passo il cammino che si sta compiendo e aggiorna sulle novità. Noi ci soffermiamo in questo post sulla cucina italiana cercando di evidenziarne alcune peculiarità.

La cucina italiana, tra le più famose del mondo


Expo 2015: il Padiglione Italia affronta il Vivaio Italia

La tradizione enogastronomica e culinaria dell’Italia è senza dubbio una tra le più famose e apprezzate in tutto il mondo, anche se la sua evoluzione è relativamente recente. Basti pensare, per esempio, che fino a metà Ottocento non esisteva una vera e propria “cucina nazionale” anche perché non esisteva nemmeno una nazione unitaria. C'erano moltissime “cucine regionali” e sulla loro base si piano piano costruita la cucina italiana.

Un contributo fondamentale alla nascita di una cucina nazionale è stato fornito da Pellegrino Artusi e dal suo libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, che risale al 1881, che fece sì che gli italiani venissero a conoscenza delle varie tradizioni gastronomiche locali. Molti a dire il vero storcevano il naso dinanzi al libro dell’Artusi perché lo consideravano troppo popolare, ma se non ci fosse stato oggi la cucina italiana forse sarebbe totalmente diversa.

Nel corso degli anni la cucina italiana è passata attraverso varie fasi: fino agli anni Sessanta del secolo scorso, di fatto le varie cucine regionali rimasero tali e non varcarono le soglie degli stati pre-unificazione, anche se a Roma e a Milano iniziavano a diffondersi le trattorie toscane e i turisti che viaggiavano lungo lo Stivale si facevano quasi ambasciatori della diversità culturale del nostro paese. Negli anni Settanta la freschezza degli ingredienti, la semplicità delle preparazioni e delle presentazioni, i tempi di cottura rapidi tipici delle cucine regionali italiane fecero un po’ da contraltare alla nouvelle cuisine che dilagava e proprio su questi aspetti peculiari della cucina italiana si innestò l’opera dei cuochi che recuperò il cuore della nostra tradizione enogastronomica, operazione iniziata nei ristoranti ma che poi si è trasferita anche nella cucina delle famiglia.

Oggi possiamo parlare senza dubbio di “cucina nazionale italiana” con i contributi delle varie regioni (che, comunque, va detto non sono stati tutti uguali: alcune regioni sono state più veloci a sapersi reinventare e sono state premiate, altre hanno tardato un po’ e ne hanno risentito) e si ha una “nuova cucina” che piace anche all’estero, dove ristoranti e prodotti italiani sono diffusissimi, anche se questo non è sinonimo di qualità, naturalmente.

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