Cibo e vita nei film del regista Ozpetek

A tavola si consumano le vicende della vita, parola di Ferzan Ozpetek

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Che il cibo sia uno dei temi principali della poetica del bravo regista turco-italiano Ferzan Ozpetek è evidente anche agli occhi di spettatori un po’ meno attenti: tavole imbandite alle quali sono seduti i suoi indimenticabili personaggi sono disseminate in tutte le pellicole, come dettagli su succulente specialità sia turche che italiane e c’è addirittura una famosissima scena, grande metafora di un amore da riconquistare – come afferma la saggezza popolare – attraverso la gola, di preparazione di un dolce. E l’idea della preparazione del cibo come simbolo del prendersi cura di qualcuno, è molto cara al cineasta, che più volte ha paragonato il suo lavoro a quello di una mamma di famiglia, affermando che un bravo regista deve saper dosare gli ingredienti proprio come il sale nell’acqua per la pasta, magari aggiungendo quel suo “ingrediente segreto” che rende il film, proprio come un piatto, unico e speciale. In effetti i film di Ozpetek non solo si guardano con piacere, ma si assaporano quasi, come si farebbe con un profumato manicaretto che vifa venire l’acquolina in bocca; pensate che il regista obbliga veramente i suoi attori, nelle scene suddette, a mangiare quello che c’è nel piatto, per regalare alla scena quel senso di realtà che altrimenti non potrebbe trasmettere. Si racconta addirittura che l’intera troupe di “Mine vaganti” sia tornata dal set in Puglia con diversi chili in più dovuti alle enormi scorpacciate di piatti di ciceri e tria…

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Il bagno turco

Nel primo film che firma, ancora in bilico tra le sue origini euroasiatiche e la sua nuova vita in Italia, Ozpetek accenna appena a elementi culinari: siamo ancora lontani dalle pietanze luculliane dei lavori successivi, ma qui il cibo rappresenta comunque un passaggio importante per il protagonista Francesco che dalle prime parole scambiate in turco all’interno dell’hammam che dà il titolo al film, fino ai vestiti di cui si spoglia e al cibo speziato e non a caso ‘diverso’ da quello cui è abituato che consuma, compie un viaggio interiore alla scoperta della propria vera identità, molto lontana da quello che aveva sempre creduto (o sperato?) di essere.

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Le fate ignoranti

È con la vicenda tragica di una moglie che, dopo la morte del marito, ne scopre l’omosessualità e arriva addirittura a conoscere l’amante gay di lui, che Ozpetek ha raggiunto il grande successo di pubblico, grazie anche alle sublimi interpretazioni di Margherita Buy e di Stefano Accorsi, bravissimi a costruire le personalità dei due protagonisti di “Le fate ignoranti”. Anche questa, in definitiva, è la storia di un viaggio interiore e dello sgretolamento progressivo di una donna fortemente borghese, che viene risucchiata dalla coloratissima comunità gay cui appartiene l’amante del defunto marito, che ogni sera si ritrova – guardacaso – a tavola a scambiarsi chiacchiere e cibo tra i piatti. Favolose le polpette speziate all’arancia e mela cui si accenna.

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La finestra di fronte

Meno psicologico ma altrettanto efficace il rapporto col cibo in questo film che racconta di Giovanna e Filippo, coppia in crisi ma che non sa di esserlo almeno finché non incontra l’anziano smemorato Davide, ma soprattutto – lei ovviamente – non inizia una focosa relazione con il vicino di casa Lorenzo, bancario in procinto di trasferirsi. A salvare il matrimonio contribuirà non poco lo stesso Davide, che intuite le doti culinarie inespresse di Giovanna, le insegna a preparare la prelibata torta agli agrumi, per riconquistare finalmente suo marito. E qui Ozpetek ci regala anche una dritta da grande chef: mai usare l’acqua del rubinetto per i dolci, solo acqua minerale!

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Cuore Sacro

Questo è certamente uno dei film più difficili e - mi permetto - anche meno riusciti di Ozpetek. La vicenda è quantomai intricata: Irene, giovane manager di successo, vuole rilevare il palazzo di famiglia per scopi commerciali, ma per farlo deve ottenere la firma della sua terribile zia alcolizzata… poi ci sono una miriade d’incontri e nuovi personaggi sui quali spicca quello della ragazzina Benny, che avrà un tragico destino. Qui di cibo ce n’è poco, in effetti, ma ancora una volta appare in un momento cruciale: sarà il primo passo di Irene verso il suo cambiamento, la sua nuova io (qualcuno potrebbe obiettare verso l’abisso della malattia mentale) quando inizia a portare cibo ai poveri della parrocchia di don Carras.

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Saturno contro

Otto personaggi, una specie di famiglia allargata dirompente e chiassosa, quella che descrive questo film, ma all’improvviso il silenzio, il dramma che ammutolisce: Lorenzo, il padrone della casa in cui tutti si ritrovano e, ognuno a modo suo, si rifugia, sta male e muore, sconvolgendo le loro vite e costringendoli a venire fuori, dolorosamente quanto improvvisamente, dalla confortevole routine. Allora diventano lontane e malinconiche, le cene di sempre, in cui si piluccavano piccole crocchette ripiene di ricotta e rosmarino, che diventano il segno di un tempo andato che non tornerà mai più. Ma qui il cibo assume anche un valore più prosaico, quello della richiesta di accettazione in un gruppo preesistente: per questo Paolo, la new entry bisessuale, si presenta alla cena di Lorenzo con una torta comprata in pasticceria.

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Mine vaganti

Omosessualità e sud: in questo film uno dei temi più cari a Ozpetek – la sessualità – smette di scontrarsi con la mentalità borghese e affronta un nemico se vogliamo ancora più duro da battere: la mentalità meridionale, che però – sottolineiamo - non ha tanto connotazioni geografiche quanto demografiche. Tommaso, giovane rampollo di una famiglia di imprenditori nel settore pastaio che su di lui, andato a Roma per studiare, riversa tutte le sue più rosee aspettative, torna a casa per prendere finalmente in mano le redini dell’azienda di famiglia assieme al fratello maggiore Antonio, rimasto accanto al padre in tutti questi anni. Tommaso ha intenzione di stravolgere l’apparente equilibrio della placida vita che la sua famiglia conduce nello storico casale di campagna, dichiarando pubblicamente la sua omosessualità, ma – fulmine a ciel sereno – lo precede Antonio, che così si carica dell’ennesima responsabilità (quella di aver “rovinato il buon nome” dei Cantone) e gli fa da apripista, almeno in teoria, perché a vedere come reagiscono i suoi, Tommaso decide momentaneamente di tacere la verità e di fingersi quello che non è. Solo la figura della nonna si stacca nettamente dal contesto bigotto e moralista e sarà proprio lei a ‘imbracciare’ il cibo che stavolta è strumento di morte: diabetica, sceglie proprio questo per suicidarsi, la dolce e irresistibile scioglievolezza di baci di dama, piccole bavaresi e dolcetti vari strapieni di panna.

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Magnifica presenza

I sogni non sempre diventano realtà, ma a volte le cose più difficili da credere sono proprio reali. Più o meno succede questo a Pietro, giovane aspirante attore romano che per mantenersi la notte sforna cornetti in un forno di Trastevere e che si ritrova la casa che ha appena affittato in uno dei più esclusivi quartieri di Roma, infestata dagli spiriti dei membri di una compagna teatrale degli anni Quaranta. Questi spettri, lungi dall’avere la consapevolezza di essere trapassati, gli affidano pure una missione: trovare la loro star che si scoprirà, poi, essere responsabile della loro morte. Tra le “magnifiche presenze” di questo film ci sono ovviamente i cornetti che durante tutta la pellicola il protagonista non smette di assaggiare.

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Allacciate le cincture

Piccole polpette addentate si avvistano anche nell’ultima fatica di Ozpetek, che ancora una volta firma una storia ambientata in provincia e in Puglia. Siamo a Lecce e la narrazione parte nel 2000 per arrivare fino ai giorni nostri: attraverso 13 anni di vita – il film è dell’anno scorso – si analizzano e raccontano gli incontri-scontri di Elena, giovane di buona famiglia, colta e aperta, che non sa resistere al fascino brutale di Antonio, proletario omofobo e razzista che di cultura conosce solo quella del corpo. Le prove cui la vita ci sottopone, specie quelle di una malattia inesorabile e che richiede ogni energia di cui si è capaci per combatterla, sono in agguato.

Foto | Mark Rifkin twi-ny.com
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