Vino italiano in Giappone: la nuova frontiera dell'export è il Sol Levante

La nuova frontiera dell'esportazioni del vino italiano sarà il Giappone. Scoprine di più su Blogo.

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Vinitaly 2015, il Salone Internazionale del Vino e dei Distillati, si è appena conclusa nella sua 49sima edizione. Sono state molti i temi che sono stati affrontati negli ultimi giorni dedicati al vino firmato Made in Italy.

Uno di questi è rappresentato dall'export del vino italiano all'estero: si tratta di un'opportunità che potrebbe dare migliaia di posti di lavoro, oltre ad aumentare l'immagine positiva del Belpaese anche Oltralpe.

Esistono, tuttavia, due destinazioni a cui moltissimi produttori stanno puntando: stiamo parlando di Taiwan e Corea, due stati orientali che rappresentano i mercati asiatici nascenti. Un potenziale fatturato da ben centoventicinque milioni di potenziali consumatori.

Ma non solo: anche il Giappone si sta dimostrando essere la grande frontiera dell'export enologico italiano, un mercato in crescita ancora poco battuto dalle aziende vitivinicole italiane.

Il Belpaese, infatti, è solo al secondo posto al mondo dopo la Francia per quantità di vino richiesto dal Sol levante. La medaglia di bronzo spetta al Cile che tuttavia, sta lottando con le unghie e con i denti per accaparrarsi il nostro posto.

Tara Tan Kitaoka, presidente di K. K. Vinarius, principale importatrice di vino italiano in Giappone, ha spiegato durante una conferenza organizzata per l'occasione a Vinitaly 2015 durante i giorni scorsi

Nel 2014 l’import dall’Italia è cresciuto del 12 per cento ma ci sono tante potenzialità che restano ancora poco sfruttate. La cucina giapponese si sposa perfettamente con i vini italiani, abbiamo piatti a base di cibi crudi e di pesce che si accoppiano divinamente con i bianchi italiani e i giapponesi se ne stanno accorgendo. Il vino che viene preferito è senz’altro il bianco, ma anche i rossi morbidi stanno prendendo piede.

E ha aggiunto poi:

Abbiamo 8 regioni e 47 prefetture, ognuna con caratteristiche proprie che chi vuole vendere deve conoscere. Bisogna poi capire in che tipo di distribuzione ci si vuole inserire, se in quella dei ristoranti, dei supermarket o dei grandi magazzini, perché ciascuno pretende prezzi diversi che devono essere rispettati per non urtare il consumatore giapponese.

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