Frutta esotica dal Brasile, le varietà più strane e gustose

10 Agosto 2012

In Brasile la frutta viene consumata giornalmente e a volontà, per reintegrare i sali minerali e le vitamine che si perdono con il caldo. In molte famiglie brasiliane è usanza preparare succhi di frutta casalinghi per accompagnare i pasti principali, e anche in molti ristoranti è comune chiedere un succo di frutta, che spesso altro non è che un frullato del frutto o frutti scelti, ghiaccio, acqua ed un po’ di zucchero. Usuale è anche miscelare i frutti ed il latte ed accompagnare un tipico piatto unico. Le nonne poi adorano abbondare con lo zucchero, ed il loro succo artigianale diventa quasi un dessert. Oltre a qualche frutto a noi noto, mele, pere e pesche, vi sono molte specie che arrivano sulle nostre tavole come frutti esotici, ed altri che non vi arrivano affatto e a volte non hanno neanche una traduzione in italiano come: “Mangostim“, “Pinha” ou “fruta do conde“, “Pitanga“, “Goiaba“, “Mamão” ou “Papaya“, “Acerola“, “Açaí“, “Maracujá doce“, “Phisalys“, ed il Guaranà di cui abbiamo già parlato.
Oggi andiamo alla scoperta dei frutti tropicali che il mercato Brasialiano ci offre. Iniziamo dall´Ananas che conosciamo tutti, ma qui ha un sapore diverso, molto piú profumato e si chiama Abacaxi. Proseguiamo con le banane che sono mediamente di taglia piú piccole e di diverse qualitá ed a volte anche colore, come la Ouro, ovvero la oro, che presenta un polpa piú compatta ed un gusto piú persistente, o la Prata, o ancora la varietá Da Tera, e la Maça per citarne alcune. Poi abbiamo per cosí dire i classici Papaia e Mango, quest´ultima é femmina e si chiama Manga, ovviamente dai gusti piú decisi e piú dolci, e che si possono travare anche in versioni appassite o caramellate. Il cocco lo si trova anche nella versione verde dove non si mangia la polpa, ma si beve il latte.

Il Mangostin é un frutto tondo di colore rosso, marroncino la cui forma ricorda quella del cachi. Si taglia a metá e si mangia la parte bianca, viscosa che contorna i grandi semi marroni, é molto aromatica, costosa e soprattutto la parte edibile é pochissima. La Goiaba, quando non ancora matura, ha la consistenza di una pera verde, ricorda vagamente l´anguria nell’aspetto poichè la sezione orizzontale si presenta con un centro rosso, disseminato di piccoli semi scuri croccanti edibili ed una parte esterna verde. Sottoforma di marmellata invece ricorda un poco la prugna e per l’acidità i nostrani prugnali.

L’Açai sono delle piccole bacche violacee, molto ricche di polifenoli e di olii, vengono utilizzate in succhi e in puree, contengono molte fibre e ripuliscono l’intestino. Rappresentano l’alimentazione base degli indios tupi e provengono dalle foreste dell’Amazzonia. L’Acerola l’ho assaggiato solo in forma di succo artigianale piuttosto allungato con acqua e, non essendo stagione, non so dirvi bene a cosa possa far pensare, poiché effettivamente non ho trovato un buon succo. La Pinha o Fruta do conde é stato il mio frutto preferito, a forma di pigna verde contiene tutti semi ricoperti di una pasta morbida e granulosa, dolce e bianca che ricorda il pinolo nazionale. I semi non si mangiano e la sfida è quella di ricavare più polpa possibile dalle insenature del frutto. Ci vuole un po´di pazienza per mangiarlo ma il sapore non delude.

Il Maracuja dolce é un frutto ovoidale giallo o tendente al verde di dimensioni piú grandi rispetto al maracuja,o frutto della passione, che siamo abituati a vedere. Si taglia la calotta superiore e poi con un cucchiaio si mangiano i semi croccanti avvolti da un succo quasi gelatinoso, aromaticissimo e, lasciatemelo dire, molto sensuale. Peccato che sia davvero molto costoso. Da un frutto grande si ricavano pochi cucchiaini commestibili. Il Phisalys lo si trova anche da noi e la differenza non é particolarmente marcata. C´é anche una castagna che ha la forma di un enorme pinolo con la pellicina, si mangia come le castagne nostrane, quindi bollito o arrosto, ed infatti al palato sembra una castagna sciapa con un vaghissimo accenno di pinolo, si chiama Pinhão. Questi sono i frutti che sono riuscita ad apprezzare e a provare più volte, ma ve ne sono ancora altri che non sono riuscita ad assaggiare.

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