Enoturismo in Italia, che dire!?

Il mitico Stillato di Pallavicini.Foto tratta dal sito dell'aziendaPochi giorni fa sono andato a visitare un’altra bella realtà vitivinicola del Lazio: l’Azienda Agricola Principe Pallavicini, che si trova a pochi km da Roma, lungo la via Casilina. Non vorrei tanto soffermarmi sulla qualità dei vini prodotti, che in molti conosceranno (il meraviglioso Stillato, il Moroello, gran corpo e stupendi profumi, il Soleggio, equilibrato ed elegante, il Frascati superiore Poggio Verde, complesso e ricco di personalità…e via dicendo), quanto piuttosto sulla bellezza della zona e sulla ricchezza storica e culturale data da una visita del genere: grotte di affinamento scavate più di cinquecento anni fa, ruderi romani a pochi metri dai vigneti; il tutto reso ancora più apprezzabile grazie ad una splendida giornata di sole.

Riflettendo su questi aspetti mi sono posto una domanda: come è possibile che in Italia (e soprattutto nel Lazio) le istituzioni preposte, i vari tour operator, le agenzie di viaggi, non si sforzino a sufficienza per promuovere in modo adeguato una ricchezza culturale e naturale del genere? È poi così difficile intuirne le potenzialità da un punto di vista turistico?

Sotto questo aspetto paesi del cosiddetto “Nuovo Mondo del vino”, come il Sud Africa, o l’Australia, sono anni avanti rispetto a noi. Faccio un solo esempio: tutto il Sud Africa produce, in termini di quantità ( e secondo me, anche di qualità) meno della provincia di Trapani, eppure basta recarsi a Città del Capo per rendersi conto del modo straordinario in cui “l’industria-vino” venga promossa: organizzazione perfetta, wine tour, visite guidate, degustazioni, mini-corsi…di fronte a tale e tanta promozione si viene coinvolti persino se si è astemi

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