Vino Enantio, dal vitigno della Terra dei Forti

Oggi parliamo del Lambrusco a foglia frastagliata, che da qualche anno a questa parte è stato chiamato Enantio per motivi commerciali. Questo vitigno appartiene alla famiglia dei Lambruschi, ma se ne differenzia per caratteristiche genetiche. Vi è traccia di questa varietà in un manuale agricolo del 1596 come uva brusca ideale per vini enantini. Potremmo imbatterci in essa con nomi dialettali quali Sbreccàa, Vim delle Ischie e Nostram de Avio.
Questo vitigno lo si può trovare sulle colline del basso lago di Garda e raramente in provincia di Reggio Emilia, ma la sua patria è la Terra dei Forti, ovvero quell'area che si estende tra il monte Baldo e la Lessinia.

La maturazione di questo vitigno è tardiva e quindi si procede alla vendemmia nel mese di ottobre. Il grappolo è di media grandezza, piramidale e compatto. La varietà è rossa, gli acini sono piccoli, con buccia sottile ma coriacea. Il vino che se ne ottiene è rosso, di medio corpo, ma che diventa più corposo se si limitano le rese e si utilizza la botte. Normalmente ha una buona persistenza, una bella acidità e di ottima beva. Meglio non sfidarlo nel tempo anche se regge ottimamente l'anno.

La prima volta che l'ho assaggiato è stato grazie all'azienda Letrari, situata a Rovereto conosciuta soprattutto per i suoi eccellenti spumanti, produce un Enantio in purezza, anche se non è l'unica a farlo. Il loro vino è corposo, molto profumato ed intenso. Ha una buona struttura ed i profumi sono netti. Le caratteristiche di questo vino fanno si che sia possibile abbinarlo non solo ad arrosti e carni salsate, ma anche a carni più impegnative come selvaggina e cacciagione.

Di questo vitigno, e del vino che se ne ricava, rimase favorevolmente colpito anche Veronelli. Il prezzo potrebbe essere l'unico neo, infatti con i suoi trenta euro circa, non è accessibile a tutti, soprattutto di questi tempi, collocandosi in una strana fascia di mezzo: troppo bassa per chi ha grandi risorse, decisamente troppo alta per chi deve centellinare le proprie.

Foto | Letrari

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