I mille usi delle bacche di sambuco

13 Settembre 2007

Prima di tutto bisogna dire che esistono molte varietà di questa pianta e non tutte sono commestibili; è necessario perciò fare attenzione a quando la si raccoglie e distinguere il sambuco vero e proprio dal “sambuco montano”, con fiori poco profumati e bacche dal sapore aspro, e dalla cosiddetta “sambuchella”, i cui fiori emanano un odore sgradevole.

I frutti del sambuco venivano impiegati spesso nell’antica Roma per insaporire le vivande ma il succo delle bacche, rosso bruno e molto concentrato, veniva usato anche per colorare il vino o addirittura i capelli. Nei secoli successivi si è iniziato a produrre con le bacche di sambuco, marmellate, gelatine e sciroppi ma è stato soprattutto un uso officinale a riscontrare sempre una più larga diffusione.

Per chi non lo sapesse poi, la Sambuca non ha nulla a che vedere con la pianta di sambuco ma è un liquore ottenuto da una base di olii essenziali di anice stellato addizionati ad alcol e zucchero; il nome pare che derivi da una bevanda liquorosa araba, denominata Zammut, che giunse, lungo le rotte commerciali, a Civitavecchia, dove appunto nacque il famoso liquore italiano.

La foto è tratta dal sito: www.naturamediterraneo.com

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