Meglio bere acqua minerale o “comunale”?

Quasi tutti comperano e bevono acqua minerale, seguendo una abitudine tanto diffusa quanto criticata per il suo impatto ambientale (è enorme la quantità di rifiuti che si porta dietro) e per il suo costo. Una abitudine peraltro molto italiana: in Francia, ed esempio, l'acqua minerale al ristorante ha un costo altissimo e normalmente viene servita, gratis, quella di rubinetto in bottiglie o caraffe di vetro.

A questo proposito la rivista Altreconomia ha lanciato una interessante campagna per evitare che la minerale continui a prevalere sull'acqua “comunale” (quella che esce dal rubinetto) sfruttando i milioni di euro investiti in pubblicità.

Nel 2005 gli imbottigliatori hanno acquistato spazi pubblicitari per 379 milioni di euro, per fare concorrenza all'acqua degli acquedotti: ma se le acque minerali non fossero sostenute da una pubblicità martellante, quanti sentirebbero il bisogno di comperarle? L’acqua in bottiglia ha un concorrente formidabile, che è l’acqua degli acquedotti: buona (poche le eccezioni), controllata (più dell’acqua in bottiglia, come hanno dimostrato diverse inchieste), comoda (arriva in casa), e poco costosa.

Quindi, per evitare una concorrenza sleale o gli acquedotti spendono centinaia di milioni di euro per fare pubblicità all'acqua pubblica oppure, e questo propone Altreconomia, si vieta alle aziende che imbottigliano e vendo la minerale di farsi pubblicità, smettendo di “creare” il bisogno di una certa etichetta.

Per aderire alla campagna...

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