Un manuale per la tracciabilità del miele

Probabilmente molti di voi lo preferiranno allo zucchero (io uso il dolcificante così mi risparmio il dilemma della scelta), altri lo impiegheranno come ‘companatico’ a colazione o nei momenti in cui si ha bisogno di dolcezza: comunque sia, pochi sanno che il miele che compriamo in Italia è per metà d’importazione.

In realtà il nostro Paese nel 2006 ne ha prodotti circa 142 quintali, che evidentemente non bastano a soddisfare il fabbisogno nazionale, perciò è nata l’esigenza di ‘tracciare’ questo prodotto, ossia di certificarne in modo chiaro sulle etichette la provenienza, come suggerito da un manuale pubblicato nel settembre scorso seguito alla conclusione di un progetto triennale promosso da Fedagri e Confcooperative.

Oltre alla provenienza, le etichette devono specificare la varietà (ad esempio se è di agrumi piuttosto che di acacia): questo ha fatto scoprire che alcune tipologie come il ‘miele di melata’, molto richiesto nei Paesi del Nord Europa, è sparito da questi territori a causa del riscaldamento del pianeta che ha disorientato le api.

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