Taste of Roma, opinioni sulla prima edizione capitolina

Ieri sera si è concluso Taste of Roma, manifestazione enogastronomica che, nata a Londra è stata esportata poi in altre città del mondo. Ho partecipato a diverse riprese a questo grande evento, e devo dire che se non si è sprovveduti, è un'iniziativa interessantissima durante la quale si riesce ad assaggiare l'alta cucina nelle declinazioni dei vari chef stellati, provando gli abbinamenti con i vini.

Ho assistito spesso a scene di gente che si lamentava soprattutto per le porzioni, come se non si sapesse già, che le suddette non sono generose nei rispettivi ristoranti, figuriamoci in una fiera dove il piatto parte da 4 euro per arrivare ad un massimo di 6, opinione opinabile o comunque da contestualizzare visto che in alcuni casi non erano neanche così piccole. Trovo sia veramente ingenuo da parte degli avventori pensare di trovarsi alla sagra della porchetta di Ariccia, senza nulla togliere a quest'ultima.

Poter assaggiare piatti che, personalmente non potrei permettermi normalmente nella vita, l'ho trovato assolutamente stimolante ed in certe occasioni, come ad esempio per il primo piatto di riso rosso cremoso, con Fassona di Optima carne, blu del Monviso ed erbe, del ristorante Metamorfosi od il paradisiaco dessert di Granita di frutti di bosco e balsamico con fluida di yogurt e cioccolato bianco dell'Imago Hassler hotel, un esperienza sensoriale irripetibile. Il menù quasi "casalingo" proposto da Agata e Romeo, mi fa venire voglia di andare a cena oggi stesso, e la bontà dello spiedino di gambero in pasta fillo e spuma di mortadella del Giuda Ballerino mi spingerebbero a cambiare le mie priorità quotidiane.

A parte il generale lamentarsi delle porzioni che ho sentito spesso, salvo forse per il Convivio Troiani, ristorante più gettonato dai degustatori della manifestazione, lamenterei una carenza di comunicazione, direi proprio di informazione da parte dell'organizzazione stessa e soprattutto l'odioso sistema della tessera ricaricabile che trasforma gli euro in sesterzi, come si cambiano i soldi in fiche davanti ad un tavolo verde. E sì, la cosa che meno ho gradito è stata questa inutile complicazione delle tessere da ricaricare con importi da 5 euro, che mi lasciano l'amaro in bocca, non solo per l'inspiegaabile utilità, ma soprattutto per la fila che contribuiva a creare per accedere ai vari stands. La comunicazione da parte degli chef invece spesso si è rivelata migliore di quel che avrei pensato, disponibili e simpatici anche alle 20 di sera dell'ultimo giorno mi hanno lasciato un ricordo piacevole. Parlando un po' con gli standisti, in generale si son detti soddisfatti, anche se si attendevano più presenze di quelle che ci sono state effettivamente. La riflessione che subito ne consegue è la seguente: ma se ci fossero state ancora presenze, quanto ci sarebbe voluto per assaggiare un piatto?

Esperienza positiva anche secondo Paolo Trimani, uno dei fratelli proprietari della storica enoteca romana di via Cernaia, che era presente con i tre wine bar. Insomma complice le belle giornate tutt'altro che autunnali ed il sempre incuriosito pubblico romano, la manifestazione per quel che mi riguarda è stata divertente e, se non fosse per il prezzo di entrata, purtroppo necessario ad evitare che si trasformi in quella baraonda caotica, stile Vinòforum, direi anche replicabile, con la condizione della biennalità dell'evento come ad esempio accade per i Grands jours de Bourgogne, solo per citarne uno, per non snaturare una fiera che di per sé non è economica e per la quale occorre un grande lavoro preparatorio, senza il quale potrebbe diventare l'ennesimo escamotage per far soldi.

Foto | Alessiafoto dei ristoranti e dei loro piatti

granita di frutti di bosco e balsamico, fluida di yogurt e cioccolato bianco
amatriciana del Convivio
tortellini di ricotta e funghi, guancia al cesanese e clorofilla di rucola
la caprese di agata e romeo
stand dei tartufi umbri
stand olio e prelibatezze culinarie
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