Classificazione(i) dei formaggi

12 Novembre 2007

Non esiste un unico metodo per classificare i formaggi; questo non aiuta certo nella scelta il consumatore alle prime armi ma è una conseguenza più che logica se si pensa che ogni formaggio è il risultato di particolari dinamiche storiche, culturali e sociali e di conseguenza troppe sarebbero le varianti da includere in un onnicomprensivo sistema di classificazione.

Ci sono così diversi criteri che possono aiutare a mettere un po’ di chiarezza nella jungla dei prodotti caseari:
– Classificazione in base alla tecnica di lavorazione: formaggi a pasta cruda, semicotta, cotta, pressata o filata.
– Classificazione in base alla stagionatura: formaggi freschi, semistagionati, stagionati (suddivisi a loro volta in varie sottocategorie).
– Classificazione in base al contenuto di grassi: formaggi magri (il livello dei grassi è sotto il 20%), formaggi semigrassi (tra il 20 e il 42%), formaggi grassi (oltre il 42%).
– Classificazione in base al latte utilizzato: formaggi di latte vaccino, ovino, bufalino, caprino, misto ecc.

Questi sono di solito gli orientamenti più seguiti anche se, proprio per i motivi accennati prima, non gli unici.

La foto è tratta dal sito: www.ibfoods.com

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