Cucina romana: le zuppe

13 Novembre 2007

La gastronomia romana non è solo matriciana e carbonara. Tra i primi piatti un ruolo importante è ricoperto da zuppe e minestre.

D’altra parte, cos’altro meglio delle zuppe può trasformare la semplicità ( e scarsezza) di ingredienti di una cucina povera come quella romana in una serie di piatti a dir poco regali? Una zuppa di broccoli (romaneschi) e arzilla, magari arricchita da un soffritto di lardo, non teme il confronto con i più ricchi brodetti di pesce. Tradizionale è anche la zuppa di baccalà, mentre tra le “zuppe perdute” rientra quella di lùpari (luppoli, una sorta di asparagi) e prosciutto. Quasi scomparsa, almeno nelle trattorie, è anche la succulenta “favata”, preparata con un soffritto di salsicce, finocchi e fave, cotte lentamente nel brodo di carne…il tutto versato poi su fette di pane raffermo.

A testimonianza di quanto la zuppa sia strettamente connessa al tessuto sociale della cucina popolare romana, concludo il post citando un proverbio della vecchia Roma che i meno giovani forse avranno già sentito:

“ Sette cose fa la zuppa: leva la fame e la sete tutta, sciacqua er dente, empie er ventre, fa smartire, fa abbellire, fa le guance colorire “.

La foto è tratta dal sito: www.theitaliantaste.com

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